I progetti
Ferme o “inutili”, è caos sulle piste ciclabili in città
Tra interventi flop e idee impopolari, sul Comune piovono le critiche dai partiti e dalla Consulta delle biciclette
La protesta, il dietrofront, la rivalutazione. Il caos delle piste ciclabili sembra tutt’altro che archiviato. Un copione che si ripete da una parte all’altra della città e che ha come nuovo terreno di scontro il tracciato previsto in viale Michelangelo. Anche in questo caso il dibattito divide chi chiede infrastrutture moderne per la mobilità sostenibile e chi invece, denuncia opere ritenute inefficaci, scollegate e persino dannose per pedoni e persone con disabilità.
Al centro della discussione c’è la pista ciclabile “promiscua” prevista nella zona nord-occidentale della città. Una scelta che ha provocato la reazione della Consulta della Bicicletta e del consigliere comunale del M5s Antonino Randazzo. Entrambi parlano di un “progetto di ripiego”, incapace di offrire un’infrastruttura efficiente e sicura per i ciclisti.
“In viale Michelangelo la pista ciclabile promiscua al marciapiede è una inutile e dannosa spesa di soldi che non solo non crea una infrastruttura ciclabile sicura ed efficiente ma toglie spazio a pedoni e disabili – dichiara Dario Stellino, presidente della Consulta della Bicicletta – chi porta avanti questi progetti declama la mobilità sostenibile solamente a parole e non considera i velocipedi come un mezzo di trasporto che necessita di adeguate infrastrutture tali da incentivarne l’uso e diminuire l’eccessivo numero di veicoli a motore nella nostra città”. Ai dubbi sull’efficacia dell’opera, Randazzo aggiunge il problema di una visione complessiva della mobilità urbana che, a suo giudizio, continua a mancare. “Con grande imbarazzo questa città in passato ha già assistito alla realizzazione di linee ciclabili sui marciapiedi di via Libertà, via Lincoln e in altre zone della città. Interventi che si sono rivelati impraticabili – afferma – è inaccettabile che si continui a spendere denaro pubblico in questo modo. Palermo ha bisogno di infrastrutture serie, sicure e progettate con criterio, non di interventi di facciata utili soltanto a produrre qualche chilometro in più sulla carta”.
Da qui la richiesta di aprire un confronto pubblico sulle priorità della città. “Chiediamo pertanto l’immediato stop a questo progetto e l’apertura di un confronto pubblico – aggiunge Randazzo – chiediamo al sindaco Roberto Lagalla di valutare la revoca dell’incarico all’assessore alla mobilità”.Ma le critiche non si fermano qui. In prima linea c’è anche il deputato della Lega Vincenzo Figuccia che punta il dito contro l’infrastruttura realizzata in via Almeida, definendola una “cattedrale nel deserto”. “Un’infrastruttura isolata non incentiva l’uso della bicicletta e non contribuisce alla creazione di una rete efficiente al servizio dei cittadini – sottolinea – per questa ragione intendo sostenere le istanze dei cittadini”.
Sul fronte opposto, la consigliera comunale del Pd Mariangela Di Gangi richiama l’attenzione su quello che considera un arretramento culturale sul tema della mobilità sostenibile: “Continuare a tenere insieme tutto e il contrario di tutto non è equilibrio. È assenza di governo”, conclude.