L’intervista
Alemanno: «Giorgia Meloni un bluff, noi la vera destra. Vannacci cerca un coordinatore in Sicilia»
Il tema carceri: «I detenuti sono un terzo sono stranieri, sono propensi a delinquere: per questo serve la remigrazione. E solo La Russa mi ha ascoltato»
Gianni Alemanno è tornato a fare politica attiva. L’ex ministro, deputato e sindaco di Roma, storico esponente del Movimento sociale italiano e poi di Alleanza nazionale e di Fratelli d’Italia, nei giorni scorsi è stato anche in Sicilia, prima ad Enna e poi a Catania per incontrare i sostenitori del nuovo movimento del generale Roberto Vannacci, “Futuro nazionale”, al quale ha aderito prevedendo un prossimo successo elettorale «in doppia cifra». La sua scelta, racconta a “La Sicilia” è stata dovuta anche alla sua vicenda personale: ha lasciato il carcere di Rebibbia lo scorso 24 giugno dopo un anno e mezzo, e quanto ha vissuto in prima persona lo ha portato «a vedere come l’Italia abbia bisogno di chi, come Vannacci, porta avanti i valori della Destra sociale che FdI e Giorgia Meloni hanno abbandonato».
Cosa l’ha convinta di Vannacci?
«Innanzitutto il personaggio. Ha un passato che gli altri leader di centro destra e sinistra si sognano. Ha rischiato la vita per l’Italia in prima linea, parla cinque lingue, ha tre lauree. Ma soprattutto ha una proposta innovativa nel panorama politico italiano perché si prende il compito di rialzare la bandiera della vera Destra sociale. Quella che FdI ha lasciato per abbracciare il conservatorismo europeo e il iberismo. La Lega, invece, ha dentro troppe identità confuse tra loro».
Denuncia da tempo le carceri sovraffollate, e la povertà diffusa in Italia. Temi che non sono prettamente di destra.
«Sono temi che possono essere trasversali, certo. Ma sono soprattutto le tematiche della Destra sociale, che è molto attenta alla dottrina della Chiesa. Sia il centro liberal democratico che la sinistra progressista hanno fallito nonostante le loro dichiarazioni teoriche su questi temi».
Però Vannacci non è un politico di esperienza, questo non è un limite?
«Certo, l’esperienza conta. Ma per questo posso dare il mio contributo anche da ex uomo di governo. Vannacci ha già preso posizioni politiche molto importanti. Ha detto no al supporto all’Ucraina radicali e porta avanti la critica all’Unione europea sottolineando i temi dell’identità nazionale. Meloni invece ha cambiato completamente linea politica da quella identitaria e sovranista. La sua massima aspirazione sembra integrarsi nell'Unione europea e nel conservatorismo continentale. Al centro deve esserci il tema dell’immigrazione e della remigrazione».
Eppure l’Ue con il nuovo patto sulla migrazione sembra aver preso proprio queste istanze.
«Il fatto che l’Europa abbia cambiato linea è la dimostrazione che avevamo ragione noi, non la sinistra che parlava di Ius soli. Erano fuori dalla storia, ma ora la risposta è troppo timida e tardiva. Serve fare una politica più netta e forte: il sistema d’immigrazione deve essere a rotazione. Chi arriva in Italia sarà senza prospettiva di cittadinanza. Ma può venire a lavorare, magari anche 5 anni e poi andare via con i soldi guadagnati. Troppi immigrati significa integrazione impossibile, si creano enclave etniche pericolosissime per la sicurezza. Questo ci porta alla remigrazione».
In tema stranieri non si può che pensare alle carceri, dove sono più del 30%. E come sa queste presenze sono legate alla povertà.
«Gli stranieri in Italia sono circa il 10%, in carcere sono il 33%. Significa che c’è una propensione a delinquere tre volte più alta negli immigrati. Faccio l’esempio del mio carcere, nelle ale con più stranieri gli italiani subivano vessazioni da gruppi soprattutto di nordafricani. A Regina Coeli, l’altro carcere romano, li costringono a pagare il pizzo anche per fare la doccia. E le guardie non fanno nulla per non essere accusate di razzismo».
Però sulle carceri c’è stata una svolta securitaria col governo Meloni
«La loro svolta securitaria dà solo regole odiose, come non tenere il filo interdentale che è considerato pericoloso e aumenta la burocrazia per attività che potrebbero portare a una reale redenzione. Il carcere oggi non è né punitivo né rieducativo ma è solo un luogo senza senso. Da quando lo dico solo Ignazio La Russa ha preso posizione».
Ecco, il presidente del Senato le ha dimostrato vicinanza, è anche andato a Rebibbia a trovarla. Ma il resto dei suoi ex compagni di partito?
«C’è stata all’inizio una grande manifestazione di solidarietà umana. A cui hanno aderito tutto tranne La Russa appunto che è uomo di una statura evidentemente superiore. Da quando ho annunciato l’avvicinamento a Vannacci c’è proprio ostracismo, credo un ordine di scuderia nei miei confronti».
In Sicilia, terra in cui la destra va molto forte, è venuto da uomo che si presenta della “vera” destra. Ma che clima politico ha trovato?
«Sia ad Enna che a Catania ho avuto la stessa sensazione di un blocco totale con gli amministratori lasciati ai loro problemi territoriali non risolti per via delle politiche europee che non pensano a risolverli. Il Pnrr ha portato tante risorse e in molti casi non sono servite a nulla. Ci dobbiamo togliere questo cappio dal collo».
Ma ci sarà un “Futuro nazionale” siciliano?
«Stiamo lavorando a questo, il partito è molto presente e in crescita. Adesso si attende solo la nomina di un coordinatore regionale in modo che questa grande energia possa esprimersi nei territori. Abbiamo tanti nomi potenziali, ma non è ancora tempo di farli».

