il caso
"Quando vi liberate di Salvini?": lo strappo dell'ex ministro Castelli che evoca la scissione agita la Lega
Il crollo nei sondaggi apre il processo interno al segretario. Il monito ai governatori: "Cosa ne fate delle istanze del territorio?".
La frattura interna alla Lega è giunta a un punto di non ritorno e lo scontro si sposta sulla sopravvivenza identitaria del partito. Roberto Castelli, storico dirigente ed ex ministro della Giustizia, lancia un ultimatum inequivocabile ai vertici regionali e alla leadership attuale: «Non ci resta che la scissione».
In un’intervista a La Repubblica, l’ex Guardasigilli descrive una crisi profonda per Matteo Salvini, segnata dal pericoloso scivolamento sotto la soglia psicologica del 6%, confine che separa «lo stare a galla e la crisi».
L’accusa all’attuale segretario è politicamente impietosa: aver snaturato il movimento, trasformando quello che un tempo era l’orgoglioso «sindacato del Nord» in una forza a impronta centralista. Le ricadute, secondo Castelli, sono devastanti per il Settentrione.
Mentre il Sud cresce da quattro anni a ritmi superiori, «drogato dai soldi del Pnrr», regioni trainanti come Lombardia e Veneto continuano a lasciare a Roma miliardi di euro sotto forma di residuo fiscale. Una condizione divenuta ormai intollerabile per lo zoccolo duro leghista, tanto che l’ex ministro ammette che la domanda più ricorrente tra la base è: «Quando vi liberate di Salvini?».
Di fronte a un’emorragia di consensi che fa rimpiangere «l’ultima vera Lega Nord» di Bobo Maroni, attestata saldamente sopra l’8%, Castelli chiama in causa direttamente i governatori del Nord, Luca Zaia, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga.
A loro, sostiene, spetta il dovere civico e politico di farsi carico delle istanze di un territorio rimasto senza rappresentanza. Mentre il generale Roberto Vannacci è riuscito a catalizzare l’attenzione sui temi della sicurezza, la questione settentrionale è stata abbandonata da un leader come Salvini che, a detta di Castelli, ormai «pensa solo allo Stretto».
Lo strappo appare dunque servito e la diagnosi è netta: se la Lega insisterà nella sua vocazione nazionale, è destinata inesorabilmente a «decrescere ancora».
In questo scenario di possibile rottura, i riflettori si concentrano su Luca Zaia, indicato da Castelli come l’uomo dal maggior carisma per guidare una rinascita del Nord, pur con un’ultima, provocatoria chiosa: «Avrà gli attributi?».