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Regione Sicilia

Schifani (e l'attività di governo) alla prova dell'Ars: le opposizioni lo aspettano al varco

Schifani all'Ars tra rilanci e verifica: opposizioni incalzano su sanità, crisi idrica, rifiuti e la «questione morale» che mette alla prova la maggioranza

21 Luglio 2026, 15:11

17:51

Schifani (e l'attività di governo) alla prova dell'Ars: le opposizioni lo aspettano al varco

Renato Schifani, presidente Regione Sicilia

Dopo l’approvazione in tarda mattinata del disegno di legge sul Rendiconto generale della Regione Siciliana per l’esercizio finanziario 2022, a Sala d’Ercole si prepara il confronto sulla relazione annuale del presidente Renato Schifani.

Le opposizioni attendono il governatore al varco, pronte a incalzarlo su sanità, infrastrutture, gestione idrica, rifiuti e sulla cosiddetta «questione morale», tornata con forza al centro del dibattito politico regionale.

La relazione del presidente non è una cortesia istituzionale: la normativa regionale impone al governatore di riferire ogni anno all’Ars sull’attuazione del programma, delle leggi e degli atti di indirizzo approvati dall’Assemblea.

L’appuntamento odierno è maturato dopo le proteste di Cateno De Luca. Il 23 giugno il leader di Sud chiama Nord aveva occupato il podio d’Aula, denunciando il mancato rispetto dell’obbligo e ricordando che Schifani aveva presentato una relazione soltanto nel primo anno di legislatura.

A sbloccare lo stallo era intervenuto l’assessore Alessandro Aricò, assumendo formalmente l’impegno di portare il presidente in Parlamento il 21 luglio.

Più che un’iniziativa spontanea, dunque, una convocazione ottenuta dopo un serrato pressing.

Schifani proverà a mettere in fila i risultati rivendicati dall’esecutivo: risanamento dei conti, capacità di attrarre investimenti, avanzamento nella spesa dei fondi europei, nuove assunzioni nella pubblica amministrazione e indicatori economici in miglioramento. Il presidente ha più volte descritto una Sicilia in ripresa e con rinnovata credibilità nei rapporti con Roma.

Ma in Aula questo racconto dovrà misurarsi con criticità evidenti: liste d’attesa nel sistema sanitario, ospedali in sofferenza, crisi idrica con reti colabrodo, gestione dei rifiuti in affanno, infrastrutture perennemente in cantiere e una macchina amministrativa ancora lenta.

C’è poi il nodo politico interno alla maggioranza. Il centrodestra, pur forte nei numeri, è attraversato da tensioni, veti, richieste e appetiti. La manovra da circa 400 milioni di euro è stata rinviata a settembre, mentre all’Ars prosegue l’assalto alle norme di spesa e ai finanziamenti destinati ai territori e ai settori più sensibili per i singoli deputati.

Il Partito Democratico annuncia battaglia. Il capogruppo Michele Catanzaro chiederà conto al presidente delle emergenze della sanità, delle promesse rivolte alle fasce più deboli, nonché delle difficoltà che gravano su agricoltura, imprese ed enti locali.

Ma il tema politico centrale resta quello della «legalità». La domanda delle opposizioni è netta: cosa resta del capitolo «legalità» del programma del centrodestra dopo le inchieste e le vicende giudiziarie che hanno coinvolto esponenti della maggioranza e dell’amministrazione regionale?

Un’indagine o un processo non equivalgono a una condanna; tuttavia, quando i casi si moltiplicano, la questione oltrepassa l’ambito giudiziario e diventa inevitabilmente politica.

A Sala d’Ercole, oggi, si misureranno la distanza tra narrazione e realtà e la tenuta della coalizione di governo.

LA DIRETTA:

Ore 17,51 Di Mauro

Ore 17,43 Michele Catanzaro (Pd): «Ogni provvedimento viene condizionato con veti incrociati e con conti delle forze politiche che sostengono il suo governo. Sulle variazioni di bilancio ci ritroviamo con annunci di rinvio. E' positiva la solidità finanziaria ma amministrare una Regione significa molto più di presentare i conti in ordine. Il risanamento significa anche eliminare gli enti inutili e interrompere legami tra incarichi e il consenso. Presidente le inchieste su Cefpas, sul turismo e sulla sanità raccontano storie in negativo. La corruzione prospera quando le istituzioni diventano fragili e quando il favore personale sostituisce le regole. Ci sono tante riforme incompiute: ferme quelle sui consorzi di bonifica, sulle diligenze, sulla sanità. La regione continua a vivere sospesa tra tanti problemi e incompiute».

Ore 17,34 Antonio De Luca (M5S): «Il centrodestra non dovrebbe avere dubbi sulla sua ricandidatura. La sua è stata una relazione sulla non attuazione del programma. La realtà dei siciliani è diversa da quella raccontata a cominciare dagli ingressi nei pronto soccorso. Non siete neanche riusciti a portare la variazione del bilancio del mese di luglio. Lei ha vantato i risultati nel settore dei Beni Culturali, ma chi arriva negli aeroporti poi cosa trovano lungo le autostrade, dove non ci sono neanche gli autogrill. Poi ha parlato di una sanità che è tornata a funzionare, ma lei finora ha nominato dei non assessori alla Sanità. Avete investito sugli operatori privati del settore, svilendo il pubblico. Al Policlinico di Messina, dopo la nomina di Iacolino che si è poi dimesso, non avete ancora nominato il direttore generale. Gli screening neonatali per la Sma sono finiti con un fallimento. Lei se ritiene di aver fatto bene si deve ripresentare alle prossime elezioni».

Ore 17,18 Cateno De Luca (Sud chiama Nord): «La Super Zes siciliana non è stata da lei affrontata perchè non avete approvato nessun comma di quella legge. Lei non ha parlato del suo ruolo di giudice e pubblico ministero della questione morale della sua Giunta, lei ha omesso di parlare della non qualità dei servizi urbani. Lei del principio di sussidarietà non conosce il significato. Lei non parla neanche della capacità di spesa di questo governo. A parità di risorse la Sicilia resta tra le regioni che crescono meno nel sistema europeo. Sul ciclo dei rifiuti lei non ha citato lo scandalo di Gela come simbolo di mala gestio che esiste nella gestione del comparto. Il sistema produttivo siciliano è competitivo nei mercati internazionali? Non siamo in condizione di difendere il prodotto siciliano, come nel caso del settore cerealicolo. Lei ha parlato di una rivoluzione che non c'è stata. La sanità è peggiorata e non migliorata. Ci aspettavamo un altro tipo di rivoluzione, ma sul sistema emergenziale è stato l'ennesimo fallimento».

