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Strategie

Legge elettorale e parole di La Russa spalancano la porta a Meloni al Quirinale: il campo largo corre ai ripari

Opposizione compatta sul no ma spaccata su politica estera e strategia comune

27 Luglio 2026, 20:05

Legge elettorale e parole di La Russa spalancano la porta a Meloni al Quirinale: il campo largo corre ai ripari

Giorgia Meloni, premier

La nuova legge elettorale prima e le parole del presidente del Senato Ignazio la Russa dopo, hanno fatto intravedere un disegno: se il centrodestra vincerà di nuovo, la prospettiva di Giorgia Meloni al Quirinale acquista consistenza. Uno scenario che il campo largo vuol scongiurare.

«La figura del capo dello Stato è garante della Costituzione, è super partes - ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein - Come si può immaginare» che lo diventi «una persona che ora è a capo del governo e guida una forza politica? Non è questa la soluzione. Quella di Meloni e della destra è un’ossessione unica: andare al Colle, cambiare gli equilibri costituzionali. Noi su questo li fermeremo».

L’alt alla salita al Quirinale della premier è condiviso dagli alleati del Pd. «Un motivo in più per costruire una forte proposta programmatica e politica che dia la maggioranza ad un fronte democratico progressista ed ecologista», ha spiegato Angelo Bonelli di Avs.

Netta la vicepresidente del M5s, la deputata Vittoria Baldino: Meloni «ha dimostrato una totale spregiudicatezza nel portare avanti riforme al limite della costituzionalità, a volte incostituzionali», e ha «dimostrato sprezzo per ogni forma di controllo o bilanciamento dei poteri. Tutte queste caratteristiche sono incompatibili con il ruolo di garanzia che al Presidente della Repubblica attribuisce la nostra Costituzione».

La solidità nello stop alla salita di Meloni al Colle si è infranta sul dibattito quotidiano. E sul lavoro in Parlamento. Alla Camera, l’opposizione è tornata a dividersi sui temi di politica estera, presentando cinque diverse risoluzioni (una per ogni forza, da Avs ad Azione) sulla partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali. A misurare la distanza del Pd da M5s e Avs ancora una volta è stato il tema Ucraina.

Che è comparso anche in una disputa fra il M5s e l’ala riformista del Pd sull'esclusione di Andrea Pirlo dalla guida della Nazionale di calcio. «Siamo il Paese in cui una persona non può fare il Commissario Tecnico della Nazionale se ha un contratto con una società russa - ha scritto sui social il capogruppo del M5s alla Camera, Riccardo Ricciardi - ma in cui un ex lobbista delle armi può fare il ministro della difesa, il vicepremier può stringere la mano di un genocida mentre compie un genocidio... e potrei andare avanti a lungo».

Gli ha risposto il senatore Pd Filippo Sensi: «Sulla questione Pirlo fateci caso: i primi galli a cantare e a dolersi per la sfumata indicazione a commissario tecnico, guarda caso, sono tutti esponenti politici molto sensibili alla Russia».

Le opposizioni mostrano comunque compattezza sul «no alla legge elettorale»: «Prima di La Russa», ha ricordato Schlein, della possibilità che un esponente di destra salga al Quirinale "aveva parlato Meloni. Siccome hanno perso il referendum sulla giustizia, hanno deciso di abbandonare la riforma del premierato. Però stanno provando a realizzarla attraverso questa pessima legge elettorale, che avrebbe un premio così abnorme che permetterebbe a chi vince di scegliere il Presidente della Repubblica. Ma continueremo a contrastare anche in Senato questa legge elettorale».