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Il caso

Non solo Garibaldi: ecco gli altri incentivi pagati ai manager della Sanità, anche senza la valutazione regionale

Per giustificare l'erogazione dei bonus si citano una nota del 2014 e due sentenze del 2012. Ma le interpretazioni cambiano tra un'azienda e l'altra

16 Luglio 2026, 07:00

08:21

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Non c'è soltanto l'Arnas Garibaldi. Tra le aziende ospedaliere siciliane, ne esistono anche altre che scelgono di attribuire i bonus produttività ai loro manager senza che il raggiungimento degli obiettivi di performance sia stato certificato dalla Regione Siciliana. E lo fanno tutte, o quasi, sulla base di una nota di chiarimento dell'assessorato regionale alla Sanità datata 2014 secondo la quale gli incentivi economici di direttori sanitari e direttori amministrativi non sono direttamente collegati a quelli del direttore generale. Nonostante, dal 2014 a oggi, lo schema di contratto dei direttori generali sia stato aggiornato almeno due volte, nel 2019 e poi nel 2024, con delibere della giunta regionale in cui si legge che l'attribuzione della «quota integrativa» è condizionata, invece, proprio al raggiungimento degli obiettivi comuni.

Da qui le richieste di trasparenza di sindacati e politica sul caso, sollevato dal quotidiano La Sicilia, dei 211mila euro complessivi di premi di produttività riconosciuti nel 2025 all'ex direttore sanitario dell'Arnas Garibaldi Giuseppe Giammanco (oggi direttore generale della stessa azienda ospedaliera) e all'ex direttore amministrativo Giovanni Annino, per gli anni dal 2019 al 2024, con l'esclusione del 2023. Anno in cui l'azienda era commissariata.

Il tutto, però, mentre le valutazioni sulle performance, che spettano all'assessorato regionale alla Sanità, sono ferme al 2020. In attesa che l'assessorato faccia chiarezza, basta dare un'occhiata agli albi pretori di altre aziende sanitarie siciliane per rendersi conto che anche altri ospedali hanno erogato bonus, in maniera anche molto diversa l'uno dall'altro. Senza, cioè, che sul territorio regionale ci sia uniformità di comportamento tra amministrazioni che pure sono tutte pubbliche.



Il primo caso è quello del Policlinico. Il 15 luglio 2022, con una deliberazione firmata dal direttore generale Gaetano Sirna, viene stabilito il pagamento al direttore sanitario dell'azienda ospedaliero-universitaria "Gaspare Rodolico - San Marco" del capoluogo etneo, Antonio Lazzara, di 30.030,76 euro, con riferimento al 2021. L'anno successivo, l'11 luglio 2023, sempre a Lazzara vengono pagati 32.483,23 euro, con riferimento al 2022. Cioè il 20% extra, «in misura predeterminata», rispetto al suo stipendio annuale. Vale lo stesso per il direttore amministrativo Rosario Fresta, a cui per il 2021 vengono riconosciuti 25.553,14 euro di bonus, e per il 2022 26.095,75 euro.

Nella deliberazione del Policlinico, nel citare la circolare del 2014 dell'assessorato, si menzionano due sentenze del 2012 del tribunale di Palermo. Il documento viene usato anche per sostenere la decisione di liquidare il premio di produttività nella sua quota massima, cioè come un 20% dello stipendio annuale erogato in più rispetto alla retribuzione normale. Il Policlinico, inoltre, aggiunge che: «Tale è il quadro normativo e giurisprudenziale di riferimento che si ritiene estendibile anche al periodo di gestione commissariale delle aziende». Come il 2023, per fare un esempio. Un passaggio che però il Garibaldi non ha fatto valere, pur facendo riferimento alla stessa interpretazione assessoriale: i bonus passano dal 2022 al 2024, senza includere l'anno del commissariamento.

All'azienda ospedaliero-universitaria "Geatano Martino" di Messina, a quanto pare, l'elemento del commissariamento non fa differenza. Sia perché, in qualità di commissario straordinario, Giampiero Bonaccorsi riconosce gli incentivi a direttore sanitario e amministrativo per gli anni 2019, 2020, 2021 e 2022. Sia perché, successivamente, l'ormai ex direttore generale Giorgio Giulio Santonocito continua a fare lo stesso per il 2023 e per il 2024.

A dimostrare che le interpretazioni non sono univoche c'è almeno un altro esempio. Detto che Garibaldi e Policlinico hanno liquidato gli incentivi nella loro quota massima (e che di Messina non sappiamo perché degli atti è disponibile solo l'oggetto ma non il contenuto), l'Asp di Palermo si è comportata in maniera diversa: nel 2022, con riferimento al 2020, l'allora direttrice generale Daniela Faraoni (poi diventata assessora, ormai ex, regionale alla Sanità) aveva attribuito gli incentivi alla direttrice amministrativa Nora Virga e al direttore sanitario Maurizio Montalbano. Si trattava di 22.442,19 euro per lei; e 25.931,08 euro per lui. In questo caso, però, in modo proporzionale rispetto alla percentuale di obiettivi ritenuta raggiunta dall'Organismo indipendente di valutazione dell'azienda.

L'applicazione di una decurtazione proporzionale al raggiungimento, o meno, degli obiettivi è del resto ciò che avviene normalmente per i direttori generali. Tornando al caso del Garibaldi, da cui l'intera storia è partita: dopo avere pagato le «quote integrative» arretrate di Giammanco e Annino, il direttore amministrativo Carmelo Fabio Antonio Ferrara firma una determinazione (il 18 febbraio 2026) per quantificare il bonus del direttore generale del 2020, Fabrizio De Nicola, «in relazione ai risultati di gestione ottenuti e della realizzazione degli obiettivi di salute». Poiché nel frattempo è arrivata la valutazione regionale ed è stata positiva. A De Nicola toccano 25.142,20 euro. Cioè il 73,05% del bonus intero. In percentuale, meno di quanto tocca alle persone a lui sottoposte.