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verso il voto

Il patto di Napoli: Pd, M5s e Avs lanciano la sfida a Meloni per il 2027

La piazza unita viene interrotta dalle proteste dei disoccupati, ma i leader non si fermano: «Mai più divisi, la prima mossa sarà il salario minimo»

08 Luglio 2026, 23:43

23:50

Il patto di Napoli: Pd, M5s e Avs lanciano la sfida a Meloni per il 2027

Senza cravatte, per fronteggiare la calura soffocante di inizio luglio, ma con l’obiettivo preciso di blindare la coalizione: Elly Schlein (Pd), Giuseppe Conte (M5s) e i portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, sono saliti sul palco di piazza del Gesù a Napoli per avviare ufficialmente la campagna elettorale del 2027.

Una piazza non sterminata ma colma, con i vessilli dei tre partiti sapientemente intrecciati, ha fatto da quinta al lancio della sfida al centrodestra guidato da Giorgia Meloni.

L’esordio della nuova intesa progressista è stato però segnato da momenti di tensione.

All’inizio della manifestazione, un gruppo di disoccupati ha interrotto gli interventi urlando “Vergogna” e “buffoni”, sventolando bandiere di Potere al Popolo.

L’irruzione ha costretto i leader a defluire dal retro e a sospendere l’evento per circa quindici minuti, con l’intervento delle forze dell’ordine.

“Noi non facciamo decreti per impedirci di parlare e di reprimere il dissenso”, ha provato a mediare dal palco Giuseppe Conte.

Alla ripresa, Angelo Bonelli ha accusato le destre: “Sono i fascisti che traggono vantaggio da questa operazione”.

Sotto lo slogan “Al lavoro per cambiare l’Italia”, i vertici di Pd, M5s e Avs hanno delineato la rotta comune.

Non faremo mai più il favore alle destre di dividerci. Andremo uniti a vincere le prossime elezioni”, ha scandito in chiusura Elly Schlein.

L’ossatura del programma punta sui temi sociali e affonda nella Costituzione: prima misura indicata da Conte, il salario minimo, affiancato dalla riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione, dal congedo paritario, nonché dalla tutela della sanità e della scuola pubblica.

Fratoianni, senza pronunciare il termine “patrimoniale”, ha aperto il cantiere su una maggiore redistribuzione delle grandissime ricchezze.

Mentre in piazza si discuteva di povertà e diritti, l’ombra del vertice Nato di Ankara si proiettava sull’appuntamento napoletano.

I leader progressisti hanno attaccato duramente la premier Meloni, impegnata in Turchia.

Abbiamo il record dei poveri assoluti e tra poco il record nell’investimento delle armi”, ha accusato Conte, mentre Bonelli ha invocato la pace al posto della corsa al riarmo, destinando risorse a sanità e lotta all’indigenza.

La prova di compattezza non cancella però alcune frizioni. L’esclusiva riservata al blocco di sinistra ha irritato i centristi, a cominciare da Matteo Renzi, consapevole della freddezza di M5s e Avs nei suoi confronti.

Anche nel Pd l’area riformista dà segni di inquietudine: il senatore Filippo Sensi ha criticato con durezza i recenti voti a Strasburgo in cui il M5s si è allineato con Lega e Vannacci sulla questione ucraina.

Nonostante i malumori, i vertici smorzano i toni (“Non ci sono veti”, assicura Fratoianni) e guardano avanti.

Dopo le aperture “indigene” del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e del governatore campano Roberto Fico, la prossima tappa sarà a Padova il 15 luglio.

A settembre partiranno la stesura del programma condiviso e un lungo tour che attraverserà l’intero Paese.