La polemica
Anche Forza Italia contro il sindaco leghista, D'Agostino: «Dov’è lo Stato? Si dimetta»
Il primo cittadino di Serradifalco risponde. Il caso era stato sollevato dall’Mpa durante il vertice di giovedì
Altro che pace. Le tensioni della maggioranza di Renato Schifani, viaggiano sempre sul binario che collega l'Mpa alla Lega. Ma adesso, ad alimentare le polemiche, si è aggiunto un pezzo di Forza Italia. Al centro, due questioni: il bando dell'assessorato destinato agli agricoltori e la posizione di Leonardo Burgio, sindaco al terzo mandato, oltre il limite fissato dalla legge regionale.
Durante il vertice di due giorni fa, le questioni erano finite nuovamente sul tavolo della maggioranza, con l'invito nemmeno troppo felpato degli autonomisti a “sanare le anomalie”. Sul primo punto, cioè il bando che a detta dei lombardiani penalizzerebbe i piccoli agricoltori, uno spiraglio sembra essersi aperto. Ne ha parlato ieri il commissario regionale di Forza Italia, Nino Minardo: «C'è l’impegno del governo regionale – ha annunciato - ad elaborare in tempi brevi un nuovo bando per lo sviluppo rurale, con una soglia minima di accesso più bassa e recependo i punti più significativi della mozione approvata dall’Assemblea regionale siciliana». Il nuovo avviso potrebbe essere presentato dall'assessore competente, Luca Sammartino, già il prossimo lunedì. Basterà a placare le proteste dell'Mpa? Difficile dirlo.
Di sicuro, le acque non si calmano sull'altra questione sensibile. E stavolta, l'attacco arriva da un esponente di Forza Italia: Nicola D'Agostino si è scagliato contro quello che è non solo il sindaco di Serradifalco, ma anche un responsabile provinciale della Lega, in un post intitolato “Lo Stato dov'è?”: “Come è possibile – si è chiesto - che la legge regionale non riesca ad impedire in partenza una candidatura illegale, escludendola con fermezza dalla competizione qualora con arroganza questa venga riproposta?”. Il deputato si chiede chi si sia voltato dall'altra parte e l'attacco è rivolto anche a Regione (“dovrebbe trovare il modo di fare applicare la legge”), il Prefetto di Caltanissetta (“dovrebbe, se può, inibire l'attività amministrativa”) e lo stesso Burgio a cui D'Agostino consiglia “il beau geste delle dimissioni”. Secondo D'Agostino, “ci ritroviamo uno Stato confuso in tutte le sue articolazioni: politiche certamente, ma anche amministrative e giudiziarie. Ed inoltre, c'è un partito, la Lega, che si fa beffa della legge e dello Stato, rimanendo praticamente impunito e nel silenzio generale”. Burgio ha immediatamente replicato a D'Agostino, sempre via social: “Lo Stato è dove la Costituzione lo colloca, e la Costituzione non è un’opinione né un richiamo occasionale, ma la fonte primaria dell’ordinamento. Lo Stato non può essere ridotto a ciò che conviene a chi, in un determinato momento, occupa posizioni di potere e decide (in contrasto con i principi cardine dell’ordinamento) di comprimere diritti che sono sacrosanti, solo per preservare equilibri interni o rendite politiche”. Poi, dopo essere entrato negli aspetti giuridici e tecnici della norma contestata, Burgio conclude: “I giovani sono stanchi di questo modo di vivere la politica, che dovrebbe essere generosa e orientata a promuovere la partecipazione attiva, e che invece diventa giorno dopo giorno il centro di interessi particolari e di gruppi di potere che lo Stato ( che c’è, eccome se c’è ) è costretto poi a dipanare e riequilibrare”. La pace nella coalizione? C'è ancora molto da fare.