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Il caso

Nomura, interviene la Cassazione: «Operava come se fosse la Regione»

La società dei “derivati” dell’era Cuffaro deve rispondere per 116 milioni. Citati dirigenti

24 Giugno 2026, 10:17

10:20

Nomura, interviene la Cassazione: «Operava come se fosse la Regione»

La società Nomura deve rispondere della richiesta di risarcimento milionario avanzata dalla Procura regionale della Corte dei conti siciliana guidata da Pino Zingale. Un esito per nulla scontato, quello che è stato chiarito dalle Sezioni riunite Civili della Corte di Cassazione che hanno confermato la giurisdizione della magistratura contabile nella vicenda che riguarda i cosiddetti “derivati”. Una vecchia storia, nata ai tempi del primo governo Cuffaro, e sfociata due anni fa in una citazione in giudizio a molti zeri: 116 milioni di euro, il danno contestato alla società finanziaria insieme ad alcuni alti dirigenti regionali, tra cui l'allora Ragioniere generale Enzo Emanuele.

Una citazione in giudizio di fronte alla quale “Nomura” aveva eccepito il difetto di giurisdizione del giudice contabile, affermando di avere operato «soltanto in qualità di consulente esterna, estranea alla Regione ed alla sua organizzazione funzionale». La società ha anche precisato di essersi limitata a sottoporre alla Regione «mere proposte negoziali – si legge nell'ordinanza della Cassazione e possibili linee di intervento coerenti con le soluzioni e gli obiettivi che l’amministrazione aveva già autonomamente individuato e posto a base dell’incarico». La vicenda giuridica, quindi, ruota attorno al ruolo svolto da Nomura in quegli anni: era un semplice consulente esterno all'amministrazione regionale o è arrivata, in qualche caso, a sostituirsi alla Regione, finendo, così, per entrare appunto nell'orbita della giurisdizione contabile? Quest'ultima è, appunto, l'idea della Corte dei conti.

La Cassazione ha basato la sua decisione non soltanto sul ricorso avanzato dalla Procura contabile, ma anche su quanto era stato raccolto nel corso della parallela inchiesta penale. Insomma, i giudici della Suprema corte, hanno dovuto decidere sulla sussistenza di un “rapporto di servizio” una tipologia di rapporto che, spiegano i magistrati «si è ampliata, invero, fino ad abbracciare le fattispecie di danno cagionate non soltanto da soggetti organicamente appartenenti all’apparato amministrativo, ma anche da coloro che siano comunque investiti, in modo continuativo, di una determinata attività che ne comporti l’inserimento nell’organizzazione della pubblica amministrazione e l’insorgenza di obblighi volti ad assicurare il soddisfacimento delle esigenze pubbliche». Una condizione perfettamente aderente al rapporto tra Nomura e la Regione in quegli anni, secondo la Cassazione.

Quindi, si tornerà alla Corte dei conti per verificare la sussistenza di un danno erariale di enormi proporzioni. La Procura contabile ha sostenuto, nell’atto di citazione in giudizio, che la Nomura International debba rispondere del danno subito dalla Regione Siciliana in conseguenza della sottoscrizione nel 2005 di contratti di swap, successivamente rinegoziati nel 2006 ed estinti anticipatamente per effetto di accordo intervenuto nel 2021, «avendo la società assunto una funzione decisoria, e non meramente consultiva, in sostituzione dell’ente regionale». Il danno sarebbe dovuto al fatto che quei contratti che erano stati accesi per la “ristrutturazione” del debito regionale erano notevolmente vantaggiosi per la banca e molto rischiosi per la Regione.

Nella vicenda, però, sono entrati anche i dirigenti regionali apicali di quegli anni: Vincenzo Emanuele, Cosimo Aiello, Filippa Maria Palagonia, Giovanni Ravì. Ma i ruoli tra società e burocrati erano già stati chiaramente distinti già nell'invito a dedurre. Mentre Nomura «in ragione dell’elevatissima professionalità e competenza nella materia in esame, ben conosceva gli elevatissimi rischi associati all’operazione proposta» e «sapeva che l’operazione proposta contrastava le regole elementari di sana e prudente gestione», i dirigenti regionali, ai quali viene contestata la colpa grave e non il dolo come invece viene fatto alla società, hanno «stipulato contratti per importi elevatissimi senza un adeguato controllo dei rischi associati. Ne consegue che dal punto di vista soggettivo la condotta dei dipendenti regionali risulta caratterizzata da gravissima negligenza, imprudenza e imperizia». Adesso, non solo loro, ma anche Nomura dovrà rispondere del presunto danno da 116 milioni di euro di fronte alla Corte dei conti.

Parola della Cassazione.