il dibattito
La nomina della nuova amministratrice alla Impianti riapre la faida politica sul "sistema rifiuti"
Accuse incrociate, inchieste e polemiche sul "modello Gela"
La nomina dell’ingegnere Grazia Cosentino alla guida di Impianti Srr all’apparenza doveva essere un tema scontato: è il funzionario con più titoli per garantire senza traumi l’attività alla società in house posta sotto sequestro. E invece ha causato in città uno scontro politico che trascina due anni indietro, alle Amministrative del 2024 (Grazia Cosentino era candidata a sindaco del centrodestra) riaprendo una faglia politica che in città non si è mai davvero chiusa e che ora si arricchisce della questione morale alla luce delle inchieste che hanno riguardato il centrodestra, in particolare Forza Italia, nel Nisseno.
Ha aperto il caso Forza Italia puntando l’indice sul centrosinistra che allora accusò la Cosentino di essere la rappresentante del sistema rifiuti per dire che la coalizione di centrodestra ha fatto bene a candidarla. La dose l’ha rincarata la Dc accusando esplicitamente l’Mpa e l’on. Di Paola di essersi scagliato contro la Cosentino con accuse assurde e scorrette.
Ad infiammare maggiormente lo scontro politico sono state le dichiarazioni del coordinatore cittadino dei meloniani gelesi Pierpaolo Grisanti. Per Fratelli d’Italia, l’incarico conferito dal commissario nominato dal gip alla Cosentino smentirebbe mesi di accuse sul presunto “sistema rifiuti” manovrato dal centrodestra. Il coordinatore Pierpaolo Grisanti parla di narrazioni costruite «più per convenienza politica che per adesione alla realtà» e ribalta il fronte, sostenendo che «a muoversi dentro gli ingranaggi del ciclo rifiuti sarebbero stati proprio i partiti che oggi sostengono il sindaco Terenziano Di Stefano». Il riferimento è al cosiddetto “modello Gela”, che secondo FdI avrebbe determinato nomine e assetti capaci di incidere direttamente sulla gestione del settore.
Grisanti insinua anche un dubbio politico: tra chi negli ultimi mesi ha invocato moralità e trasparenza, ci sarebbe qualcuno che in passato avrebbe tentato di orientare scelte gestionali, alimentando una moralità «a giorni alterni».
Il Pd non ha lasciato cadere l’affondo e ha replica con altrettanta durezza, ricordando che sulla Srr e su Timpazzo è in corso un’inchiesta che ha già portato alla revoca dell’ex manager Giovanna Picone, figura vicina al presidente della Regione Renato Schifani.
I dem definiscono FdI «un partito che ha tentato un attacco frontale alla magistratura» e che oggi non può impartire lezioni, perché attraversato da «questioni morali drammatiche». Pur augurando buon lavoro a Cosentino, il Pd rivendica il garantismo e ribadisce che il problema nella Srr «è evidente dalle indagini in corso». Il risultato è un confronto che non riguarda più soltanto la gestione dei rifiuti, ma la legittimità politica di chi accusa e di chi risponde, in un gioco di specchi dove ogni parte tenta di attribuire all’altra la responsabilità di un sistema che nessuno ammette di aver mai controllato, ma che tutti usano come arma per colpire l’avversari.