Ore 17,08 Ismaele La Vardera (Controcorrente): «Lei ha sciorinato dati ma io fornirò dati che dicono esattamente il contrario di quelli dati da lei. La crescita della Sicilia è "drogata". C'è un altro dato, sempre Svimez, che tra il 2022 e il 2024 centinaia di giovani hanno fatto le valigie e hanno lasciato l'Isola. Siamo agli ultimi posti per l'abbattimento delle liste d'attesa, per l'infanzia e per la vivibilità in generale. Ieri le nostre città sono andate a fuoco per gli incendi ma non abbiamo riforme adeguate, il sistema d'emergenza funziona male. La crisi idrica ad Agrigento è una realtà: i turisti arrivano ma poi nei loro B&B e non trovano acqua nei rubinetti. Avete il record di deputati arrestati. Il presidente Galvagno ha cominciato questa seduta parlando di un seggio vacante dopo l'arresto di Gallo Afflitto». 

Ore 17,04 Schifani chiude la relazione con la questione morale:

"La legge mi affida il compito di riferire all’Assemblea sullo stato di attuazione del programma di governo. Ma, non avendo nulla da nascondere e ritenendo che chi ricopre incarichi pubblici abbia il dovere della trasparenza anche sulle questioni più delicate, desidero dirvi con chiarezza come la penso su un tema che ha segnato il dibattito politico degli ultimi mesi: la questione morale. Il mio Governo ha sempre tenuto una linea improntata al rigore, alla trasparenza e al rispetto delle istituzioni. Quando le circostanze lo hanno reso necessario, non ho esitato ad assumere decisioni immediate e anche politicamente difficili. È accaduto con la revoca dei due assessori espressione della Nuova DC, un partito alleato che aveva contribuito alla vittoria della coalizione di centrodestra. In quella fase, il quadro accusatorio delineato dagli inquirenti appariva tale da prospettare un coinvolgimento sistemico che sembrava investire l’intero partito. Successivamente, l’evoluzione delle stesse indagini ha circoscritto le contestazioni alla posizione di un singolo esponente e per un singolo episodio delittuoso. Venute meno quelle ragioni che avevano determinato la mia scelta, ho ritenuto giusto reintegrare quel partito nella compagine di governo. Ritengo che la coerenza imponga non soltanto di assumere decisioni quando sono necessarie, ma anche di saperle riconsiderare quando mutano i presupposti che le avevano motivate", dice.

Lo stesso principio ha ispirato il comportamento tenuto nei confronti di un altro assessore. Ho ritenuto doveroso applicare il principio sancito dall’articolo 27, secondo comma, della Costituzione, secondo cui l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. È un principio che rappresenta uno dei pilastri dello Stato di diritto e che vale per ogni cittadino, senza eccezioni. Nel pieno rispetto del lavoro della magistratura, auspico che l’assessore possa dimostrare al più presto la propria estraneità ai fatti contestati.

Quanto alle vicende che riguardano singoli deputati, esse appartengono alla sfera della responsabilità penale personale, che la nostra Costituzione considera individuale, e non possono essere automaticamente estese all’azione del Governo o della maggioranza che lo sostiene. Del resto, la storia repubblicana è ricca di vicende che hanno coinvolto esponenti politici di ogni schieramento, anche titolari di importanti incarichi di governo, sottoposti a indagini che hanno avuto enorme risonanza mediatica e che, a distanza di anni, si sono concluse con archiviazioni o assoluzioni.

Ore 15,56 La relazione di Schifani: "A quasi quattro anni dall'inizio della mia legislatura, presento una relazione sull'attuazione del programma di governo. Presentiamo non attraverso annunci ma risultati. Risanamento dei conti pubblici già avviato da Musumeci è stato perseguito e consolidato. Si sono aggiunte crisi energetica, inflazione, cambiamenti climatici. Ci siamo occupati di risanamento della finanza regionale, termovalorizzatori, crisi idrica, del rilancio della capacità della Sicilia di attrarre investimenti. Restano criticità, riforme da completare ma sarebbe ingiusto non riconoscere il cambiamento. L'Isola ha imboccato una strada diversa capace di competere con altre grandi realtà del Paese. Quando ci siamo insediati abbiamo trovato un percorso di risanamento finanziario già avviato dal governo Musumeci ma con un disavanzo di 4 miliardi di euro. Scelta la strada del rigore e della responsabilità amministrativa. "Uno che considero particolarmente significativo riguarda il ritorno a una piena normalità nella programmazione finanziaria della Regione. Per tre anni consecutivi, la legge di Stabilità e il Bilancio sono stati approvati entro i termini previsti, evitando il ricorso all’esercizio provvisorio e consentendo ad amministrazioni, enti locali, imprese e cittadini di poter contare fin dall’inizio dell’anno su risorse certe e strumenti pienamente operativi".

Non si tratta di un dato soltanto tecnico, ma di una scelta che migliora la qualità dell’azione amministrativa, rafforza la capacità di programmazione e rende più efficaci gli investimenti e gli interventi pubblici. Per questo desidero rivolgere un sincero ringraziamento, a nome personale e dell’intero al governo, al presidente dell’Assemblea regionale, Gaetano Galvagno, che ha saputo garantire una conduzione dell’Aula improntata ad autorevolezza, equilibrio, responsabilità istituzionale e rispetto dei tempi, contribuendo al raggiungimento di un risultato importante per l’intera Sicilia. La Regione oggi registra un avanzo di amministrazione superiore ai cinque miliardi di euro; il rendiconto 2024 si è chiuso con un avanzo di oltre 2,1 miliardi e il 2025 beneficia anche della cancellazione del Fondo anticipazione di liquidità. Parallelamente, le entrate tributarie sono cresciute di circa cinque miliardi di euro in tre anni, senza aumentare la pressione fiscale. Non si tratta soltanto di numeri. Significa avere recuperato piena capacità di programmazione, poter investire con maggiore forza in infrastrutture, sanità, imprese, politiche sociali ed enti locali e consegnare ai siciliani una Regione più solida di quella che abbiamo ereditato. Questa ritrovata solidità è stata riconosciuta anche dalle principali agenzie internazionali di rating: Moody's ha portato la Sicilia da Ba1 a Baa2, Standard & Poor's da BBB- a BBB+, mentre Fitch ha confermato il rating BBB, migliorandone recentemente l’outlook a positivo. Un riconoscimento che rafforza la credibilità della Regione e la sua capacità di attrarre investimenti. Ma il nostro obiettivo non era semplicemente" migliorare i conti. Il vero obiettivo era trasformare la stabilità finanziaria in crescita economica, occupazione e sviluppo". Il PIL è aumentato del 2,1% nel 2023, dell’1,8% nel 2024, a fronte dello 0,7% nazionale, e anche nel primo semestre del 2025 ha registrato una crescita dell’1,1%, contro lo 0,2% del dato italiano. Su un orizzonte più ampio, negli ultimi cinque anni il PIL dell’Isola è cresciuto complessivamente del 18,9%, con un andamento superiore alla media nazionale. È un trend certificato da Banca d’Italia, Istat, Svimez e dai principali osservatori economici.

Lo studio Ambrosetti, ad esempio, colloca la Sicilia al primo posto in Italia per crescita dell’occupazione tra il 2019 e il 2024 (+5,6%) e stima un potenziale di 467 mila nuovi occupati entro il 2030, sostenuto da investimenti superiori a 126 miliardi di euro - dice-

La validità della strategia adottata trova conferma anche nell’ultimo Rapporto della Banca d’Italia sull'economia della Sicilia. Nelle scorse settimane si è tenuto un importante convegno in Bankitalia a Palermo. L’Istituto certifica che la nostra Regione ha continuato a crescere anche nel 2025, sostenuta dagli investimenti pubblici e privati.

In particolare, evidenzia il ritorno alla crescita dei prestiti alle imprese dopo anni di contrazione, il miglioramento della qualità del credito, il aumento della liquidità delle aziende e la ripresa degli investimenti favorita dalla riduzione del costo del denaro La Banca d’Italia rileva inoltre che l’82% delle imprese industriali ha chiuso l’anno in utile, che il settore delle costruzioni continua ad espandersi grazie alle opere pubbliche e al Pnrr e che il 45% delle imprese prevede un ulteriore aumento del fatturato nel 2026.

Sul fronte dei conti pubblici, viene infine certificato il pieno rientro della Regione dal disavanzo, con il conseguimento di un saldo attivo. Sono indicatori che dimostrano come il risanamento finanziario non abbia frenato la crescita, ma abbia restituito fiducia al sistema economico, creando condizioni più favorevoli agli investimenti, allo sviluppo e all’occupazione. Sappiamo bene che il lavoro non è concluso. La differenza, però, è che oggi la Sicilia dispone finalmente di conti in ordine, di una credibilità ritrovata e di una direzione di marcia chiara. Il risanamento finanziario non rappresenta il punto di arrivo della nostra azione di governo: è il presupposto che ha reso possibili gli investimenti e le politiche di sviluppo.

"Accanto ai risultati sul risanamento finanziario, c'è un altro dato che misura la credibilità riconquistata dalla Regione: la capacità di programmare e utilizzare le risorse europee e nazionali. Abbiamo chiuso integralmente il Programma Fesr 2014-2020, certificando quasi 3,5 miliardi di euro di fondi europei e recuperando ritardi che mettevano a rischio la perdita delle risorse".

Con il nuovo Accordo per la Coesione, che assegna alla Sicilia 4,9 miliardi di euro, in pochi mesi abbiamo già raggiunto 744 milioni di impegni, 278 milioni di pagamenti e oltre 150 interventi in attuazione, confermando la capacità della Regione di trasformare rapidamente le risorse in cantieri e investimenti.

Queste risorse stanno sostenendo alcune delle più importanti sfide strategiche della Sicilia: oltre 5 miliardi di euro di investimenti per il nuovo polo STMicroelectronics di Catania, con 300 milioni di contributo regionale e 615 milioni complessivamente destinati al programma STEP sulle tecnologie strategiche, portando così la Sicilia a essere la prima regione europea per contributo finanziario alla piattaforma Ue; 1,5 miliardi di euro per il completamento del ciclo dei rifiuti di cui 800 milioni di euro per la realizzazione dei termovalorizzatori di Palermo e Catania.

E ancora 230 milioni di risorse europee sbloccate per il settore idrico, con interventi su reti, depurazione e invasi, oltre ai tre dissalatori già operativi; 345 milioni di euro per il rinnovo della flotta ferroviaria regionale con nuovi treni elettrici e bimodali, oltre al nuovo traghetto della Regione destinato ai collegamenti con le isole minori; e stiamo lavorando per poterci assicurare una vera indipendenza per la mobilità delle isole minori, reperendo le risorse per attivare l’opzione per il secondo traghetto; 275 milioni destinati al social housing e più di 100 milioni per l'edilizia scolastica, insieme a investimenti per sanità, ricerca e inclusione sociale.

È stata pressoché integralmente recuperata l’area di rischio di oltre 1,2 miliardi di euro individuata alla data del mio insediamento per il Piano di sviluppo e coesione del ciclo 2000/2020 con oltre 6mila interventi per 5,6 miliardi di euro. E a questo si aggiunge che abbiamo ripreso ad avanzare domanda di rimborso all’amministrazione centrale ottenendo riconoscimenti per oltre 800 milioni di euro. Sono numeri che raccontano una Sicilia che non rincorre le emergenze, ma utilizza le risorse disponibili per costruire infrastrutture, creare opportunità di sviluppo e rafforzare la competitività del territorio.

Quella che poi considero veramente strategica, la vera chiave di volta del nuovo “modello Sicilia”, capace di attrarre investimenti è la riforma della Cts, la Commissione tecnico specialistica per il rilascio delle autorizzazioni ambientali: abbiamo semplificato le regole, rendendo più rapidi i processi decisionali e favorendo così nuovi insediamenti produttivi. La riattivazione dei dissalatori dopo oltre un decennio di inattività non è soltanto una risposta all’emergenza idrica: è una riforma strutturale del sistema di approvvigionamento dell'acqua destinata a rendere la Sicilia più resiliente negli anni a venire.

La realizzazione dei termovalorizzatori segnerà il superamento di un modello ormai insostenibile di gestione dei rifiuti, consentendo alla nostra Regione di ridurre i conferimenti in discarica, abbattere i costi e recuperare energia. La riqualificazione e la riapertura delle Terme di Sciacca e di Acireale, dopo decenni di abbandono, rappresentano una riforma del modello di sviluppo turistico della Sicilia, capace di creare nuova occupazione e favorire la destagionalizzazione dei flussi. Sono esempi diversi, ma accomunati dalla stessa visione: cambiare strutturalmente il funzionamento della Regione e creare condizioni di sviluppo che produrranno effetti non soltanto oggi, ma anche nei prossimi anni. È questa l’idea di riforma che ha ispirato il nostro Governo: non limitarsi ad amministrare l'esistente, ma intervenire sulle cause dei problemi, lasciando alla Sicilia infrastrutture, servizi e opportunità adeguate alla competitività che il mercato ci impone.

Emergenza ciclone Harry e frana di Niscemi

Governare significa anche essere pronti quando il territorio viene messo alla prova. In questi anni la Sicilia ha dovuto fronteggiare emergenze sempre più frequenti e complesse, legate al dissesto idrogeologico, alla desertificazione e agli eventi meteorologici estremi. In tutte queste circostanze abbiamo scelto di essere presenti, assumendo il coordinamento degli interventi e assicurando risposte tempestive a cittadini, imprese e amministrazioni locali. Perché la capacità di un’istituzione si misura soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà. L’esempio più recente è rappresentato dall’emergenza provocata dal ciclone Harry, che ha colpito duramente numerosi territori dell’Isola. La macchina della Protezione civile regionale si è attivata con tempestività, operando in stretto raccordo con i Comuni, il Governo nazionale, le forze dell’ordine, i Vigili del fuoco e il volontariato organizzato.

A tutti loro desidero rinnovare il mio ringraziamento per la professionalità, la dedizione e lo spirito di servizio dimostrati - dice - Per sostenere la risposta all’emergenza abbiamo istituito un fondo straordinario di 558 milioni di euro, alimentato dalle risorse della revisione di medio termine dei programmi Fesr e Fse 2021-2027, che si è aggiunto ai 93 milioni già stanziati per gli interventi più urgenti. Si tratta di risorse che hanno consentito non solo di affrontare l’immediata emergenza, ma anche di finanziare in modo strutturale la messa in sicurezza del territorio, il ripristino delle infrastrutture danneggiate e il sostegno a cittadini, imprese e attività economiche colpite. Alla gestione dell’emergenza abbiamo fatto seguire senza soluzione di continuità quella della ricostruzione. Sono stati destinati 90 milioni di euro ai lavori di somma urgenza dei Comuni per il ripristino delle infrastrutture e dei servizi essenziali; erogati 22 milioni di euro di contributi alle imprese, fino a 20 mila euro ciascuna, per favorire la ripresa delle attività economiche; inoltre sono state approvate tutte le pratiche relative ai contributi per la ricostruzione privata, fino a 400 mila euro per intervento, con i primi pagamenti già avviati per un importo di 18 milioni di euro.

Dopo la frana di Niscemi dello scorso gennaio la Regione siciliana è intervenuta immediatamente mobilitando uomini e risorse, finanziando i primi interventi di somma urgenza e attivando misure concrete a favore della popolazione e del tessuto produttivo. Attraverso Irfis sono stati erogati i primi contributi straordinari alle imprese danneggiate, mentre abbiamo finanziato il ripristino della Regia Trazzera Niscemi-San Michele di Ganzaria, fondamentale via di fuga, con un investimento di quasi 900 mila euro.

Il governo ha inoltre autorizzato procedure straordinarie che hanno consentito al Comune di assegnare con la massima rapidità 25 alloggi di edilizia sociale alle famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni, superando i tempi ordinari previsti dalla normativa, e messo a disposizione altri 16 immobili degli Iacp per gli sfollati, ai quali, nel frattempo abbiamo garantito mensilmente il contributo di autonoma sistemazione.

Dopo avere assicurato la prima risposta all’emergenza, reperito le risorse necessarie e avviato gli interventi più urgenti, la Regione ha accompagnato il passaggio della fase di ricostruzione al dipartimento nazionale della Protezione civile, secondo quanto stabilito dal Governo centrale. Una scelta che abbiamo sostenuto con piena lealtà istituzionale, continuando a garantire la nostra presenza accanto al territorio e ai cittadini, nella consapevolezza che la collaborazione tra tutti i livelli dello Stato rappresenti la condizione essenziale per affrontare con efficacia emergenze di questa portata, trasformando la capacità amministrativa in una concreta vicinanza alle comunità colpite.

Piano contabile

Analogo percorso è stato compiuto sul piano contabile. Abbiamo progressivamente recuperato il ritardo nell’approvazione dei rendiconti, ristabilendo un rapporto di piena collaborazione istituzionale con la Corte dei conti. Lo stesso principio ha guidato il rapporto con gli enti locali. Una Regione forte non può prescindere da Comuni forti. I sindaci rappresentano il primo presidio istituzionale sul territorio e per questo abbiamo scelto la collaborazione anziché la contrapposizione. Abbiamo incrementato i trasferimenti, accelerato i pagamenti, sostenuto gli enti in difficoltà e introdotto criteri che premiano la capacità amministrativa e la qualità della spesa. La programmazione 2021-2027 ha rafforzato un modello di governance fondato sulla condivisione responsabile e sulla programmazione congiunta con i territori, trasferendo ai Comuni e alle coalizioni territoriali maggiori responsabilità nell’attuazione degli interventi, oltre alle risorse. Un passaggio innovativo è il riconoscimento delle Autorità territoriali come Organismi intermedi: delle 19 Aree regionali, hanno già ottenuto la delega le FUA di Ragusa e Siracusa e le Aree interne Madonie, Nebrodi e Troina, mentre è in corso l’iter per la FUA Sicilia Centrale e l’Area interna Corleonese, Torto e Sosio. Grazie a questo percorso sono stati selezionati oltre 700 interventi per più di 1 miliardo di euro, di cui 740 milioni per oltre 380 progetti dedicati soprattutto alla rigenerazione urbana. Per sostenere la capacità tecnica e amministrativa degli enti locali, la Regione ha inoltre destinato 6 milioni di euro aggiuntivi con risorse proprie a supporto delle coalizioni territoriali. Con la stessa logica abbiamo accompagnato i territori interessati dalle grandi opere infrastrutturali. L’accordo sottoscritto di recente con Anas destina 21 milioni di euro del Fondo per lo sviluppo e la coesione agli otto Comuni attraversati dai lavori della Palermo-Agrigento fermi dal 2016. Non è una semplice misura compensativa, ma il riconoscimento, dopo oltre dieci anni di attesa, del contributo offerto da quelle comunità, che affrontano i disagi dei cantieri partecipando a un’opera destinata a migliorare stabilmente la mobilità della Sicilia occidentale. Per noi le grandi infrastrutture devono produrre benefici non soltanto quando vengono completate, ma anche durante la loro realizzazione, sostenendo i territori che contribuiscono a renderle possibili. È questo il principio che continuerà a guidare l’azione del Governo, perché lo sviluppo della Sicilia deve coinvolgere l’intera Isola, riducendo i divari e creando opportunità per tutti.

Per rendere credibile l’azione di governo era necessario intervenire anche sulla macchina amministrativa, troppo spesso percepita come lenta, frammentata e incapace di accompagnare cittadini e imprese. Una pubblica amministrazione efficiente non rappresenta solo un obiettivo burocratico: è la condizione per attrarre investimenti, realizzare opere, utilizzare le risorse europee e offrire servizi migliori. Per questo siamo intervenuti contemporaneamente sugli organici, sull'organizzazione e sulla semplificazione.

Dopo oltre vent'anni di blocco del turn over, grazie all’accordo raggiunto con il Governo nazionale nel 2023, abbiamo avviato il più grande ricambio generazionale della storia recente della Regione. Oltre 1.300 nuovi dipendenti sono già entrati in servizio e altri 2.600 saranno assunti nei prossimi anni, per rafforzare la macchina amministrativa e renderla più efficiente, moderna e vicina ai cittadini.

Assunzioni

E oggi arriva un’altra notizia importante, che conferma la bontà del lavoro svolto. Grazie al risanamento dei conti e alla ritrovata credibilità della Regione, la Ragioneria generale dello Stato ha espresso parere favorevole alla mia richiesta di autorizzare una quota più elevata di nuove assunzioni, rafforzando ulteriormente il ricambio generazionale anche nel prossimo triennio", annuncia.

Il risultato è concreto: potremo assumere altre 724 persone, tra funzionari e dirigenti, in aggiunta a quelle già programmate. È un traguardo che premia una gestione seria e responsabile e ci consente di investire ancora di più sulle competenze, sui giovani e sul futuro della nostra amministrazione. Ma c'è un risultato che considero particolarmente significativo sul piano umano e sociale. In questi anni, grazie a un lavoro condiviso con l’Assemblea regionale, abbiamo progressivamente superato una stagione storica di precariato che si trascinava da troppo tempo, restituendo stabilità e dignità a migliaia di lavoratori e rafforzando, allo stesso tempo, la capacità operativa della pubblica amministrazione.

In Sas sono stati stabilizzati circa 1.800 lavoratori ex Pip, circa 250 ex Asu dei beni culturali e il personale ex Servirail-Ferrotel. Parallelamente, abbiamo approvato il nuovo piano assunzionale di Sicilia Digitale, investendo su professionalità altamente qualificate per accompagnare la trasformazione digitale dell’amministrazione e affrontare le nuove sfide dell’innovazione.

Si è investito anche nella formazione del personale, nella digitalizzazione e nella semplificazione dei procedimenti amministrativi, riducendo i tempi delle autorizzazioni e migliorando il coordinamento tra i dipartimenti regionali."

Sono risultati meno visibili di una grande infrastruttura, ma altrettanto decisivi, perché ogni procedura conclusa in tempi certi significa un investimento che parte, un’impresa che cresce e nuove opportunità di lavoro.

Turismo

Se c'è un settore nel quale il cambiamento della Sicilia è oggi percepibile anche all’esterno, è il turismo. Fin dall’inizio della legislatura abbiamo scelto di considerarlo non come un semplice comparto economico, ma come una leva strategica di sviluppo. L’obiettivo era superare l’immagine di una Sicilia legata esclusivamente alla stagione balneare e costruire una destinazione internazionale capace di attrarre visitatori durante tutto l’anno, valorizzando il patrimonio storico, culturale, naturalistico ed enogastronomico dell’intera Isola.

I risultati confermano la validità di questa strategia. Nel 2025 la Sicilia ha superato i 23 milioni di presenze turistiche, con oltre la metà rappresentata da visitatori stranieri. Crescono le presenze nei mesi di bassa stagione, aumentano i flussi nelle aree interne e nei piccoli Comuni e si allunga la permanenza media dei visitatori. E questo grazie anche all’introduzione di nuove rotte internazionali dirette tra Palermo, Catania e New York, con un flusso di quasi 150 mila passeggeri. È il segnale che la Sicilia viene scelta non soltanto per il mare, ma per la qualità e la ricchezza della sua offerta complessiva.

Questo risultato nasce da una strategia che ha unito promozione internazionale, investimenti e sostegno alle imprese. Abbiamo rafforzato la presenza della Sicilia sui mercati esteri e investito sul marchio dell’Isola come grande destinazione turistica internazionale. Parallelamente abbiamo varato il più importante programma di sostegno alle imprese del settore degli ultimi anni: il bando da 135 milioni di euro, successivamente rifinanziato con altri 20 milioni, consentirà a centinaia di strutture ricettive di migliorare qualità, sostenibilità, innovazione e servizi. A questa strategia appartiene anche una scelta tanto simbolica quanto concreta: il finanziamento di 90 milioni di euro destinato alla riqualificazione delle Terme di Sciacca e Acireale. Per troppo tempo quelle strutture hanno rappresentato un’occasione mancata. Oggi le stiamo trasformando in uno degli strumenti principali della destagionalizzazione dell’offerta turistica siciliana, creando nuova occupazione e nuove opportunità di sviluppo in due territori di straordinario valore.

Grande attenzione è stata dedicata anche ai borghi, ai cammini religiosi, agli itinerari naturalistici, alle ciclovie e alle produzioni tipiche, nella convinzione che il turismo contemporaneo premi sempre più autenticità, identità e qualità dell’esperienza.

Cultura

Abbiamo scelto di considerare la cultura come uno dei principali motori dello sviluppo economico e della competitività della Sicilia. Per questo abbiamo investito nel recupero del patrimonio monumentale, nei musei, nei parchi archeologici, nei teatri e nei grandi eventi culturali. I risultati sono evidenti. Musei e parchi archeologici regionali registrano ogni anno nuovi record di visitatori, mentre la Valle dei Templi continua a confermarsi tra i siti culturali più visitati d’Italia con oltre un milione di visitatori. Abbiamo inoltre sostenuto il recupero di castelli, musei, aree archeologiche e beni monumentali diffusi in tutta la Sicilia, perché ogni bene restituito alla collettività rappresenta insieme identità, attrattività e sviluppo economico. In questa stessa prospettiva si è rafforzato il sostegno allo spettacolo dal vivo e alle grandi manifestazioni culturali, dalle celebrazioni belliniane al Sicilia Jazz Festival, dalla Settimana di Musica Sacra ai principali festival dell’Isola, contribuendo a rafforzare l’immagine della Sicilia in Italia e all’estero.

Politiche sportive

Lo stesso approccio ha caratterizzato le politiche sportive. Abbiamo sostenuto lo sport come strumento di inclusione sociale, crescita dei giovani e promozione del territorio, istituendo, per esempio, i voucher per la pratica sportiva (in quattro anni abbiamo stanziato 14 milioni di euro a favore di oltre 50 mila beneficiari), sostenendo lo sport paralimpico e investendo nella riqualificazione degli impianti- dice - Parallelamente abbiamo utilizzato i grandi eventi come strumenti di promozione internazionale della Sicilia. Il Capodanno in Musica trasmesso da Catania, il nuovo accordo pluriennale con la Rai e le principali manifestazioni sportive e culturali organizzate nell’Isola non rappresentano semplici eventi di spettacolo.

Sono investimenti nella reputazione della Sicilia, capaci di rafforzarne l’immagine, attrarre nuovi visitatori e sostenere un settore turistico che oggi costituisce uno dei principali motori della crescita regionale.

Crisi idrica e incendi

Tra tutte le sfide affrontate in questi anni, nessuna ha messo alla prova la capacità di governo quanto la crisi idrica e la piaga estiva degli incendi. La Sicilia ha vissuto una delle più gravi siccità della sua storia recente, con pesanti conseguenze per famiglie, imprese, agricoltura e amministrazioni locali. Abbiamo scelto di non limitarci alla gestione dell’emergenza, ma di affrontarla costruendo contemporaneamente le condizioni per evitare che crisi analoghe possano ripetersi con la stessa intensità. Sul fronte della crisi idrica è stato dichiarato lo stato di emergenza regionale, ottenuto quello nazionale e istituita una Cabina di regia permanente che ha garantito il coordinamento tra Regione, Protezione civile, gestori idrici, Consorzi di bonifica, Comuni e Governo nazionale. Questo intervento si è trasformato nel più importante programma di investimenti sul sistema idrico mai realizzato dalla Regione. Sono stati mobilitati oltre 280 milioni di euro per il recupero di pozzi e sorgenti, la manutenzione delle reti, il ripristino delle condotte, il potenziamento degli invasi e la riduzione delle perdite, con un recupero di oltre 2.300 litri d’acqua al secondo.

È stata riportata la dissalazione al centro della politica regionale, finanziando la riattivazione degli impianti di Gela, Porto Empedocle e Trapani e avviando il percorso per nuovi impianti nell’area metropolitana di Palermo, anche attraverso il coinvolgimento di investitori privati- dice - Parallelamente stiamo investendo sulle dighe, sulla digitalizzazione dei sistemi di controllo e sul rifacimento della rete idrica di Agrigento, finanziato dalla Regione con 30 milioni di euro, i cui lavori sono già in corso. La crisi idrica ha colpito duramente il comparto agricolo, uno dei pilastri dell’economia regionale. Per questo agli interventi infrastrutturali abbiamo affiancato misure dirette per sostenere le imprese agricole: finanziamento di pozzi aziendali, bacini di accumulo, sistemi irrigui più efficienti, recupero delle acque reflue depurate, laghetti collinari e investimenti destinati ad aumentare la resilienza del settore- aggiunge - La Sicilia ha inoltre confermato una delle migliori capacità di utilizzo con il 99,92 % delle risorse europee - pari a 2,8 miliardi di euro - dedicate allo sviluppo rurale e ha raggiunto gli obiettivi del Pnrr relativi ai frantoi oleari, all’agricoltura di precisione e all’ammodernamento delle imprese agricole. Sono risultati che dimostrano come una pubblica amministrazione efficiente possa trasformare rapidamente le risorse disponibili in sviluppo concreto.

Abbiamo superato una visione che per troppo tempo ha contrapposto sviluppo economico e tutela dell’ambiente. La nostra convinzione è che una Sicilia più competitiva abbia bisogno, allo stesso tempo, di regole chiare, tempi certi e salvaguardia del territorio. In questa direzione abbiamo accelerato l’approvazione del primo Piano Territoriale Regionale, sostenuto i Comuni nella redazione dei nuovi Piani urbanistici generali e avviato una programmazione finalmente orientata al lungo periodo- dice - Grande attenzione è stata dedicata anche alla difesa delle coste, con interventi contro l’erosione e programmi di riqualificazione del litorale, così come al rilancio delle aree naturali protette, dei parchi regionali e della riforestazione. Proteggere il paesaggio significa difendere uno dei principali fattori di competitività della Sicilia. Tra le riforme più importanti della legislatura, come dicevo, vi è quella del sistema delle autorizzazioni ambientali. La riorganizzazione della Commissione tecnico-specialistica ha consentito di ridurre sensibilmente i tempi delle istruttorie senza abbassare il livello di tutela ambientale. I risultati sono concreti: dalla riforma del 2023 a oggi sono stati rilasciati circa 4mila pareri, corrispondenti a investimenti superiori a 110 miliardi di euro. È la dimostrazione che tutela dell’ambiente e sviluppo possono procedere insieme quando la pubblica amministrazione garantisce procedure efficienti e tempi prevedibili.

Gestione dei rifiuti

Uno dei risultati più significativi di questa legislatura riguarda la riforma del ciclo dei rifiuti. Il Governo nazionale mi ha affidato anche l’incarico di Commissario straordinario per l’adozione del nuovo Piano regionale dei rifiuti, riconoscendo alla Regione il compito di superare una delle più gravi criticità strutturali della Sicilia.

Il primo obiettivo è stato approvare il nuovo Piano regionale dei rifiuti - sia urbani che speciali - successivamente validato dalla Commissione europea. Ho più volte utilizzato un’immagine semplice ma efficace: non si può costruire una villa senza avere prima un piano regolatore. Allo stesso modo, non sarebbe stato possibile realizzare i termovalorizzatori senza dotare la Sicilia di uno strumento di pianificazione moderno e coerente.

Il nuovo Piano non si limita infatti alla realizzazione dei due termovalorizzatori di Palermo e Catania, ma ridisegna l’intera rete impiantistica regionale, prevedendo nuovi impianti per la selezione e il recupero dei materiali, piattaforme per il trattamento della raccolta differenziata, biodigestori e il completamento delle infrastrutture necessarie a chiudere finalmente il ciclo dei rifiuti all’interno della Sicilia.

Su queste basi abbiamo potuto sbloccare la realizzazione dei due termovalorizzatori, opere attese da decenni e i cui bandi saranno a breve pubblicati. Si tratta di impianti di ultima generazione, tra i più avanzati d’Europa sotto il profilo tecnologico e ambientale, progettati per trattare esclusivamente la frazione non riciclabile dei rifiuti.

Avranno emissioni tra le più basse del continente, con livelli di diossine fino al 96-97 per cento inferiori rispetto ad alcuni degli impianti europei oggi considerati punti di riferimento, senza alcun prelievo di acqua dalle risorse naturali grazie a sistemi di recupero e ricircolo.

Il nuovo corso consentirà di superare progressivamente il modello fondato sulle discariche, portando il recupero di materia al 65 per cento e riducendo al 10 per cento il conferimento finale in discarica. I due impianti produrranno inoltre energia elettrica sufficiente a soddisfare il fabbisogno di circa 174 mila famiglie siciliane, trasformando ciò che oggi rappresenta un costo in una risorsa.

Il beneficio sarà anche economico. La chiusura del ciclo dei rifiuti in Sicilia consentirà di eliminare il ricorso al trasferimento dei rifiuti fuori dall’Isola, con un risparmio stimato in circa 100 milioni di euro l’anno, creando le condizioni per una progressiva riduzione dei costi sostenuti dai Comuni e, quindi, della Tari pagata da famiglie e imprese.

Questa è una delle riforme strutturali più importanti della legislatura. Non stiamo semplicemente costruendo un nuovo sistema ma ripensandone uno moderno, autosufficiente e ambientalmente sostenibile, ponendo fine a un’emergenza che per troppo tempo ha frenato lo sviluppo dell’Isola e gravato sui cittadini.

Politica economica

Irfis rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci della nostra politica economica. Ne abbiamo rafforzato il ruolo, trasformandola nell’istituzione finanziaria dello sviluppo della Sicilia, capace di gestire in tempi rapidi strumenti per oltre un miliardo di euro a favore di imprese, professionisti, giovani e famiglie e di tradurre concretamente le scelte del Governo in opportunità di crescita. Attraverso Irfis stiamo gestendo misure di grande rilievo: 150 milioni di euro l’anno alle imprese per incentivare le assunzioni a tempo indeterminato e altri 50 milioni per sostenere gli investimenti accompagnati da nuova occupazione, 180 milioni del programma Ripresa Sicilia, 155 milioni destinati alle imprese turistiche, 53 milioni per Fare Impresa in Sicilia, oltre agli interventi a favore del commercio, dei distretti produttivi, delle aggregazioni di imprese, delle start up e dell’imprenditoria giovanile e femminile. I risultati confermano la validità di questa strategia.

Investimenti e formazione

Con Ripresa Sicilia sono stati presentati 202 progetti per un valore complessivo di 340 milioni di euro, con oltre 130 investimenti già in corso di finanziamento per circa 90 milioni. Il bando Fare Impresa in Sicilia ha invece raccolto 1.087 domande, corrispondenti a oltre 204 milioni di euro di investimenti proposti, a dimostrazione della vitalità del tessuto imprenditoriale siciliano.

Si è inoltre estesa l’azione di Irfis al sostegno diretto delle famiglie e dei giovani. Il credito al consumo ha consentito a 4.615 cittadini di ottenere agevolazioni per oltre 11 milioni di euro. Introdotti i prestiti d’onore per gli studenti universitari e, nelle situazioni di emergenza, abbiamo affidato a Irfis anche la gestione dei ristori alle imprese, garantendo procedure snelle e pagamenti in tempi rapidi. Parallelamente è stato completato il riordino del credito agevolato con la nascita dell’IRCA, semplificando il sistema regionale degli strumenti finanziari in favore di cooperative e imprese artigiane, aggiunge Schifani.

La Sicilia è tornata ad attrarre investimenti industriali di rilievo. Gli accordi con STMicroelectronics, il rilancio del polo Eni-Versalis e i programmi dedicati alla microelettronica, alla chimica verde e alle biotecnologie confermano che l’Isola può tornare protagonista nelle filiere produttive più innovative - sottolinea - Ma gli investimenti producono sviluppo soltanto se si traducono in occupazione stabile e qualificata. Per questo abbiamo scelto di affiancare ai grandi progetti industriali una strategia altrettanto ambiziosa sul capitale umano.

Le infrastrutture e gli investimenti non devono lasciare soltanto opere o impianti: devono creare competenze, offrire opportunità ai giovani e costruire una base occupazionale capace di sostenere la crescita nel tempo. Con questo obiettivo la Regione ha sottoscritto un protocollo d’intesa con Confindustria Sicilia e Ance Sicilia per allineare in modo stabile la formazione professionale ai reali fabbisogni delle imprese. L’accordo introduce un nuovo modello di programmazione dell’offerta formativa, costruito a partire dalle figure professionali maggiormente richieste nei settori strategici, attraverso percorsi mirati, tirocini e il coinvolgimento diretto delle aziende, così da favorire l’inserimento lavorativo di giovani e disoccupati e monitorare con continuità i risultati.

Sviluppo Sicilia e trasporti

In questa direzione si inserisce anche l’intesa con Webuild, che accompagna la realizzazione dei grandi cantieri con la creazione di scuole di formazione e percorsi finalizzati all’assunzione di giovani siciliani. È un modello virtuoso che intendiamo consolidare ed estendere, perché ogni grande investimento deve lasciare in eredità non solo infrastrutture, ma anche competenze, lavoro e prospettive di crescita per il territorio. Lo sviluppo della Sicilia passa inevitabilmente dalla qualità delle infrastrutture. Abbiamo affrontato questa sfida con una visione complessiva, intervenendo contemporaneamente sulla rete ferroviaria, sulla Ragusa-Catania, sul ruolo commissariale della Regione per l'autostrada Palermo-Catania, sul potenziamento della metropolitana di Catania e sul progressivo recupero delle opere incompiute, ridotte di circa l’80 per cento (da 159 del 2016 a 35 nel 2024). Il nostro obiettivo è semplice: non inaugurare cantieri, ma completare le opere e consegnarle ai cittadini.

La posizione geografica della Sicilia rappresenta uno dei suoi principali vantaggi competitivi. Per questo stiamo investendo sul sistema portuale, aeroportuale e logistico con l’obiettivo di fare dell’Isola una piattaforma strategica nel Mediterraneo- dice Schifani -In questo quadro assume particolare importanza il finanziamento di 47 milioni di euro per lo sviluppo integrato della piattaforma cargo dell’aeroporto di Comiso. Non si tratta soltanto di un’infrastruttura aeroportuale. È una scelta di politica industriale che consentirà alle produzioni agricole e agroalimentari del Sud-Est della Sicilia di raggiungere con maggiore rapidità i mercati nazionali e internazionali, aumentando la competitività delle imprese e creando nuova occupazione.

Questa infrastruttura rappresenta un tassello della strategia con cui vogliamo trasformare la Sicilia da punto di arrivo a piattaforma produttiva e logistica del Mediterraneo.

Il caro voli

Abbiamo affrontato il tema del caro voli con una strategia precisa, da un lato il ricorso all’Antitrust dall’altro misure concrete che hanno consentito a oltre 1 milione e 300 mila viaggiatori di ridurre il costo degli spostamenti da e verso l'Isola.

Difendere il diritto alla mobilità significa garantire pari opportunità a studenti, lavoratori, famiglie e imprese.

Parallelamente il sistema aeroportuale siciliano ha superato 23 milioni di passeggeri all’anno, confermandosi tra i più dinamici del Paese. Abbiamo accompagnato questa crescita con investimenti negli aeroporti di Palermo, Catania, Trapani e Comiso, favorendo l’ampliamento delle infrastrutture e l’apertura di ben 73 nuove rotte internazionali.

Una scelta strategica è stata anche l’abolizione, con un finanziamento della Regione di 6,6 milioni di euro, dell’addizionale comunale negli aeroporti di Trapani, Comiso, Lampedusa e Pantelleria, destinata a rafforzarne la competitività e ad attrarre nuovi collegamenti.

