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«No al sacco di Fontanarossa»: Pd e Sinistra italiana contro la privatizzazione. E i sindacati chiedono «trasparenza»

Cgil, Cisl e Uil chiedono che il futuro dell'aeroporto di Catania venga deciso «col coinvolgimento dei lavoratori». I democratici parlano di possibile «svendita» mentre il movimento di sinistra organizza un flash mob

02 Luglio 2026, 12:34

12:40

Perché il piano Sac ora può decollare dopo il “sì” del Ministero per la privatizzazione

«Il futuro dell’aeroporto di Catania non può essere deciso senza il coinvolgimento delle lavoratrici, dei lavoratori e del territorio. La procedura avviata per la cessione della quota di maggioranza della Sac rappresenta un passaggio strategico per il destino dello scalo e per le prospettive di sviluppo economico e infrastrutturale della Sicilia orientale». Scriverlo in una nota unitaria sono i sindacati Cgil, Cisl e Uil di Catania, insieme alle categorie Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. E ora chiedono «l’apertura immediata di un confronto con la società di gestione» dello scalo etneo e di quello di Comiso.

Ma le prese di posizione contro la procedura, già avviata e per la quale sono arrivate 14 manifestazioni di interesse (i cui nomi non sono stati fatti ufficialmente, ma dentro ci sono colossi come Mundys e i francesi di Vinci, tra le più grandi società nel mondo per la gestione aeroportuale), vengono anche dalla politica. La Federazione provinciale del Partito democratico dice chiaramente: «No alla svendita della Sac» e chiede un percorso trasparente, nell'interesse pubblico, per il futuro dell’aeroporto di Catania. E la direzione del partito ha approvato una mozione dal titolo inequivocabile: «No al sacco di Fontanarossa».

Nel fronte del «no» anche Sinistra Italiana che organizza per sabato 4 luglio 2026 alle 11 un «flash mob» davanti la camera di commercio, in piazza Stesicoro, «per protestare contro la privatizzazione della SAC e dei servizi dell’aeroporto Vincenzo Bellini di Catania». «Contestiamo la privatizzazione della Sac, avviata senza alcuna ragione: un’azienda florida - ha detto Marcello Failla, segretario cittadino di Sinistra Italiana - che produce utili per 8 milioni di euro l’anno, impegnata in un’opera di espansione dell’aeroporto, dalla nuova aerostazione B alla nuova pista». E gli fa eco Goliì Vindigli, segretario provinciale di Sinistra Italiana: «nel segreto di una stanza alcuni pensano di poter decidere il futuro della Sac in modo discrezionale e al di fuori di ogni procedura ad evidenza pubblica. Sac, sindaco di Catania e commissario della Camera di Commercio, nominato dal presidente Schifani, hanno deciso all’insaputa dei consigli comunali di Catania e Comiso, del consiglio della città metropolitana di Catania, delle imprese catanesi, con una procedura opaca, ristretta e del tutto discrezionale, foriera di scandali e illegalità di cui purtroppo è costellata la storia della nostra Sicilia. Chiediamo che si sospenda il procedimento».

Per quanto riguarda le organizzazioni sindacali queste ritengono «che una scelta di questa portata non possa essere affrontata senza un percorso di confronto trasparente e partecipato. La questione non si può esaurire nella contrapposizione tra gestione pubblica e privata: il vero tema è quale modello di sviluppo si intenda costruire e quali garanzie saranno assicurate al lavoro, ai cittadini e al sistema economico del territorio. L’aeroporto di Catania è una delle principali infrastrutture strategiche del Mezzogiorno e rappresenta uno straordinario motore di crescita per l’intera Sicilia. Attorno allo scalo ruotano migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti e si sviluppano filiere fondamentali per il turismo, il commercio, la logistica, l’industria e la mobilità regionale, nazionale e internazionale». E Cgil, Cisl e Uil di Catania, insieme alle categorie Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, chiedono soprattutto «garanzie vincolanti sulla salvaguardia di tutti i livelli occupazionali e sulla tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, compresi quelli impiegati negli appalti e nell’indotto. Occorre escludere qualsiasi ipotesi di esternalizzazione finalizzata esclusivamente alla riduzione del costo del lavoro o al peggioramento delle condizioni contrattuali».

Dal canto suo il Pd chiede tre condizioni ritenute imprescindibili: una valutazione reale del valore economico e strategico della Sac; l'esclusione di fondi con finalità esclusivamente speculative; la tutela dei lavoratori attraverso un piano industriale credibile, investimenti verificabili e il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali. Nel mirino del Pd finisce anche la gestione istituzionale della vicenda. «La Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, socio di maggioranza della Sac, è commissariata da oltre tre anni. Il governo regionale ha di fatto sottratto all'ente il controllo della società, dimostrando un grave deficit di rispetto delle istituzioni». Il segretario provinciale Giuseppe Pappalardo punta poi il dito contro la maggioranza di centrodestra: «Chi oggi si dichiara contrario alla privatizzazione è lo stesso che, nel marzo 2025, ha votato nel Consiglio di amministrazione della Sac a favore della cessione delle quote. Più che una posizione politica coerente, appare un regolamento di conti interno alla destra: le diverse fazioni, tra Bruxelles, Roma, Palermo e Catania, sembrano ormai armate le une contro le altre».

Il documento si conclude con l'impegno del Partito democratico a contrastare «in ogni sede istituzionale, politica e amministrativa» qualsiasi operazione che possa compromettere il ruolo strategico dell’aeroporto di Fontanarossa o favorire interessi di natura speculativa.