Il duello
Il campo largo che si allarga e si restringe: la danza dei progressisti siciliani che vogliono sfidare Schifani
Il leader M5S frena sull’ipotesi primarie e richiama il precedente Crocetta, mentre da Gela La Vardera lo accusa di incoerenza
Un’altalena di “odi et amo” attraversa i leader dell’area progressista che dovrebbero dare vita al campo largo siciliano per sfidare Schifani. Si scambiano complimenti, si pizzicano, si rincorrono tra dichiarazioni e messaggi a distanza: il campo, un giorno, sembra allargarsi e quello dopo restringersi. In pole position in questo “batti e ribatti” in salsa progressista ci sono Ismaele La Vardera e Nuccio Di Paola, entrambi aspiranti alla candidatura a governatore dell’isola.
«Caro Ismaele credo che tu possa essere un valido candidato a presidente ma devi correggere il tiro. La Sicilia non ha bisogno di Masanielli o uomini soli al comando ma di una squadra con progetti concreti e uomini e donne con le competenze giuste»: così il coordinatore regionale del Movimento Cinquestelle, Nuccio Di Paola, mette “il freno a mano” sui messaggi che il leader di Controcorrente gli ha inviato dalla piazza di Gela, la sua città. La Vardera ha invocato il metodo delle primarie da celebrare a settembre, non a dicembre, perché sarebbe troppo tardi. Ma Di Paola lo respinge, a meno che non siano i leader nazionali della coalizione a sceglierlo.
«Io non ricordo che ci siano state regioni in Italia in cui il candidato presidente si sia scelto con le primarie – sottolinea Di Paola – se vogliamo governare la Sicilia dobbiamo fare sintesi politica sui programmi ascoltando i siciliani e riuscire a farla pure nella scelta del candidato. Se l’obiettivo è arrivare secondi, La Vardera vada pure avanti. La lotta per la carica di candidato presidente perdente non mi interessa, né che si vinca per governare male. Io dal 2021 lavoro a costruire una vera coalizione». Né primarie né imposizioni del candidato iperpopolare grazie a fughe in avanti: il leader dei Cinquestelle in Sicilia ricorda a La Vardera che nel 2012 fu imposto il candidato Rosario Crocetta, sceso in campo prima di tutti con zainetto, megafono e seguaci. «Era molto popolare come lo è oggi La Vardera ma la Sicilia non è stata governata bene. La Vardera vuole usare lo stesso metodo del 2012? Spero di no», aggiunge.
La ricetta di Di Paola si fonda su tre passaggi: ascoltare i siciliani attraverso incontri con personalità politiche e della società civile nelle varie città; costruire un programma progressista con un “work in progress” che comincia lunedì 20 luglio proprio da Gela; e infine arrivare alla sintesi politica sul miglior candidato per quel programma, da definire al tavolo regionale, insieme alla squadra migliore. Perché un uomo solo non basta e non serve alla Sicilia, e la politica deve saper scegliere. Un messaggio rivolto anche a Cateno De Luca, alla vigilia della convention palermitana di domani.
Metodi e formule politiche del segretario regionale dei Cinquestelle non sembrano appassionare La Vardera, che da Gela lo ha tacciato di incoerenza, accusandolo di aver creato nella sua città, alle Amministrative del 2024, un modello falso di campo largo progressista perché in coalizione e nella giunta c’è l’Mpa di Raffaele Lombardo. Ma Di Paola replica che «nei territori si possono formare coalizioni per affinità politiche e che le amministrative hanno caratteristiche diverse dalle Regionali e a impedire il campo largo puro è stato il suo alleato Miguel Donegani che non accettò la sintesi politica dei rappresentanti dell’agorà progressista, uscì dalla coalizione per una candidatura solitaria e ha perso».
«A Gela il modello che ho costruito ha battuto un centrodestra fortissimo – conclude l’esponente pentastellato – Ismaele faccia tesoro di quell’esperienza. O vuole perdere?».
