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la riforma

Maggioranza spaccata sullo Stabilicum: la Lega diserta l'Aula, FdI cerca l'intesa

Dieci giorni per risolvere il nodo delle preferenze. Meloni le vuole, Forza Italia e il Carroccio fanno muro in difesa delle liste bloccate

26 Giugno 2026, 20:46

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Maggioranza spaccata sullo Stabilicum: la Lega diserta l'Aula, FdI cerca l'intesa

La maggioranza ha a disposizione appena dieci giorni per sciogliere il nodo delle preferenze nella nuova legge elettorale, battezzata “Stabilicum” o “Melonellum”.

Nel centrodestra le posizioni restano lontane: Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia spingono per l’introduzione delle preferenze, sostenuti unicamente da Noi Moderati, mentre Lega e Forza Italia si dicono contrari e avvertono che “se saltano le liste bloccate, salta tutto”.

Per scongiurare una spaccatura, il capogruppo di FdI Galeazzo Bignami ha annunciato la presentazione di un “emendamento unitario”, alla ricerca di una “soluzione ingegnosa” di compromesso. Tra le ipotesi figura il modello belga delle liste semiaperte, che consentirebbe all’elettore di esprimere una preferenza individuale oppure di votare il partito confermando l’ordine precostituito dei candidati.

L’Aula è calendarizzata per il 7 luglio, mentre il termine per il deposito degli emendamenti sarà fissato il 6 luglio. Prudente la ministra per le Riforme, Elisabetta Casellati: “Aspettiamo. Come si dice: prima vedere cammello”.

Il percorso del provvedimento si inserisce in un quadro politico e parlamentare ad alta tensione. Sullo sfondo, le pressioni della Lega per blindare l’Autonomia e le valutazioni di Palazzo Chigi circa un eventuale ritorno alle urne nella primavera del 2027, ipotesi che qualcuno colloca dopo l’11 aprile per consentire ai parlamentari la maturazione del vitalizio.

La discussione generale a Montecitorio è partita in un clima tutt’altro che disteso. I banchi semivuoti — con l’assenza totale dei deputati leghisti, gesto subito stigmatizzato dagli alleati — non hanno evitato scintille. Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, è stato espulso dalla presidente di turno, Anna Ascani, dopo aver esibito un grande fac-simile di scheda con la scritta “il tuo voto non conta”.

Nel suo intervento, Magi ha attaccato il sistema delle liste bloccate, denunciando che i cittadini saranno costretti a “ingoiare, ingurgitare” un elenco di nomi senza possibilità di scelta.

Le opposizioni hanno colpito compatte. Il democratico Gianni Cuperlo ha bollato il testo come “incostituzionale”, Roberto Giachetti (Italia Viva) ha avvertito che una simile impostazione allontanerà ulteriormente gli elettori dalle urne, mentre Filippo Scerra (M5s) ha accusato la premier di voler cambiare le regole per timore di una vittoria delle forze progressiste.

La replica della maggioranza è arrivata con il relatore Angelo Rossi (FdI), che ha ricordato come in passato governi di segno opposto abbiano approvato leggi elettorali ponendo la fiducia. Paolo Emilio Russo (FI) ha difeso lo “Stabilicum”, definendolo un impianto proporzionale capace di valorizzare leadership nitide e programmi condivisi.

A complicare il quadro è intervenuta anche la disputa sulle esenzioni nella raccolta firme. L’eurodeputato Roberto Vannacci ha accusato FdI di aver riformulato un emendamento per favorire Azione, il partito del “pariolino radical chic” Carlo Calenda. Immediata la controreplica del leader di Azione, che ha definito Vannacci “baciapiedi dei russi”, precisando che l’esonero riguarderebbe anche Matteo Renzi. Una versione respinta da Italia Viva, che ha chiarito di non necessitare di alcuna deroga, disponendo già di gruppi parlamentari autonomi, a differenza di Avs e Azione.