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Riforma elettorale, la Camera boccia l’emendamento sulle preferenze: maggioranza battuta per un voto
voto segreto affonda l’emendamento di FdI-Nm-Udc su preferenze e capilista bloccati: 187 sì e 188 no. Dall’opposizione i cori «Elezioni» e «Dimissioni»
La Camera dei deputati ha bocciato, a scrutinio segreto, l’emendamento presentato da FdI‑Nm‑Udc che interveniva sul sistema delle preferenze e sui capilista bloccati. Il testo è stato respinto per un solo voto: 187 i favorevoli, 188 i contrari.
Un risultato che ha immediatamente acceso la protesta delle opposizioni in Aula. Dopo la comunicazione dell’esito della votazione, dai banchi dei gruppi di minoranza si sono levati cori con le parole «Elezioni» e «Dimissioni», in un clima di forte tensione politica.
Il voto segreto ha rappresentato un passaggio delicato nel confronto sulla legge elettorale, riportando al centro del dibattito il tema della scelta diretta degli elettori e del ruolo dei partiti nella composizione delle liste.
L’emendamento sostenuto da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc puntava a modificare l’attuale meccanismo dei capilista bloccati, introducendo un maggiore spazio per le preferenze. La bocciatura, arrivata con uno scarto minimo, ha però confermato l’equilibrio fragile sul provvedimento.
Il voto segreto ha alimentato anche le tensioni all’interno dello stesso schieramento parlamentare, con l’ipotesi di franchi tiratori che ha dominato il dibattito immediatamente dopo il risultato. La maggioranza, pur mantenendo il controllo numerico, si è trovata a fare i conti con una divisione emersa proprio su un tema considerato centrale per la riforma del sistema elettorale.
Le opposizioni hanno colto l’occasione per attaccare il governo, trasformando la bocciatura in un segnale politico e rilanciando la richiesta di un ritorno alle urne.
Il confronto sulla riforma elettorale proseguirà ora in Parlamento, con la questione delle preferenze destinata a restare uno dei nodi più controversi della discussione.