Il caso
Serradifalco e terzo mandato negato al sindaco, Anci: «Una regola che esiste solo in Sicilia»
Il presidente dell'associazione dei comuni Paolo Amenta e il segretario Mario Alvano rivendicano una posizione già manifestata in passato
Dopo il caso di Serradifalco, nel nisseno, dove si va verso la rimozione del primo cittadino Leonardo Burgio, Anci Sicilia, associazione dei comuni, interviene in merito al terzo mandato dei sindaci.
«Continuiamo a ritenere che non trovi alcuna valida giustificazione il fatto che la Sicilia sia l'unica Regione nella quale ai sindaci dei Comuni non sia consentita la candidatura per un terzo mandato consecutivo, nonostante il legislatore nazionale abbia ormai previsto una disciplina diversa per gli enti locali». Lo dicono il presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta e il segretario generale, Mario Emanuele Alvano, in merito al dibattito sviluppatosi nelle ultime ore sulla vicenda del Comune di Serradifalco, ribadendo una posizione che l'Associazione ha espresso con chiarezza e continuità nel corso degli ultimi anni.
«Anci Sicilia - proseguono - ha più volte sostenuto l'opportunità di un adeguamento della normativa regionale a quella nazionale, nell'ottica di assicurare uniformità di trattamento agli amministratori locali e superare una evidente disparità che riguarda esclusivamente i Comuni siciliani». E aggiungono: «L'Assemblea regionale siciliana, per due volte, ha deciso di non procedere in questa direzione – spiegano -. Di questa scelta legislativa siamo costretti a prendere atto, pur continuando a ritenere che l'adeguamento della normativa regionale a quella nazionale rappresenti la soluzione più ragionevole e coerente».
Con riferimento alla vicenda del sindaco di Serradifalco, «rileviamo altresì che la candidatura non risulta essere stata contestata nel corso del procedimento elettorale, né prima dello svolgimento delle elezioni, né durante le operazioni di ammissione delle liste, circostanza che ha inevitabilmente contribuito a determinare l'attuale situazione. Nonostante ciò, non compete ad Anci Sicilia entrare nel merito delle questioni giuridiche connesse al caso concreto, che troveranno necessariamente definizione nelle sedi giurisdizionali competenti».
Poi esprimono «rammarico» per il fatto che «il confronto politico finisca per svilupparsi attraverso la strumentalizzazione di norme che disciplinano l'ordinamento delle autonomie locali – sottolineano Amenta e Alvano -. L'ordinamento delle autonomie locali costituisce uno degli elementi fondamentali del corretto funzionamento delle istituzioni e dovrebbe essere preservato sia da continue modifiche dettate da contingenze politiche, sia da un utilizzo distorto delle prerogative riconosciute dall'autonomia regionale, che rischia di trasformare regole fondamentali per il funzionamento dei Comuni in strumenti di contrapposizione politica. Anci Sicilia continuerà, come sempre, a rappresentare esclusivamente gli interessi istituzionali dei Comuni, auspicando che il legislatore regionale voglia riprendere un confronto serio e organico sull'assetto delle autonomie locali, a partire dall'allineamento della disciplina del terzo mandato con quella vigente nel resto del Paese, nell'interesse della certezza del diritto, della stabilità istituzionale e del rispetto dell'autonomia dei Comuni», conclude il presidente Amenta.
