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Per Elly Schlein dopo il "caso Gela" c'è posta per te: «Dica da quale parte sta il suo partito»
La denuncia di due consigliere nei confronti del vicesindaco del Partito Democratico
Nel giorno in cui la segretaria nazionale del Pd Elly Schlein arriva a Palermo per partecipare ad un’iniziativa della Fondazione Borsellino, a Gela dalle fila del centrodestra arriva una segnalazione di una vicenda che in città ha fatto scalpore creando un caso politico. Due consigliere comunali, Antonella Di Benedetto della Lega e Sara Cavallo di FdI le hanno inviato una lettera in cui denunciano pubblicamente il comportamento del vice sindaco e assessore Giuseppe Fava, esponente di punta del Pd locale, accusandolo di aver usato toni aggressivi e un linguaggio irripetibile durante la Commissione consiliare Ambiente.
Non si tratta di un semplice scambio acceso: le parole rivolte alle due amministratrici, pronunciate dentro il Palazzo di Città, configurano una violenza verbale incompatibile con il ruolo istituzionale di chi le ha pronunciate: è questa la premessa da cui partono le due consigliere.
Ma il punto politico non è solo ciò che è accaduto. «È ciò che non è accaduto dopo. Il silenzio del Partito Democratico, a ogni livello, pesa più delle offese – dicono le due consigliere – nessuna presa di distanza, nessuna condanna, nessun segnale di responsabilità verso le istituzioni e verso le donne coinvolte. Un immobilismo che stride con i valori che il Pd rivendica a ogni occasione: rispetto, parità, democrazia. Se questi principi valgono, allora valgono sempre, anche quando a violarli è un proprio dirigente».
Le consigliere lo ricordano con chiarezza: attaccare due rappresentanti eletti significa colpire l’intero Consiglio comunale e, con esso, i cittadini che lo hanno scelto. La domanda che pongono al segretario nazionale è semplice e significativa: il Pd sta dalla parte del rispetto o dalla parte di chi lo calpesta? Le due consigliere chiedono alla segretaria nazionale un intervento chiaro e immediato sul caso Fava. «Il Pd deve dire se condivide o condanna quei toni. Deve dire se ritiene compatibile con la tessera del Partito Democratico tenere un comportamento così lontano dai valori che dicono di rappresentare», sottolineano.
Perché non è solo una questione interna al partito. È un test di coerenza politica, un banco di prova sulla capacità di distinguere il ruolo pubblico dalle appartenenze di corrente. E soprattutto è un segnale che le donne, dentro e fuori le istituzioni, aspettano da troppo tempo.

