L’istanza di 52 toghe
Giustizia e legge sull'intelligenza artificiale: «Tutelare l'umanità della decisione»
Il presidente del Tribunale di Catania, Mariano Sciacca, fra i firmatari di un documento inviato alle massime istituzioni
L’intelligenza artificiale diventa, finalmente, un tema di dibattito del potere legislativo. Le toghe non vogliono stare a guardare, ma vogliono essere protagonisti della normativa che avrà un impatto dirompente su tutti i sistemi. Anche quello delicatissimo della giustizia. Cinquantadue dirigenti degli uffici giudiziari italiani, fra pm e giudici, hanno trasmesso alle massime istituzioni un’istanza sui decreti attuativi della legge italiana sull’intelligenza artificiale, che è all’esame del Parlamento. «Chiediamo che i decreti attuativi - spiega Mariano Sciacca, presidente del Tribunale di Catania e fra i sottoscrittori dell’istanza - siano sottoposti a una valutazione pubblica e condivisa prima dell’approvazione definitiva e che nei testi entrino alcuni presidi che riteniamo essenziali. Non intendiamo porre ostacoli all’innovazione - argomenta il magistrato - ma contribuire ad assicurarne un governo equilibrato e corretto. Per le 52 toghe ci sono quattro condizioni inderogabili nel dibattito sulla legge che deve disciplinare l’uso dell’intelligenza artificiale. I paletti sono: regole discusse pubblicamente, dati che restino sotto sovranità pubblica, strumenti verificabili, giuristi che conservino integra la capacità di pensare, verificare e decidere. «L’innovazione nella giustizia o è governata o è subita: i 52 firmatari hanno scelto la prima strada», è la sentenza del presidente Sciacca. La sovranità digitale sui dati giudiziari è forse il nodo più insidioso. «Parliamo di atti processuali, provvedimenti, intercettazioni, dati sensibili di parti, testimoni, minori, vittime: un patrimonio informativo di eccezionale delicatezza. I dati della giustizia devono restare sotto il controllo pubblico», dichiara con fermezza il magistrato catanese. «Chiediamo l’elaborazione dei dati solo su infrastrutture pubbliche e qualificate». I 52 firmatari chiedono anche l’istituzione di un registro pubblico dei sistemi di intelligenza artificiale autorizzati per gli uffici giudiziari. «Ad oggi non esiste, è un vuoto da colmare», insiste Sciacca. E poi i 52 firmatari intendono «difendere la sostanza della decisione umana, non solo il suo enunciato. Un giudice che recepisse abitualmente le sintesi della macchina rispetterebbe la lettera della legge ma ne tradirebbe la sostanza. È questo lo scenario che vogliamo prevenire».
I 52 magistrati inoltre chiedono di coinvolgere l’avvocatura. «Senza l’avvocatura questa partita non si vince. L’avvocato è componente essenziale della giurisdizione e presidio del diritto di difesa», è il verdetto del presidente del Tribunale etneo.