il caso
Da Meloni pollice verso su Vannacci: Palazzo Chigi prende le distanze dal video del generale (con molti "ma")
Rottura totale tra la presidente del Consiglio e il leader di Futuro Nazionale dopo il filmato choc con le opposizioni all'esecuzione
Giorgia Meloni è intervenuta nel pomeriggio di martedì 21 luglio 2026 per prendere le distanze, “senza alcuna esitazione”, dal discusso filmato diffuso da Roberto Vannacci. Dopo un iniziale silenzio di Palazzo Chigi, la presidente del Consiglio ha chiarito la propria totale estraneità alla vicenda, precisando di essere stata inserita nel video realizzato con l’intelligenza artificiale a sua insaputa e senza aver mai autorizzato la sua presenza né l’accostamento alla figura che pronunciava le condanne.
La premier ha assunto una posizione netta, scegliendo di non difendere l’autore del cortometraggio e di non derubricare l’episodio a mera provocazione comunicativa o social. Meloni ha affermato con decisione che “quel video non appartiene al mio modo di intendere il confronto politico” e ha ribadito che il dibattito democratico deve misurarsi con le idee, il consenso e il voto dei cittadini, respingendo ogni forma di intimidazione, di odio o di rappresentazione violenta e fisica dell’avversario. La ferma dissociazione assume anche un rilievo tattico, certificando una profonda frattura con il leader di Futuro Nazionale. Da Palazzo Chigi è arrivata un’ulteriore marcatura della distanza da Vannacci, con cui i rapporti istituzionali e politici risultavano già tesi e pubblicamente deteriorati dallo scorso giugno 2026. In quella circostanza, Meloni aveva accusato apertamente i parlamentari a lui vicini di indebolire l’esecutivo e di risultare funzionali agli interessi della sinistra, sancendo di fatto una separazione netta. Infine, la presidente del Consiglio ha precisato che questa doverosa presa di distanza non va interpretata come una concessione alle opposizioni. Rifiutando doppi standard e condanne selettive, Meloni ha accompagnato la sua posizione con una “chiara richiesta di reciprocità”, pretendendo dal centrosinistra la medesima inflessibilità e indignazione anche quando parole che evocano violenza o armi provengono dalla loro stessa area politica.
