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Il caso

Burgio per tre volte sindaco a Serradifalco, l'assessorato Autonomie locali chiede la rimozione. Mpa: «Grave ingiustizia»

Per gli autonomisti, prima di un intervento della Regione, il leghista dovrebbe dimettersi per rispetto istituzionale. La decisione ultima a Schifani

01 Agosto 2026, 17:35

17:40

Leonardo Burgio, sindaco di Serradifalco

Leonardo Burgio, sindaco di Serradifalco

Il Movimento per l’Autonomia esprime seria preoccupazione per la vicenda che coinvolge il Comune di Serradifalco, ritenendola un banco di prova per la tenuta della legalità nell’ordinamento degli enti locali siciliani. Nel mirino dell’organizzazione c’è il sindaco di Serradifalco, Leonardo Burgio, esponente della Lega e figlio dell’ex assessora regionale Daniela Faroni, rieletto per la terza volta consecutiva.

Secondo il Movimento, la nuova elezione è avvenuta in aperto contrasto con l’articolo 3, comma 3, della legge regionale 7 del 1992, che per i comuni oltre i 5.000 abitanti consente una sola rielezione immediata. Sempre secondo la nota, Burgio avrebbe scientemente aggirato la normativa, sostituendo la dichiarazione di candidatura prevista con un atto di segno opposto, fondato su un’interpretazione estensiva della sentenza n. 16/2026 della Corte costituzionale, che nessun giudice avrebbe mai ricondotto alla disciplina siciliana.

Il Movimento rileva che l’Assessorato regionale delle Autonomie locali ha già predisposto la proposta di rimozione del primo cittadino, da sottoscrivere “senza esitazione”. Una scelta che, a loro avviso, si impone innanzitutto per rispetto del Parlamento regionale: l’Assemblea Regionale Siciliana ha infatti respinto più volte ogni tentativo di modificare l’articolo 3 della L.R. 7/1992 per introdurre il terzo mandato consecutivo.

“Non si può consentire che un singolo amministratore, per quanto sorretto dal consenso elettorale, realizzi per via di fatto ciò che il legislatore regionale ha più volte negato per via di diritto”, afferma la nota, aggiungendo che la sovranità dell’Ars in materia di ordinamento degli enti locali non può essere svuotata da atti unilaterali di disobbedienza civile. Il Movimento richiama inoltre il dovere di garantire parità di trattamento verso i molti sindaci che, nella scorsa tornata elettorale, hanno rispettato il limite dei due mandati e hanno scelto di non ricandidarsi. Consentire la permanenza in carica in violazione dei vincoli sui mandati, si legge, costituirebbe una “grave ingiustizia” e un affronto a chi ha osservato la legge, anche a costo di un prezzo politico e personale.

C’è poi un profilo di sistema: nel maggio 2027 numerosi sindaci di comuni sotto i 5.000 abitanti completeranno il secondo mandato. Tollerare oggi una terza rielezione in contrasto con la normativa regionale creerebbe, secondo il Movimento, un precedente “dirompente”: molti amministratori potrebbero richiamarsi alla presunta abrogazione del limite per effetto della sentenza n. 16/2026 e ripresentarsi, aprendo la strada a una “giungla istituzionale” e a un contenzioso capace di paralizzare decine di enti. “La posta in gioco non è solo la sorte del Sindaco di Serradifalco”, conclude la nota: sono in gioco la solidità dell’ordinamento regionale, il rispetto della potestà legislativa dell’Ars e l’eguaglianza dei cittadini e degli amministratori davanti alla legge. Il Movimento per l’Autonomia, insieme a forze politiche, amministratori e cittadini, confida che si riaffermi il principio per cui “in Sicilia la legge regionale vigente si osserva, non si interpreta creativamente”.

Nel solco del buon senso e del rispetto istituzionale, aggiunge infine il Coordinamento, prima ancora di un intervento del Presidente della Regione, dovrebbe prevalere l’ipotesi delle dimissioni del sindaco di Serradifalco.