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L'INCHIESTA

In Sicilia non c’è campo (e i cellullari non c'entrano): il fallimento milionario dei progetti per lo sport

Il dossier sul tavolo della Commissione Ue dell’Ars, il presidente: «Fermo un intervento su tre. Errori sull’avviso»

25 Giugno 2026, 10:23

10:31

In Sicilia non c’è campo: il fallimento milionario dei progetti per lo sport

In Sicilia non c'è campo. E i cellulari non c'entrano. Si parla di sport, di impianti che dovrebbero essere destinati a giovani e meno giovani. Ma che nell'isola dei ritardi, spariscono, insieme ai fondi a loro destinati. O restano sulla carta, insieme alle somme che non la Regione non riesce a spendere. Il caso dei mancati finanziamenti agli impianti sportivi siciliani è stato oggetto, solo nel mese di giugno, di due distinte audizioni all'Ars, in particolare in Commissione Unione europea, presieduta dal deputato del Movimento cinque stelle, Luigi Sunseri: «Mentre la propaganda racconta una Sicilia che corre – denuncia il parlamentare - i numeri raccontano una Regione che non riesce a spendere le risorse che ha già a disposizione».

In effetti, i numeri parlano di un problema. O, come la definisce lo stesso Sunseri, di una chiara scelta politica. Numeri che si articolano su due questioni distinte. Da un lato, l'avviso inizialmente da 120 milioni del Fondo di sviluppo e coesione che è dimagrito fino a 40 milioni per dare spazio principalmente alla riqualificazione dello stadio “Renzo Barbera” di Palermo e in minor parte alla graduatoria per gli interventi per le strutture alberghiere. Dall'altro, c'è il tema dei fondi che avrebbero dovuto essere già spesi, già trasformati in campi, palestre, strutture sportive in ogni parte di Sicilia. Su quest'ultimo aspetto, i dati sono ufficiali quanto impietosi e sono quelli portati dal governo proprio in audizione all'Ars.

Perché oltre a quelli inizialmente messi sull'avviso della discordia, c'era un altro “tesoretto” da oltre 120 milioni a disposizione della Regione per la costruzione e l'ammodernamento di impianti. Peccato che di quei soldi (122,79 milioni, per l'esattezza), oltre 50 milioni non sono stati ancora spesi. Numeri che arrivano direttamente dal governo, come detto, che ha differenziato i progetti tra quelli finanziari con risorse Poc, Pos e Pnrr. Se nei primi due casi, sono sei in tutto i progetti sui quali non risulta alcun pagamento per un totale di circa 25 milioni non spesi, il ritardo è evidente anche sulla spesa del Pnrr. In quest'ultimo caso, sono 24 su 82 i progetti non conclusi, a pochi giorni ormai dalla fine del programma, e la somma stanziata ma non spesa si aggira intorno ai 28 milioni di euro.

Un peccato. Perché i soldi c'erano, ma in molti casi non diventeranno più campetti e palestre. «Su 82 interventi finanziati per oltre 122 milioni di euro – rifà i conti Sunsericirca il 30 per cento non registra ancora alcun pagamento. Ventiquattro opere finanziate e ferme al palo. Milioni di euro annunciati, ma non trasformati in cantieri, servizi e opportunità per i territori. E come se non bastasse, invece di recuperare i ritardi e rafforzare gli investimenti diffusi – affonda il deputato – il governo Schifani ha deciso di svuotare il bando destinato a tutta la Sicilia per destinare 60 milioni di euro al rifacimento dello stadio Renzo Barbera. All’avviso che doveva servire centinaia di Comuni restano appena 40 milioni».

E qui si apre l'altro fronte. Il caso della rimodulazione dei fondi Fsc per racimolare i 60 milioni necessari per riqualificare lo stadio Renzo Barbera, raccontata da La Sicilia, aveva scatenato critiche molto accese, anche all'interno della stessa maggioranza, come quelle del deputato di Forza Italia Nicola D'Agostino e dell'ex vicecapogruppo alla Camera di Fdi, Manlio Messina. Il tema è rimbalzato nelle audizioni della Commissione Ue, dove il governo regionale ha provato a indicare un nuovo cronoprogramma dell'avviso rivolto agli enti locali per il finanziamento di nuovi impianti. Peccato che l'esecutivo regionale sia già in ritardo. Nelle intenzioni espresse ai deputati regionali, infatti, l'assessorato al Turismo guidato dalla meloniana Elvira Amata aveva indicato nel 15 giugno la data utile per la pubblicazione del nuovo bando.

Ma ad oggi, quel bando non c'è ancora. Ed è solo l'ultima puntata di una storia fatta di stop and go, di ritardi e frenate. L'avviso, inizialmente pubblicato nel dicembre 2024, è stato stoppato già tre mesi dopo, anche in occasione della decisione del governo di rivolgersi alla società “Sport e Salute” sostanzialmente per l'assistenza tecnica, per un costo di 4 milioni di euro. Il governo contava di ripubblicare il bando il 15 giugno scorso con chiusura delle domande in ottobre, mentre nell'aprile del 2027 contava di chiudere l'istruttoria e ufficializzare le graduatorie, con l'emissione dei decreti di finanziamento nel maggio dell'anno prossimo, quando, stando ai rumors sempre più insistenti, potremmo già trovarci nella nuova legislatura. Ma anche questo cronoprogramma, già in ritardo, è considerato ottimistico dall’assistenza tecnica di Cassa depositi e prestiti, ad esempio, che sempre nel corso dell'audizione ha fatto slittare il percorso di un anno esatto.

Un flop che, secondo Sunseri, avrebbe un'esatta matrice politica: «Da nove anni – attacca – Fratelli d'Italia governa l’assessorato regionale allo Sport. Nove anni. E dopo il bilancio è impietoso: ritardi, fondi bloccati e una visione che sacrifica lo sport di base per inseguire operazioni di immagine. Hanno tagliato 80 milioni di euro agli impianti sportivi della Sicilia per rincorrere il sogno degli Europei a Palermo. Un obiettivo che avrebbe dovuto essere sostenuto – aggiunge Sunseri – con risorse dedicate alle grandi infrastrutture, non sottraendo fondi destinati allo sport di base». Secondo Sunseri, «non si stanno togliendo soldi a un capitolo di bilancio. Si stanno togliendo opportunità. Si stanno togliendo campetti da riqualificare nelle periferie, palestre scolastiche da rimettere in funzione, impianti comunali che attendono da anni un intervento. Si stanno togliendo occasioni di crescita a migliaia di ragazze e ragazzi siciliani. Questa – prosegue – non è una scelta tecnica. È una scelta politica. E dopo nove anni di governo dello sport in Sicilia, Fdi non può più nascondersi – conclude Sunseri – dietro alibi o scaricare responsabilità su altri».