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Il ritorno di Alemanno: dal carcere al fronte sovranista con il generale Vannacci

Alle 9:46 si sono aperti i cancelli di Rebibbia. Ad attenderlo i fedelissimi e una nuova sfida politica che potrebbe scuotere gli equilibri della maggioranza di governo

24 Giugno 2026, 17:25

17:30

Il ritorno di Alemanno: dal carcere al fronte sovranista con il generale Vannacci

cancelli di Rebibbia si sono aperti per Gianni Alemanno, già sindaco di Roma. La sua uscita dal penitenziario chiude formalmente una pena definitiva a un anno, cinque mesi e 24 giorni per traffico di influenze illecite e finanziamento illecito, maturata in uno dei filoni dell’inchiesta “Mondo di Mezzo”.

Ad attenderlo, però, non c’era un congedo discreto, bensì un rientro sulla scena: circa un centinaio di sostenitori e l’annuncio di un imminente asse con il generale ed europarlamentare Roberto Vannacci.

La novità più rilevante riguarda proprio il cantiere politico aperto con l’attuale punto di riferimento della destra identitaria e sovranista. Secondo ricostruzioni, contatti tra i due sono già avvenuti e una cena è in programma per mettere a punto un progetto comune.

Dopo l’addio a Fratelli d’Italia e la nascita del suo movimento Indipendenza, l’ex primo cittadino considera la convergenza con l’eurodeputato un’occasione strategica per rientrare nel dibattito pubblico e ridisegnare equilibri e linee di frattura della destra italiana.

La prima giornata di libertà ha mostrato un doppio registro: da un lato la rivendicazione di aver attraversato un percorso giudiziario ingiusto; dall’altro una severa denuncia delle condizioni del sistema carcerario. Un paradosso evidente per un ex sindaco “securitario”, noto per ordinanze controverse, che oggi lascia la cella invocando strutture più eque ed efficienti.

La scarcerazione è stata anticipata da uno sconto di 39 giorni concesso dal Tribunale di Sorveglianza, che ha riconosciuto condizioni detentive “inumane o degradanti” dovute al sovraffollamento.

L’ingresso in carcere risaliva al 31 dicembre 2024, seguito alla revoca dell’affidamento in prova ai servizi sociali per violazione delle relative prescrizioni.

Pur a fronte di un’inchiesta che ha segnato la storia recente della Capitale, la Cassazione ha ribadito l’illiceità penale delle sue condotte anche dopo l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio.