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Scogliera d'Armisi, «Il Tar cancella perché illegittima l'ondata di cemento al Porto di Catania»
Le reazioni alla decisione di annullare il piano regolatore per la parte relativa all’ampliamento a Nord e a Sud
Arrivano le prime reazioni alla decisione del Tar di Catania che ha bloccato l'estensione del porto verso la Scogliera d'Armisi, questione che negli ultimi tempi ha acceso il dibattito pubblico catanese. Il Tribunale amministrativo ha, infatti, accolto il ricorso presentato da comitati civici e da associazioni ambientaliste, annullando il piano regolatore del porto per la parte relativa all’ampliamento a Nord e a Sud.
«Si riconosce quindi – sottolineano Giolì Vindigni (segretario provinciale) e Marcello Failla (segretario cittadino) di Sinistra Italiana - come giuridicamente fondata la contestazione che Sinistra Italiana, il comitato per la difesa e la fruizione della scogliera dell’Armisi e le tante associazioni ambientaliste da oltre un anno portano avanti, criticando l’autorità portuale ed il sindaco di Catania per l’ondata di cementificazione che, illegittimamente avevano programmato sulla battigia del porto. Non verranno quindi distrutti la storica scogliera dell’Armisi e la foce del torrente Acquicella, il quale, nelle previsioni del piano, sarebbe stato anche tombato, con gravi rischi idrogeologici per la città. L’autorità portuale ed il sindaco di Catania avevano previsto l’ampliamento a sud ed a nord dell’area portuale per realizzare oltre 2 milioni di metri cubi di nuove edificazioni (una nuova città grande come Tremestieri Etneo) con altezze fino a 24 m, cementando per centinaia di metri la storica scogliera cittadina. Tutta questa speculazione è stata oggi cancellata dalla sentenza del Tar così, grazie all’impegno della cittadinanza attiva, il mare di Catania è stato salvato dal cemento e potrà essere ancora fruito dai catanesi. Sinistra Italiana continuerà il suo impegno per migliorare la qualità della vita nella nostra città, per preservare il patrimonio storico architettonico e ambientale, contro la politica della cementificazione e dei supermercati che contraddistinto finora la giunta Trantino».
«Questa sentenza dimostra che non siamo il partito del no – dice Graziano Bonaccorsi consigliere comunale M5S - siamo favorevoli allo sviluppo, ma uno sviluppo vero deve essere costruito nel rispetto delle regole e nell’interesse della collettività. Il tema non è essere contro il porto, ma capire quale porto vogliamo e soprattutto a chi deve servire. Catania ha bisogno di infrastrutture utili ai cittadini, capaci di creare sviluppo diffuso e di restituire il mare alla città, non di interventi calati dall’alto senza una visione complessiva».
«La decisione del Tar rappresenta un importante richiamo alla corretta gestione del territorio – aggiunge Gianina Ciancio consigliere comunale M5S - la Scogliera D’Armisi non è uno spazio vuoto da trasformare, ma un luogo con un valore ambientale, paesaggistico e identitario che merita tutela. Il rispetto delle norme e la partecipazione dei cittadini non sono un ostacolo allo sviluppo, ma la condizione per costruire un futuro sostenibile».
«Questa vicenda dimostra che -concludono Bonaccorsi e Ciancio- le grandi opere devono essere realizzate con criterio, trasparenza e responsabilità. Catania merita crescita e infrastrutture, ma nel rispetto del territorio e delle generazioni future».
«Non ci sorprende affatto - commenta Pina Alberghina, coordinatrice Mpa Catania - che il Prp è stato dichiarato affetto da nullità parziale per incompetenza assoluta nelle sue previsioni eccedenti i confini territoriali di cui disponeva l'autorità del sistema portuale al momento della sua approvazione. Questa sentenza rappresenta una parziale ma significativa conferma delle nostre battaglie sia dentro che fuori il consiglio comunale. La nostra è stata da subito un’iniziativa politica che ha messo al centro la necessità di una reale integrazione tra Porto e tessuto urbano, il rispetto del territorio e la trasparenza dei passaggi burocratici. Ribadiamo ancora una volta con fermezza che il porto deve essere l'affaccio sul mare dei catanesi e non una barriera di cemento o logistica separata dalla città. Il Tar ha confermato oggi che la pianificazione deve essere legittima concertata e trasparente. La nostra è stata da subito una "critica" tecnica e amministrativa fondata e oggi accanto all'obbligo di esecuzione della sentenza stabilito dai giudici amministrativi, insistiamo affinché si accantonino i progetti scesi dall' alto e si apra un tavolo di confronto autentico con la città».
«La sentenza del Tar di Catania rappresenta una conferma importante della fondatezza delle osservazioni che abbiamo sostenuto durante l’esame del Piano regolatore portuale. Non si trattava di posizioni pregiudiziali o di una contrarietà allo sviluppo del porto, ma di rilievi politici, tecnici e amministrativi posti nell’interesse della città e del suo territorio».
Lo dichiarano i consiglieri comunali di Mpa Grande Sicilia Bruno Brucchieri, (nuovo capogruppo al posto di Orazio Grasso nominato assessore come deciso dopo una riunione del gruppo a cui hanno partecipato anche i consiglieri Sebastiano Anastasi e lo stesso Grasso), e Simona Latino (nominata vicecapogruppo), commentando la decisione con cui il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato dalle associazioni ambientaliste, dichiarando la nullità parziale del Prp per le previsioni che eccedevano i confini territoriali di competenza dell’Autorità di sistema portuale.
«Il pronunciamento dei giudici impone adesso una riflessione seria. Avevamo chiesto maggiore attenzione alla delimitazione delle aree, alla tutela della Scogliera d’Armisi e della foce del torrente Acquicella, all’impatto delle nuove volumetrie e alla necessità di integrare realmente il porto con il tessuto urbano. Le successive osservazioni ministeriali e oggi la sentenza del Tar dimostrano che quelle preoccupazioni non erano strumentali, ma poggiavano su questioni concrete».
«Il porto è una risorsa strategica e deve diventare un autentico motore di crescita economica, turistica e occupazionale. Proprio per questo, la sua pianificazione deve rispettare pienamente le competenze istituzionali, la legalità degli atti, l’ambiente e il diritto dei catanesi a riappropriarsi del proprio rapporto con il mare. Non può essere considerato uno spazio separato dalla città, né possono essere imposte trasformazioni calate dall’alto».
Brucchieri e Latino chiedono quindi che il Consiglio comunale torni a essere coinvolto nella fase che si apre dopo la sentenza: «Chiederemo che l’Aula venga informata con tempestività sulle conseguenze del pronunciamento e sugli adempimenti che dovranno essere adottati. Occorre sospendere qualsiasi iniziativa riferibile alle previsioni dichiarate nulle e aprire un confronto trasparente con il Comune, l’Autorità portuale, le associazioni e le rappresentanze sociali ed economiche. Il Consiglio comunale non può limitarsi a prendere atto di decisioni già definite, deve partecipare alla costruzione del futuro del waterfront».