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L'agenda

Ars, la manovrina estiva messa in freezer per scongiurare guai nella maggioranza. Il Pd attacca: «Giochi di palazzo»

Meglio non correre, per evitare di andare a sbattere. Da molti era stato indicato il voto sul ddl come uno dei test chiave per misurare la coesione nel centrodestra

02 Luglio 2026, 11:13

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La manovrina? Meglio non correre. E meglio non rischiare di andare a sbattere. Eppure, due settimane fa, l'assessore all'Economia Alessandro Dagnino ha incontrato il gruppo parlamentare di Forza Italia e ha descritto i principi e i contorni di una manovra finanziaria da oltre 350 milioni, con tanto di riferimento ai mitologici “Fit”, cioè i contributi per i territori. «Le variazioni di bilancio – commentò poi il gruppo Fi - non possono essere considerate un semplice passaggio tecnico o parlamentare. Rappresentano invece uno dei momenti più importanti dell'anno per definire le priorità economiche e sociali della Sicilia e per dare risposte concrete ai cittadini».

Due giorni fa, invece, l'assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, ha annunciato: «Nelle prossime variazioni di bilancio il governo Schifani predisporrà un finanziamento di 15 milioni di euro per incrementare le risorse destinate alla spesa per l’assistenza specialistica ambulatoriale convenzionata». Tutto nelle prossime variazioni. Che rischiano, però, di non essere poi così “prossime”.

Non per forza una cattiva notizia per la maggioranza. Da tanti, compreso il presidente dell'Ars Gaetano Galvagno, era stato indicato il voto sul ddl come uno dei test chiave per misurarne la coesione e la possibilità di arrivare a fine legislatura. Ma il testo ancora all'Ars non si è visto. E così, la possibilità che l'esame slitti in autunno è più che concreto. Esame nella duplice accezione: per le misure contenute, ma anche per la coalizione a sostegno di Renato Schifani.

Qualche osservatore aveva segnato in rosso proprio la data dell'approdo a Sala d'Ercole della manovra, per capire se un'incidente d'Aula potesse dare fiato ai sussurri sulle elezioni anticipate. Tutto quasi certamente sarà rimandato a un periodo in cui i deputati di maggioranza, dopo le liti, le spaccature, i voti segreti, potrebbero ritrovarsi più sereni, complice la pausa estiva.

Certo, il rinvio della manovra sarebbe stato suggerito anche dalla burocrazia. Da Palazzo d'Orleans filtra che la mancata presentazione del ddl sia da collegare al mancato deposito delle motivazioni della Corte dei conti sul rendiconto 2022. Senza quelle, non si potrebbe varare la legge stessa del rendiconto e liberare così circa 260 milioni di accantonamenti che avrebbero dovuto irrorare la manovra. Ne resterebbero una novantina, infatti. Troppo pochi per impegnarsi in un'operazione che oggi è anche politicamente rischiosa.

Ma intanto, l'idea di rimandare a settembre la manovra suscita qualche dubbio in parlamento anche nella maggioranza sulla presentazione di norme ed emendamenti, oltre alle critiche dell’opposizione. «Ci sono risorse che potrebbero servire ad affrontare questioni fondamentali – dice il capogruppo del Pd, Michele Catanzaro - penso ad esempio all’emergenza idrica, alla sanità, al sostegno all'agricoltura e alle attività produttive. Ma Schifani teme di affrontare la prova dell’aula. Il motivo è evidente – aggiunge - sa che la guerra interna alla sua maggioranza è sempre più profonda e tenterà di evitare di essere messo all’angolo. Invece di pensare ai siciliani pensa solo a spartire poltrone nel centrodestra – conclude Catanzaro - cercando sostegno per la sua ricandidatura».