La polemica
Caso carceri, Addiopizzo con De Lucia: «Senza sicurezza difficile chiedere ai commercianti di denunciare»
L'associazione antiracket interviene con una dura nota nella polemica tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, schierandosi a fianco del magistrato
Nello scontro tra Nordio e De Lucia, interviene anche Addiopizzo: " Come funzionano le carceri? E alla luce di ciò che emerge come fate a chiederci di collaborare? Queste sono solo alcune delle domande di commercianti e imprenditori, purtroppo per la verità pochi, che stiamo con grande fatica supportando dopo che assieme a noi e grazie al lavoro di magistrati e forze di polizia, hanno trovato la forza e il coraggio di opporsi al racket delle estorsioni".
Lo scrive l’associazione antiracket Addiopizzo dopo l'attacco del ministro della Giustizia Nordio al procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, che aveva detto che le sulle carceri italiane "lo Stato non ha più controllo".
Addiopizzo interviene nella polemica, sostenendo la stessa tesi del procuratore: "Più in generale - spiegano - queste sono le domande di decine di commercianti e imprenditori che nel mandamento mafioso di Tommaso Natale - San Lorenzo di Palermo sono stati oggetto di una pesante e gravissima recrudescenza estorsiva e intimidatoria che non ha precedenti negli ultimi venti anni nella storia di Palermo e che risulterebbe essere stata pianificata anche da chi è detenuto nel circuito dell’alta sicurezza".
"Dinanzi ad un quadro così grave e preoccupante che avrebbe doverosamente meritato dei chiarimenti pubblici, politici ed istituzionali da chi ricopre il ruolo di ministro della Giustizia nel nostro Paese, le uniche considerazioni che vengono fatte sono di attacco sconsiderato nei confronti di chi, come il procuratore di Palermo, ha doverosamente posto una questione che passa e va evidentemente oltre le ultime vicende, come del resto la cronaca di questi ultimi anni ci ha spesso raccontato", aggiungono.
"Abbiamo serie difficoltà a convincere e a coinvolgere commercianti e imprenditori in percorsi di collaborazione e di opposizione ai condizionamenti mafiosi se nel frattempo emergono falle così gravi nella gestione di alcune strutture detentive del nostro Paese", proseguono.
"Così come non riusciremo a sradicare fenomeni di illegalità diffusa e di matrice estorsiva se non si affronterà seriamente il tema costituzionale della rieducazione di chi si ritrova ristretto. Su questo si esigono risposte e interventi chiari da parte del guardasigilli e in genere da parte di tutto l’arco parlamentare, all’altezza di una sfida che ancora una volta non può essere scaricata solo addosso a magistratura, forze di polizia e quei pochi che trovano la forza e il coraggio di opporsi alla criminalità organizzata", conclude la nota.