la polemica
Delmastro, maggioranza in tilt sulle chat con Caroccia: la Procura pronta a ricorrere alla Corte costituzionale
La Giunta nega ai pm le chat con il prestanome del clan camorrista dei Senese e i magistrati valutano il ricorso alla Consulta
Si profila un nuovo, acceso braccio di ferro tra magistratura e politica attorno alle indagini che lambiscono Andrea Delmastro. Al centro del contendere c’è l’inchiesta sulla “Bisteccheria d’Italia”, che coinvolge il ristoratore Andrea Caroccia, recentemente condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con la grave aggravante dell’agevolazione al clan camorristico dei Senese.
Nelle ultime ore, la Giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio ha respinto la richiesta dei pm della Procura di Roma di acquisire le conversazioni intercorse tra Caroccia e l’ex sottosegretario Delmastro, che, va precisato, non risulta indagato. Di fronte al diniego parlamentare, la Procura capitolina sta valutando di sollevare un conflitto di attribuzione contro la Camera dei Deputati davanti alla Corte costituzionale. La decisione definitiva dipenderà dall’esito del voto in Aula, calendarizzato per il 30 luglio.
Il clima politico, già incandescente, si carica di ulteriori tensioni: il presidente della Giunta, Devis Dori, ha annunciato la presenza di un relatore di minoranza in Aula, come richiesto dalle opposizioni. Lo scontro tra gli schieramenti è frontale. Giuseppe Conte, leader del M5s, ha attaccato duramente il centrodestra, accusandolo di aver votato compatto in Giunta per fare da “scudo” a Delmastro e, così facendo, di ostacolare un’indagine cruciale su un clan mafioso negando l’accesso a chat ritenute dai magistrati essenziali.
Sulla stessa linea il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia, che ha ribadito la contrarietà alle “immunità politiche”, pur respingendo l’idea di processi sommari. In difesa di Delmastro è intervenuto il sottosegretario alla Giustizia, Alberto Balboni, che ha rimarcato la totale estraneità del collega alle indagini, definendo “inutilizzabile” una eventuale acquisizione dei messaggi e accusando il Pd di aver votato in modo analogo nel 2024 per proteggere le comunicazioni di propri esponenti.
Il caso Delmastro rischia di inasprire ulteriormente i rapporti tra i pm di piazzale Clodio e l’esecutivo, già messi a dura prova dal caso Almasri e dalle polemiche intorno al procuratore Francesco Lo Voi per l’informazione di garanzia inviata ai ministri Nordio, Piantedosi e al sottosegretario Mantovano, per i quali la Camera ha poi negato l’autorizzazione a procedere.
Un clima di attrito confermato anche dal dossier Giusi Bartolozzi: pochi giorni fa la Consulta ha dichiarato ammissibile il conflitto tra poteri sollevato da Montecitorio contro il Tribunale dei ministri di Roma, con udienza pubblica attesa tra ottobre e novembre.
Sullo sfondo, si profila inoltre l’ipotesi di una nuova indagine dei pm romani sul Ponte sullo Stretto, la principale opera infrastrutturale promossa dal governo Meloni.