la polemica
A Enna il sindaco Crisafulli cambia nome alle strade e il prefetto lo diffida: ordinata la rimozione delle targhe
La Prefettura accusa il Comune di spregio della legge per aver effettuato le intitolazioni senza le previste autorizzazioni: scoppia lo scontro politico
Un intervento così duro, osservava qualcuno ieri nei corridoi di Comune, Prefettura e Soprintendenza, non ha precedenti e resterà nella storia. Il riferimento, come già anticipato ieri da “La Sicilia”, è alla nota del prefetto indirizzata al sindaco di Enna, Mirello Crisafulli, per richiamarlo al rispetto delle regole dopo che il Comune ha intitolato una via a Pompeo Colajanni e all'ingegnere Alessandro Scelfo senza tenere conto del ruolo della stessa Prefettura, della Soprintendenza e di alcune norme e leggi.
«Questa è una lettera che pensavo di non dover mai inoltrare e dimostra ancora quanta arretratezza vi può essere in una struttura pubblica». Inizia proprio così la missiva del prefetto Ignazio Portelli che ha pure scritto «contrariamente a quanto si possa pensare presso codesta Amministrazione comunale, l'intitolazione di luoghi pubblici è disciplinata dall'art. 1 della legge 23 giugno 1927...» che prevede l'autorizzazione del prefetto per l'intitolazione di luoghi pubblici. Nel caso specifico, si è appreso su quanto scritto, «invece la S.V. ha proceduto indipendentemente dalla disciplina dell'ordinamento nazionale».
La Prefettura aveva già avviato la procedura autorizzatoria «tuttavia si apprende dagli organi di informazione che, senza autorizzazione, si sono già svolte le manifestazioni pubbliche celebrative delle tre intitolazioni». La nota del prefetto si è chiusa con l'invito a «rimuovere immediatamente la segnaletica relativa, non potendo essere tollerabile un tale spregio alle leggi di questa Repubblica».
Quanto accaduto ha scatenato una sequela di reazioni politiche durissime. Sostegno alla posizione assunta dal prefetto «che ha correttamente richiamato il Comune al rispetto della normativa» è stato espresso dall'assessore regionale Francesco Colianni che ha poi ricordato il ruolo del prefetto e «nei casi previsti, anche i pareri e i nulla osta degli organismi competenti, a partire dalla Deputazione o Società di Storia Patria e dalla Soprintendenza». Colianni si è quindi appellato al sindaco «affinché procedano rapidamente al ripristino della piena legalità degli atti e adottino, per il futuro, un’azione amministrativa più attenta e rigorosa» ed in conclusione ha ricordato che «un’amministrazione responsabile deve sempre coniugare sensibilità istituzionale, rispetto della legge e tutela concreta dei cittadini».
Solidarietà al Soprintendente Di Franco «destinatario in queste ore di attacchi personali e dichiarazioni che ritengo inaccettabili» l'ha espressa la deputata Eliana Longi: «Le istituzioni si possono criticare nel merito delle decisioni, ma non si possono delegittimare con parole offensive o richieste di rimozione rivolte a chi svolge il proprio incarico nel rispetto della legge» dice Longi ringraziando anche il prefetto «per le puntuali precisazioni rese e auspico che il confronto istituzionale torni a svolgersi nel rispetto delle regole e delle competenze di ciascuno».
Ritornano sul caso anche i consiglieri di Enna Futura, Paolo Gargaglione e Giusi Macaluso: «Dal prefetto arriva una lezione di legalità per il sindaco e l’amministrazione» che, dicono, «dovrebbe indurre il sindaco e l’intera amministrazione a una seria riflessione sul rispetto delle regole e ahi noi, ancora una volta, delle istituzioni». Per i due consiglieri «quando persino il prefetto è costretto a richiamare il Comune al rispetto delle norme, non siamo più davanti a una semplice svista amministrativa, ma a un fatto di straordinaria gravità istituzionale che merita di essere riconosciuto e a nostro avviso pure corretto».
I consiglieri di Mpa e Forza Italia, ritenendo che le intitolazioni abbiano un forte valore simbolico e istituzionale «devono essere accompagnate dal rigoroso rispetto delle leggi, delle regole e delle procedure» e il richiamo della Prefettura «deve essere considerato come un momento di attenzione istituzionale».