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IL VERTICE

Campo largo, strappo di La Vardera: diserta il vertice e prende due M5S

Mentre gli alleati sono riuniti, Gilistro e Marano cambiano casacca in diretta social

30 Giugno 2026, 09:10

la vardera

Mentre i leader regionali sono seduti attorno a un tavolo del Centro Pio La Torre a Palermo per limare e definire i contenuti del comunicato stampa, Ismaele La Vardera dai social sgancia sul campo largo la bomba destinata a cambiare i rapporti all'interno dell'area progressista: due deputati del Movimento cinque stelle passano con lui. E i due ormai ex grillini appaiono già, con teatrale – ma palpabile - soddisfazione, in un video: Carlo Gilistro e José Marano spiegano le ragioni della scelta, del cambio di cavallo, dell'abbandono del partito di Giuseppe Conte e dell'adesione al movimento dell'ex Iena.

Un terzo nuovo acquisto verrà ufficialmente svelato mercoledì, ma i rumors suggeriscono un deputato proveniente dalla maggioranza e molti indizi portano a Alessandro De Leo che ha recentemente lasciato polemicamente Forza Italia per transitare al Misto. Quanto basta per creare, anche a Sala d'Ercole, il gruppo di Controcorrente.

Al Pio La Torre, intanto, si discute. Ma attorno al tavolo, La Vardera non c'è. Che ci fosse qualcosa nell'aria, era chiaro fin dalle prime ore del pomeriggio, quando il deputato ha deciso di snobbare platealmente, via social, l'atteso vertice del campo progressista. La riunione tante volte invocata per definire il percorso insieme, a cominciare dalla modalità di scelta del candidato alla presidenza della Regione. Ha preferito invece lanciare una diretta su Facebook dall'Aeroporto di Catania, per contestarne la privatizzazione. Ma quel video è stata anche l'occasione per lanciare un messaggio più o meno indiretto agli alleati: «Mentre ci sono riunioni continue del cosiddetto campo progressista, largo, larghissimo, extra large, xxl – ironizza La Vardera - noi ci occupiamo dei problemi dei siciliani. Con tutto il rispetto per le sedute operative, dove saranno presenti i nostri rappresentanti, noi ci dobbiamo occupare dei problemi importanti, dall'acqua, all'aeroporto. Noi siamo in campo, ce ne freghiamo di Radio Palazzo. Se vogliamo cambiare davvero questa terra, non possiamo parlare di totonomi».

Ma come detto, a proposito di nomi, la vera novità arriva poche ore dopo, mentre gli alleati del campo largo, compresi i rappresentanti di Controcorrente, discutono di come unirsi per battere il centrodestra. Carlo Gilistro e José Marano sbucano a turno, al fianco del nuovo leader, con la deputata ad avvisare il campo largo: «Il candidato è Ismaele».

Non proprio miele, per le orecchie degli altri esponenti del centrosinistra. A cominciare ovviamente dai grillini: la notizia rimbalza sulle chat, dove emerge ad esempio il disgusto politico di Luigi Sunseri nei confronti degli ex compagni di gruppo e di partito. Ma anche il fastidio per la mossa di «quello che dovrebbe essere un nostro alleato». Lettura condivisa, tra gli altri, anche dal sindaco di Alcamo Domenico Surdi, che punta il dito contro la tempistica: «Mentre ci si siede a discutere...».

Già, perché mentre andava in scena lo strappo di La Vardera, al Centro Pio La Torre i rappresentanti dei partiti concordavano tutto e niente, in un incontro dal clima «molto positivo». Non finirà nel comunicato ufficiale alcun riferimento alle primarie: da più parti, a cominciare dal M5S, si punta a trovare una soluzione politica, ossia un nome che metta d'accordo tutti. E i nomi di chi si è detto disponibile, oltre a La Vardera, sono diversi: da quello dello stesso coordinatore regionale M5S a quello del presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, una figura che «ha una sua storia e una sua esperienza politica. Faremo le nostre valutazioni – ha detto il segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo - insieme al gruppo dirigente. Oltre al suo ci sono in campo anche altri profili, ma decideremo tutti insieme».

E tutti insieme, cioè tutti gli alleati hanno concordato, poi, alcuni principi base, come l'unità della coalizione e la condivisione di un «percorso che deve vedere da subito – si legge nella nota ufficiale - il campo progressista impegnato in ogni comune, in ogni piazza, provincia per provincia per una fase di ascolto, costruzione e confronto con le parti sociali, con le categorie produttive, coinvolgendo i movimenti giovanili e le associazioni». E poi, i temi «che vengono prima dei nomi e dei candidati: legalità e giustizia sociale; la sanità che deve tornare ad essere vicina al cittadino paziente e non più a disposizione della politica e degli interessi privati; l'acqua pubblica; una gestione dei rifiuti che punti alla differenziata smantellando i potentati e le reti clientelari; una politica green e che punti alle energie alternative; politiche per i giovani e l'istruzione».

Seduti al tavolo, oltre a Barbagallo e a Di Paola, anche Pierpaolo Montalto e Fabio Giambrone (Avs), Toni Costumati (Italia Viva-Casa Riformista), Miguel Donegani e Gandolfo Lo Verde (Controcorrente), Palmira Mancuso (+Europa), Giuseppe Bruno (+1), Nino Oddo (Psi), Carmelo Miceli e Antonio Ferrante (Progetto Civico), Giovanni Scicolone (Spazio Civico) e Pippo Zappulla (Sinistra Futura). Tutti insieme, in un clima positivo, convinti di puntare all'unità della coalizione.

Mentre il candidato La Vardera prima snobbava la riunione «del cosiddetto campo largo» e poi sganciava la bomba su quel campo. Anzi le due bombe. In attesa della terza.