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il dibattito

Legge elettorale, il piano di Fratelli d'Italia per salvare le preferenze

La Russa spinge per l'emendamento, ma la maggioranza è spaccata. Forza Italia e Lega frenano in attesa della trappola del voto segreto

08 Luglio 2026, 23:47

23:50

Legge elettorale, il piano di Fratelli d'Italia per salvare le preferenze

Fratelli d’Italia non arretra e punta a ripristinare il voto di preferenza nella nuova legge elettorale. A confermarlo è il presidente del Senato, Ignazio La Russa, da sempre sostenitore di questo strumento, convinto che alla fine il partito della premier depositerà un emendamento, dopo i necessari passaggi con gli alleati.

Il cammino, però, si preannuncia accidentato. I meloniani stanno cercando una soluzione “blindata” contro il rischio del voto segreto in Aula, impresa complessa alla luce delle divergenze nel centrodestra. Forza Italia continua a manifestare forti perplessità su qualunque sistema misto (come l’introduzione dei capilista bloccati), schierandosi invece per una preferenza pura. La Lega mantiene i dubbi, sebbene fonti vicine al partito lascino intendere che Matteo Salvini potrebbe non ostacolare l’iniziativa, confidando in una possibile bocciatura proprio al riparo dell’urna segreta.

Intanto è in corso un intenso lavoro di mediazione. In via della Scrofa si è svolta una maratona di oltre tre ore, ma il vertice di maggioranza non ha ancora sciolto il nodo principale: le posizioni sulle preferenze restano “piuttosto consolidate” e il tempo stringe, con lunedì come termine ultimo per la presentazione degli emendamenti.

Sul capitolo del voto degli italiani all’estero, invece, si profila un’intesa. L’ipotesi sul tavolo è netta: un collegio unico per il Senato e soltanto due circoscrizioni per la Camera, Europa ed extra-Ue.

L’opposizione insorge. Christian Di Sanzo, deputato eletto in Nord e Centro America, avverte: “Una simile riforma priverebbe le comunità italiane all’estero di una effettiva rappresentanza”, rendendo impossibile mantenere un rapporto costante con connazionali dispersi nel mondo.

Restano ferme altre due modifiche di rilievo. Un intervento per garantire il voto ai fuori sede appare al momento complicato, frenato da ostacoli tecnici ritenuti insormontabili. Allo stesso modo tramonta il ritorno al ballottaggio, ipotizzato inizialmente qualora nessuna coalizione raggiungesse la soglia per il premio di maggioranza. Secondo i meloniani, reintrodurlo ora significherebbe alterare l’architettura complessiva della riforma, imponendo un nuovo e rischiosissimo passaggio in commissione.