Il Ponte sullo Stretto

Tra le principali iniziative promosse dal Governo nazionale per il rilancio del Mezzogiorno, un ruolo centrale è rivestito dal progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, considerato un infrastruttura strategica per il rafforzamento dei collegamenti nazionali ed europei e per lo sviluppo economico dell’Area dello Stretto. A conferma della rilevanza attribuita all’opera, la Regione Siciliana ha destinato, quale quota di compartecipazione attraverso il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), risorse pari a 1,3 miliardi di euro. In questo quadro, il mio Governo ha affiancato alla realizzazione dell’infrastruttura un programma di interventi complementari destinati al territorio della provincia di Messina. Attraverso diversi provvedimenti legislativi - tra cui leggi di Stabilità, disegni di legge di variazione di bilancio e collegati finanziari - sono stati stanziati oltre 110 milioni di euro per finanziare opere finalizzate a migliorare la qualità urbana, potenziare i servizi e creare le condizioni affinché queste risorse si traducano in un processo di crescita diffusa e duratura per il territorio, funzionale alla nuova configurazione della Città metropolitana dopo la realizzazione della grande infrastruttura.

Salute

Tra le responsabilità più importanti di un Governo vi è quella di garantire ai cittadini il diritto alla salute. Sappiamo che la sanità continua a rappresentare una delle principali preoccupazioni dei siciliani e nessuno può pensare di recuperare in pochi anni criticità accumulate nel corso di decenni. Ma avevamo il dovere di avviare un’inversione di tendenza, intervenendo sulle risorse, sulle strutture e sull'organizzazione del sistema. Uno dei risultati più significativi della legislatura è stato l’accordo raggiunto con il Governo nazionale, che ha chiuso un contenzioso aperto da oltre quindici anni sul finanziamento della sanità siciliana. Grazie a quell'intesa, la Regione può contare progressivamente su 630 milioni di euro in più ogni anno, rafforzando in modo strutturale il Servizio sanitario regionale. Su queste basi abbiamo avviato un programma di investimenti che supera un miliardo di euro, destinato alla realizzazione del nuovo ospedale di Siracusa, del nuovo Policlinico di Palermo, del Polo pediatrico di eccellenza, del Polo oncoematologico, del nuovo ospedale di Alcamo e all’ammodernamento delle strutture esistenti. Nel frattempo è stata ridisegnata la nuova rete ospedaliera, che, dopo varie interlocuzioni con il ministero della Salute, è in attesa di avere il via libera da Roma e all’interno della quale abbiamo individuato la soluzione per la permanenza del Centro di cardiochirurgia pediatrica di Taormina.

Tra gli interventi di maggiore rilievo nel settore sanitario si inserisce la riforma amministrativa del sistema di reclutamento dei direttori generali delle aziende sanitarie, fortemente da me voluta. La nuova procedura affida la selezione dei candidati a una commissione esterna di alto profilo, con l’obiettivo di rafforzare trasparenza, meritocrazia e qualità delle nomine. Si tratta di una riforma di grande impatto, realizzata attraverso l’esercizio delle funzioni di governo e gestione amministrativa, a dimostrazione di come cambiamenti incisivi possano essere conseguiti non solo mediante interventi legislativi, ma anche attraverso efficaci atti amministrativi.

Parallelamente, abbiamo dato piena attuazione agli investimenti del Pnrr, attivando oltre 170 tra Case della comunità, Ospedali di comunità e Centrali operative territoriali, ponendo le basi di un nuovo modello di sanità territoriale, più vicino ai cittadini e orientato alla presa in carico dei bisogni di salute. Per rendere pienamente operative queste strutture è previsto il reclutamento di circa 2.750 nuove unità di personale, tra dirigenti medici, infermieri, professionisti sanitari, operatori socio-sanitari, assistenti sociali e personale amministrativo e tecnico, con risorse statali già stanziate.

Grande attenzione è stata dedicata anche alla riduzione delle liste d’attesa anche grazie alla sinergia con la sanità privata di eccellenza. Abbiamo destinato 60 milioni di risorse regionali aggiuntive, rafforzato il Sovracup, accelerato la digitalizzazione delle prenotazioni e introdotto strumenti innovativi, compresa l’intelligenza artificiale, per migliorare la gestione delle prestazioni. Il lavoro non è concluso, ma oggi la sanità siciliana dispone di maggiori risorse, di una programmazione finalmente stabile e di investimenti destinati a produrre effetti duraturi.

Sappiamo che la sanità continua a rappresentare una delle principali preoccupazioni dei siciliani e nessuno può pensare di recuperare in pochi anni criticità accumulate nel corso di decenni. Ma avevamo il dovere di avviare un’inversione di tendenza, intervenendo sulle risorse, sulle strutture e sull'organizzazione del sistema. Uno dei risultati più significativi della legislatura è stato l’accordo raggiunto con il Governo nazionale, che ha chiuso un contenzioso aperto da oltre quindici anni sul finanziamento della sanità siciliana. Grazie a quell'intesa, la Regione può contare progressivamente su 630 milioni di euro in più ogni anno, rafforzando in modo strutturale il Servizio sanitario regionale.

Su queste basi abbiamo avviato un programma di investimenti che supera un miliardo di euro, destinato alla realizzazione del nuovo ospedale di Siracusa, del nuovo Policlinico di Palermo, del Polo pediatrico di eccellenza, del Polo oncoematologico, del nuovo ospedale di Alcamo e all’ammodernamento delle strutture esistenti. Nel frattempo è stata ridisegnata la nuova rete ospedaliera, che, dopo varie interlocuzioni con il ministero della Salute, è in attesa di avere il via libera da Roma e all’interno della quale abbiamo individuato la soluzione per la permanenza del Centro di cardiochirurgia pediatrica di Taormina. Tra gli interventi di maggiore rilievo nel settore sanitario si inserisce la riforma amministrativa del sistema di reclutamento dei direttori generali delle aziende sanitarie, fortemente da me voluta.


Ore 15,48 Cateno De Luca: "Il presidente della Regione non relaziona da quattro anni. Dopo la relazione dovremmo avere la possibilità di approfondirne il contenuto e replicare di conseguenza. Schifani dovrebbe chiedere scusa al Parlamento: ha violato una norma di questo Parlamento. Aveva già presentato il bilancio di un anno di attività in una conferenza stampa. Ma non era quello il modo. Vogliamo la disponibilità di altre date, rispetto ad oggi, per poter dire la nostra su quanto ascolteremo in questa seduta".

Ore 15,40 il presidente dell'Ars Gaetano Galvagno apre la seduta