il caso
Il ritorno di Mimmo Lucano: la Corte d'Appello restituisce Riace al suo sindaco
Sospesa l'efficacia della decadenza per evitare un danno grave e irreparabile al mandato elettorale in attesa del giudizio in Cassazione
Mimmo Lucano torna a indossare la fascia tricolore a Riace. Con un inatteso colpo di scena che ridisegna gli equilibri politici e giudiziari locali, la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha sospeso l’efficacia esecutiva del provvedimento che ne aveva dichiarato la decadenza, restituendogli temporaneamente le funzioni di sindaco.
Non è l’epilogo di una vicenda processuale lunga e intricata, ma un passaggio decisivo che incide profondamente sulla vita del borgo calabrese, da anni simbolo internazionale dell’accoglienza. Il cuore della pronuncia, adottata dal collegio presieduto dalla dottoressa Patrizia Morabito, è l’accoglimento dell’istanza dei difensori, gli avvocati Andrea Daqua e Giuliano Saitta.
I giudici hanno ravvisato il “danno grave e irreparabile” che sarebbe derivato da una rimozione immediata del primo cittadino: non solo un vulnus personale, ma la rottura della continuità amministrativa, l’interruzione di rapporti istituzionali consolidati e, soprattutto, un colpo al mandato democratico conferito dagli elettori prima che la Cassazione si pronunci in via definitiva.
Lo stesso Lucano ha sottolineato come il pregiudizio maggiore avrebbe colpito Riace e il corretto funzionamento delle sue istituzioni.
Nel febbraio 2025 la Suprema Corte ha reso definitiva una condanna a 18 mesi, nell'ambito del processo “Xenia” con pena sospesa, per un episodio di falso, facendo invece cadere le imputazioni più pesanti legate alla gestione dei progetti di accoglienza.
Sulla base di quell’unica condanna, la Prefettura di Reggio Calabria ha attivato la procedura prevista dalla legge Severino per l’incandidabilità e la decadenza.
Malgrado il fermo diniego del Consiglio comunale di Riace nell’aprile 2025, la Prefettura ha portato la questione in sede civile, ottenendo prima l’avallo del Tribunale di Locri (luglio 2025) e poi la conferma in appello.
La nuova decisione della Corte d’Appello non annulla la decadenza, ma ne congela gli effetti: in attesa del giudizio conclusivo della Cassazione, Lucano rientra pienamente nel suo incarico.
La vicenda supera i confini del piccolo comune jonico e tocca un nodo nazionale: l’equilibrio tra la volontà popolare e i meccanismi automatici della normativa. Lucano, nel frattempo eletto al Parlamento europeo con Alleanza Verdi e Sinistra, era stato nuovamente scelto dai suoi concittadini alle amministrative del giugno 2024, segno di una fiducia che ha resistito alle pendenze giudiziarie.
Il ritorno “in sella” è dunque una tregua armata: i giudici hanno colto un aspetto essenziale, poiché un sindaco sospeso finisce per paralizzare la catena decisionale dell’ente. Il diritto, quando si interseca con un mandato in corso, non può ignorare il fattore tempo e le ricadute concrete sulla comunità.
In attesa del verdetto della Suprema Corte, Mimmo Lucano dunque riprende le redini del Comune.