LA POLEMICA
Scontro istituzionale a Enna, il prefetto gela il sindaco: «Sprezzo alle leggi della Repubblica»
Scoppia il caso delle intitolazioni di vie e piazze, cerimonie già celebrate e targhe già installate ma per il Palazzo di Governo manca l'autorizzazione di legge
Scontro istituzionale tra il prefetto Ignazio Portelli e il Comune di Enna sulle recenti intitolazioni di piazza Antonio e Alessandro Scelfo, piazza Pompeo Colajanni e via Alessandro Scelfo decise dal sindaco Mirello Crisafulli: cerimonie già svolte e targhe posate, ma, secondo la Prefettura, senza la necessaria autorizzazione prevista dalla normativa.
«Questa è una lettera che pensavo di non dovere mai inoltrare e dimostra ancora quanta arretratezza vi può essere in una struttura pubblica» scrive il prefetto Portelli in una nota indirizzata al Municipio. Dopo il via libera della Giunta, le nuove denominazioni sono state inaugurate; il Palazzo del Governo sostiene però di averne avuto notizia soltanto attraverso gli organi di stampa.
«Contrariamente a quanto si possa pensare presso codesta amministrazione comunale», si sottolinea nella comunicazione prefettizia, la materia resta regolata dalla legge del 1927, che vieta di intitolare vie e piazze senza il nulla osta del prefetto, previo parere della deputazione di storia patria, e a persone scomparse da meno di dieci anni, salvo deroga del ministero dell’Interno.
Il decreto del prefetto, si ribadisce, è «elemento costitutivo della fattispecie» e «non può intervenire a sanatoria». Di conseguenza, le tre intitolazioni «allo stato attuale non hanno alcun valore legale» e gli uffici pubblici «non devono tenerne conto».
Le scelte dell’amministrazione, si legge ancora, «generano in questo modo solo confusione nelle attività e fastidi ai cittadini». Per tale ragione il prefetto invita il Comune «a sospendere, ai fini della certezza giuridica, ogni ulteriore attività correlata e a rimuovere immediatamente la segnaletica relativa», poiché «non può essere tollerabile un tale sprezzo alle leggi della Repubblica». E avverte: «Non procedere - spiegano dalla Prefettura - equivale a reiterazione» della violazione, «e va soggetta dunque alle relative conseguenze».