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Dispersione scolastica e disoccupazione

L'assessore alla Scuola: «Non possiamo accettare che le aule si svuotino già dopo la terza media»

Neet al 28,1% a Messina: un allarme di fragilità sociale che richiede scuole che siano centri di gravità, orientamento mirato e alleanze con università e imprese per riaccendere le opportunità giovani

12 Luglio 2026, 21:28

21:36

L'assessore alla Scuola: «Non possiamo accettare che le aule si svuotino già dopo la terza media»

Not in education, employment or training, da cui l'acronimo Neet. In italiano indica una persona giovane che non studia, non lavora e non frequenta alcun percorso di formazione professionale. A Messina, secondo i dati del “Rapporto giovani e periferie” di Open Polis sono il 28,1% dei giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni.

Un dato che posiziona la città al quarto posto in Italia, dopo Catania, Palermo e Napoli. «Il dato – spiega Francesco Pira, professore associato di Sociologia all'università di Messina ed esperto di dinamiche giovanili - interpella profondamente il nostro territorio, perché non parla solo di occupazione o di dispersione formativa, ma racconta una più ampia fragilità sociale. Quando cresce il numero dei Neet, siamo davanti a un indebolimento dei legami tra scuola, famiglia, istituzioni e mondo del lavoro. In molti casi questi ragazzi non sono disinteressati al futuro, ma faticano a intravedere opportunità credibili e percorsi realmente accessibili.

Come ci ha insegnato Zygmunt Bauman, una società incerta produce spesso biografie incerte, soprattutto tra i più giovani. Ma questo dato può e deve diventare una chiamata alla responsabilità collettiva. Messina ha risorse educative, culturali e civiche importanti. Occorre però rafforzare le reti territoriali, investire nell'orientamento, creare occasioni concrete di partecipazione e accompagnare i giovani verso un protagonismo possibile. La speranza nasce proprio da qui: dalla capacità di trasformare un indicatore critico in un impegno condiviso per rimettere i giovani al centro.

Storie che parlano di rassegnazione: «Dietro quel 28% di ragazzi messinesi che oggi non studiano e non lavorano – commenta l'assessore alle politiche scolastiche, Stello Vadalà - ci sono storie, talenti frenati e, troppo spesso, una rassegnazione invisibile che rischia di spegnere il futuro prima ancora che cominci. La nostra sfida parte da dove tutto comincia: dai banchi di scuola. Non possiamo più permetterci che le aule si svuotino dopo la terza media. Dobbiamo trasformare le scuole in “centri di gravità permanenti” per i quartieri, tenendo le porte aperte anche di pomeriggio, offrendo passioni e competenze concrete. Ma il riscatto non si ferma qui ed è per questo che la stretta collaborazione con l'università di Messina diventa fondamentale: dobbiamo creare un corridoio diretto, un'alleanza solida tra il mondo della scuola, l'Ateneo e il tessuto produttivo».

«Solo muovendoci insieme - conclude Vadalà - possiamo intercettare i ragazzi prima che si isolino, offrendo loro percorsi di alta formazione orientati alle reali richieste del territorio».