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NATO, la via italiana di Meloni: "Fedeli all'Alleanza, ma i soldi li gestiamo noi"

Al vertice di Ankara la premier frena sugli automatismi di spesa. L'obiettivo del 5% del PIL impone cautela: "Nessun assegno in bianco, investiremo nelle nostre fabbriche". Conte: "Da dove prende i soldi?"

08 Luglio 2026, 19:28

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NATO, la via italiana di Meloni: "Fedeli all'Alleanza, ma i soldi li gestiamo noi"

Al termine del vertice NATO di Ankara del 7 e 8 luglio 2026, Giorgia Meloni ha tracciato una rotta inequivocabile: l’Italia riafferma la propria lealtà all’Alleanza Atlantica, ma rivendica la facoltà di definire in autonomia tempi e modalità degli investimenti in campo militare.

In un quadro in cui l’Organizzazione spinge per rafforzare la deterrenza e accelerare la capacità produttiva, Roma cerca di coniugare gli impegni internazionali con la tutela dell’interesse nazionale. Fulcro dei lavori è stato l’incremento della spesa per la difesa, divenuto il parametro chiave della credibilità politica degli alleati.

Dopo aver raggiunto nel 2025 l’asticella del 2% del PIL, con un esborso salito dai 23,7 miliardi del 2014 a 46,776 miliardi, l’Italia guarda ora al traguardo, fissato all’Aia nel 2025, di destinare entro il 2035 il 5% del PIL a difesa e sicurezza.

Il segretario generale Mark Rutte ha ribadito l’urgenza di trasformare obiettivi nominali in capacità concrete, ricordando anche lo stanziamento previsto per il 2026 di 70 miliardi di euro a sostegno dell’Ucraina. Per un Paese gravato da un alto debito pubblico e da una crescita ancora fragile, raddoppiare l’impegno finanziario resta una prova politicamente ed economicamente impegnativa.

Da qui il no di Meloni a una corsa agli armamenti “senza criteri”: l’Italia, ha sottolineato, non intende presentarsi come alleato riluttante, ma non è disposta a “firmare assegni in bianco”. La linea di governo sposta l’accento dalla spesa in quanto tale alla politica industriale: i nuovi programmi dovranno generare il più possibile ricadute su filiere, ricerca e territori nazionali.

La sicurezza viene così declinata in una nozione più ampia di sovranità, che comprende la protezione delle infrastrutture critiche, la sicurezza energetica, la cybersicurezza e il controllo delle catene del valore, in coerenza con la Strategia Industriale di Difesa Europea (EDIS) varata nel 2024.

Partecipare alla nuova ondata di investimenti della NATO — ad Ankara sono stati annunciati 50 miliardi per procurement e l’iniziativa “Drone Edge” da 40 miliardi — impone infatti una base industriale solida per evitare di pagare di più finendo per contare di meno.

Sullo sfondo, il rapporto con gli Stati Uniti guidati da Donald Trump. Malgrado recenti frizioni pubbliche e provocazioni del presidente americano sulle divergenze in Medio Oriente, Meloni ha evitato lo scontro personale. La premier ha ribadito che il legame con Washington poggia sulla “unità strategica dell’Occidente” e non su “affinità caratteriali”, rivendicando un’autonomia di giudizio ritenuta necessaria per non apparire subalterni nei momenti di attrito, pur mantenendo saldo l’architrave dell’alleanza atlantica.

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Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha attaccato Giorgia Meloni chiedendo chiarezza sulle coperture della prossima manovra.

«Meloni dovrebbe spiegare dove va a prendere i 19 miliardi già programmati nella prossima legge di bilancio. Dove li prende vista le condizioni economiche dei nostri cittadini, delle famiglie sempre più impoverite, delle imprese che sono schiacciate dalla pressione fiscale record. Io non farei queste dichiarazioni da fenomeno».

Le sue parole sono arrivate a margine della manifestazione del campo largo in piazza del Gesù, a Napoli, prima tappa dell’iniziativa «A lavoro per cambiare l'Italia».

Commentando le dichiarazioni del presidente del Consiglio ad Ankara, Conte ha aggiunto: «Io piuttosto porterei risorse concrete per i cittadini e non per le industrie delle armi, risorse concrete e soluzioni per le famiglie, per le imprese e non per le aziende energetiche o per le banche».

In chiusura, l'ex premier ha affermato: «La realtà è che con questo Governo ci stiamo tutti impoverendo, ma si arricchiscono, guarda caso, i gruppi imprenditoriali e i poteri forti e questo è assolutamente funzionale ai loro interessi. Ma gli italiani l'hanno capito e non si lasciano più incantare da queste dichiarazioni di comodo».