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Regione

La maggioranza va sotto in commissione all'Ars: bocciato il parere sul Defr

Voto contrario di M5S, Pd e Sud chiama Nord. Lombardo: "Segnale politico inequivocabile". I 5stelle: "Governo alla frutta"

21 Luglio 2026, 14:32

14:40

La maggioranza va sotto in commissione all'Ars: bocciato il parere sul Defr

La commissione Affari Istituzionali dell'Ars ha bocciato il parere sulle parti di competenza del Documento di economia e finanza regionale (Defr), uno degli atti di programmazione economica più importanti dell'anno per la Regione. A votare contro sono stati Angelo Cambiano e Lidia Adorno del M5S, Mario Giambona del Pd e Giuseppe Lombardo di Sud chiama Nord; a favore Ignazio Abbate della Dc, Stefano Pellegrino di Forza Italia e Giuseppe Zitelli di Fratelli d'Italia.

Per la maggioranza si tratta di una battuta d'arresto netta su un provvedimento chiave, arrivata proprio nella commissione che dovrebbe garantirle i numeri.

Giuseppe Lombardo, che con il suo voto ha contribuito in modo determinante alla bocciatura, parla di un segnale politico inequivocabile: il governo regionale, dice il deputato di Sud chiama Nord, non può più dare per scontati i numeri neppure nelle commissioni parlamentari. Per Lombardo il Defr, così com'è, resta inadeguato rispetto alle esigenze della Sicilia, e il voto di oggi rappresenta un richiamo alla responsabilità politica affinché l'esecutivo cambi metodo e contenuti.

Ancora più dura la lettura del Movimento 5 Stelle. Cambiano e Adorno parlano di una maggioranza sempre più spaccata e priva di una linea comune, arrivando a definire il governo ormai al capolinea. I due deputati sottolineano inoltre le assenze e le uscite anticipate di alcuni esponenti di maggioranza prima del voto, un dettaglio che, secondo loro, conferma i dubbi diffusi anche all'interno della coalizione sui contenuti del documento, bollato come poco più di un libro dei sogni.

Il voto in commissione non blocca l'iter del Defr, che resta comunque all'esame dell'Aula, ma certifica una frattura nei numeri della maggioranza su un passaggio non secondario della programmazione economica regionale, in un momento in cui il governo Schifani si trova a fare i conti con equilibri interni sempre più fragili.