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L'interrogativo

Primarie o accordo politico? Conte sfida il campo progressista mentre il centro si frammenta

M5s e Pd si interrogano sulla scelta del candidato premier, mentre la galassia centrista cerca una federatrice e Calenda resta ai margini

19 Giugno 2026, 22:16

22:20

Primarie o accordo politico? Conte sfida il campo progressista mentre il centro si frammenta

Venezia insegna. I simpatizzanti del M5s non sempre digeriscono i candidati di altri partiti, specie quelli del Pd. E quindi, per Giuseppe Conte l’aspirante premier della coalizione progressista è meglio sceglierlo con le primarie, così gli elettori vengono coinvolti nella decisione.

Il presidente del M5s ha trovato una sponda solida nel Pd, quella del senatore Dario Franceschini. Ma la strada per l'individuazione del leader appare lunga.

Per esempio, Avs di primarie non vuol sentirne parlare: «Non abbiamo cambiato idea: noi siamo per l’accordo politico. Ma prima di ogni cosa viene il programma», ha detto Angelo Bonelli.

Prima di parlare di chi guiderà la coalizione, ci sarà da capire chi ne farà parte. Quello con la segretaria Pd Elly Schlein, Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs «non era un tavolo ad excludendum - ha detto Conte - Parlate sempre di Renzi, ma ci sono Magi di Più Europa, i civici di Onorato, il Psi di Maraio. Ci sono tante realtà, c'è Ruffini con i suoi Più Uno».

A settembre, quando si riunirà il tavolo per il programma progressista «andremo a valutare tutto quel che bolle nell’area di centro o più moderata o la quarta gamba».

In una intervista a La Repubblica, Franceschini è tornato ad auspicare che la sindaca di Genova, Silvia Salis, accetti di fare da federatrice della variegata realtà centrista: «Tutti riconoscono a Salis le capacità necessarie per fare questo lavoro».

Il tema primarie resta. «L'elettorato del M5s - ha spiegato Conte - si è dato un’identità chiara, è in questo campo, è innovatore del sistema politico, è nato rivoluzionario... questa forza radicale può accettare per principio di incoronare candidato il segretario del partito egemone?».

Quindi, la scelta non può avvenire dopo le elezioni sulla base di chi ha preso più voti. Anche perché, in commissione alla Camera è stato approvato l’emendamento che prevede l’indicazione del premier già alla presentazione del programma.

E allora, o primarie o accordo politico, con i leader che individuano «un nome terzo - ha detto Franceschini - ma non ne vedo. Le primarie sono lo strumento migliore».

Per la verità, le variabili dell’accordo politico sono tante. In Transatlantico c'è chi disegna scenari ipotetici in cui solo alcune forze della coalizione - per esempio, Avs e M5s - indicano una stessa figura che non per forza è espressione del maggiore partito di opposizione, il Pd.

A quel punto si aprirebbe un confronto per nulla liscio fra gli alleati e Schlein. Ma insomma, prima di conoscere la forma finale della legge elettorale è difficile dare concretezza alle ipotesi.

Più che sulla scelta della leadership, ora l’attenzione è rivolta alla galassia centrista. A chi ne fa parte, a chi potrà guidarla: Salis o uno dei capi delle varie forze.

«Un processo per fusione dev'essere endogeno e non eteroguidato», ha spiegato il vicepresidente di Iv, Enrico Borghi, a mò di risposta a Franceschini. «Tutte le operazioni eteroguidate producono le crisi di rigetto - ha spiegato - Non ci sono preclusioni, ma prima viene il progetto e poi le persone, con una logica di induzione. Se il tema è tutto tattico allora è un altro film».

Dalla partita si chiama fuori, nuovamente, Carlo Calenda che a quell'area di centro punta, ma lontano dal campo largo: «Agli amici Bonaccini e Orlando che chiedono ad Azione di aderire al campo largo e di non andare con la destra, rispondiamo, come sempre, che andremo al centro. Con le nostre idee» e senza "stare sotto i tavoli presieduti da Schlein, Bonelli, Fratoianni e Conte".