Dispersione scolastica e disoccupazione
L'assessore alla Scuola: «Non possiamo accettare che le aule si svuotino già dopo la terza media»
Neet al 28,1% a Messina: un allarme di fragilità sociale che richiede scuole che siano centri di gravità, orientamento mirato e alleanze con università e imprese per riaccendere le opportunità giovani
“Not in education, employment or training, da cui l'acronimo Neet. In italiano indica una persona giovane che non studia, non lavora e non frequenta alcun percorso di formazione professionale. A Messina, secondo i dati del “Rapporto giovani e periferie” di Open Polis sono il 28,1% dei giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni.
Un dato che posiziona la città al quarto posto in Italia, dopo Catania, Palermo e Napoli. «Il dato – spiega Francesco Pira, professore associato di Sociologia all'università di Messina ed esperto di dinamiche giovanili - interpella profondamente il nostro territorio, perché non parla solo di occupazione o di dispersione formativa, ma racconta una più ampia fragilità sociale. Quando cresce il numero dei Neet, siamo davanti a un indebolimento dei legami tra scuola, famiglia, istituzioni e mondo del lavoro. In molti casi questi ragazzi non sono disinteressati al futuro, ma faticano a intravedere opportunità credibili e percorsi realmente accessibili.
Come ci ha insegnato Zygmunt Bauman, una società incerta produce spesso biografie incerte, soprattutto tra i più giovani. Ma questo dato può e deve diventare una chiamata alla responsabilità collettiva. Messina ha risorse educative, culturali e civiche importanti. Occorre però rafforzare le reti territoriali, investire nell'orientamento, creare occasioni concrete di partecipazione e accompagnare i giovani verso un protagonismo possibile. La speranza nasce proprio da qui: dalla capacità di trasformare un indicatore critico in un impegno condiviso per rimettere i giovani al centro.
Storie che parlano di rassegnazione: «Dietro quel 28% di ragazzi messinesi che oggi non studiano e non lavorano – commenta l'assessore alle politiche scolastiche, Stello Vadalà - ci sono storie, talenti frenati e, troppo spesso, una rassegnazione invisibile che rischia di spegnere il futuro prima ancora che cominci. La nostra sfida parte da dove tutto comincia: dai banchi di scuola. Non possiamo più permetterci che le aule si svuotino dopo la terza media. Dobbiamo trasformare le scuole in “centri di gravità permanenti” per i quartieri, tenendo le porte aperte anche di pomeriggio, offrendo passioni e competenze concrete. Ma il riscatto non si ferma qui ed è per questo che la stretta collaborazione con l'università di Messina diventa fondamentale: dobbiamo creare un corridoio diretto, un'alleanza solida tra il mondo della scuola, l'Ateneo e il tessuto produttivo».
«Solo muovendoci insieme - conclude Vadalà - possiamo intercettare i ragazzi prima che si isolino, offrendo loro percorsi di alta formazione orientati alle reali richieste del territorio».