Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
2 agosto 2026 - Aggiornato alle 19:40
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

La polemica

Terzo mandato interviene Carta, sindaco di Melilli: «Quando verrà il giorno, tornerò alla mia casa e al mio lavoro»

Il parlamentare Ars, esponente Mpa, sul caso Serradifalco: «Le regole si cambiano insieme, non si violano da soli»

02 Agosto 2026, 19:00

19:10

Terzo mandato interviene Carta, sindaco di Melilli: «Quando verrà il giorno, tornerò alla mia casa e al mio lavoro»

L'eterna diatriba tra "apocalittici" e "integrati" si ripropone in queste ore in versione siciliana. Ma con gli schieramenti, formati da politici e soprattutto sindaci, che in questo caso potremmo definire "terzomandatisti" contro "legalitari". E tra questi ultimi si inserisce Giuseppe Carta, sindaco di Melilli (Siracusa), deputato all'Assemblea regionale siciliana del Mpa.

«Sono un sindaco in carica: quando verrà il giorno, tornerò alla mia casa e al mio lavoro, come la legge impone e come tanti colleghi hanno fatto prima di me, senza clamore. Parlo in nome di chi il limite dei mandati lo ha rispettato e dei siciliani che credono nella legge e nello Statuto. Alla lettera di alcuni colleghi rispondo perciò senza acrimonia e con serietà», dichiara Carta, in perfetta sintonia con il suo movimento autonomista, che nelle scorse ore è stato duramente attaccato da 18 tra sindaci ed ex primi cittadini di vari colori politici che hanno inviato una nota Comune tramite la Lega per dire che il terzo mandato sarebbe più che giusto concenderlo. E sulla stessa lunghezza d'onda si è schierata anche Anci Sicilia, l'associazione dei comuni (o dei sindaci: a guidarla Paolo Amenta di Canicattini Bagni).

«Si parla di presa in giro: mi sia consentito dire dove essa realmente stia. Non nel decreto di rimozione del sindaco di Serradifalco, che condivido, ma nella pretesa che resti in carica chi la legge ha oltrepassato, mentre chi l’ha osservata si è fatto da parte. Se il fatto compiuto diventa regola, ai siciliani resta un insegnamento amaro: rispettare la legge è da ingenui. Quanto al domandarsi dove fosse l’Mpa: le firme sui disegni di legge di recepimento sono atti pubblici, e restano; le bocciature maturarono nel segreto dell’urna, dove nessuna appartenenza si vede e nessuno può, in coscienza, essere additato. Il paradosso tocca semmai chi quel testo depositò, non seppe accompagnarlo all’approvazione e oggi difende chi viola la norma vigente».

Nella sua lunga nota, il sindaco di Melilli aggiunge: «Perché questo va detto con animo sereno: la norma regionale che consente una sola rielezione immediata nei comuni sopra i cinquemila abitanti è vigente e mai impugnata. Dire che non vi sia «alcuna contestazione» significa non vedere la segnalazione del Prefetto e la proposta di rimozione formalizzata dall’Assessorato delle Autonomie locali; la pronuncia costituzionale che si invoca riguarda un’altra autonomia speciale, e nessun giudice l’ha riferita alla Sicilia. L'articolo 40, del resto, non è un gesto d’imperio: è uno strumento che l’ordinamento regionale prevede, con le sue garanzie e le sue sedi di ricorso. Chi ritiene di avere ragione la faccia valere davanti a un giudice; chi invece disapplica da sé una legge regionale, invocando la prevalenza della norma statale sulla potestà dell’ARS, non difende i siciliani: svuota, forse senza avvedersene, lo Statuto di Autonomia.

«Voglio però andare oltre, e porre al legislatore una domanda: se la continuità amministrativa è un valore, perché fermarla a quindicimila abitanti? Le ragioni addotte a Roma — la fatica, vera, di comporre le liste nei piccoli centri — sono serie, ma non si arrestano a quella soglia: la programmazione del PNRR, dei fondi europei, delle opere pubbliche eccede la durata di un mandato tanto nei paesi quanto, più ancora, nelle città. Quella soglia non nacque da un disegno organico: nacque dal compromesso consumato attorno al ben più conteso terzo mandato dei presidenti di regione e dei sindaci delle grandi città. I comuni minori furono la parte concessa; tutti gli altri, la parte negata. Ma la democrazia non muta natura a quindicimila abitanti e uno: se la continuità è un valore, lo è per tutti, con i contrappesi che la Corte costituzionale richiama a presidio del ricambio e della parità fra i candidati».

«Per Carta c’è poi il domani: se ciascuno potesse scegliere quale legge applicare, le decine di comuni chiamati al voto nel 2027 scivolerebbero in un contenzioso che paralizza. Non chiedo eccezioni per me: chiedo certezza del diritto. Al Presidente della Regione e al Presidente dell’Ars rivolgo perciò, con la fiducia dovuta alle istituzioni, un duplice appello: si firmi il decreto, perché le leggi vigenti si onorano finché il legislatore, insieme, non le muta; e si calendarizzi in Aula, a voto palese, una riforma organica dei limiti di mandato — il recepimento della soglia dei quindicimila abitanti e, senza timidezze, la discussione della sua estensione a tutti i comuni, con i necessari presidi di ricambio e di trasparenza. La riforma per tutti, non la sanatoria per uno. Di questo appello mi faccio promotore tra i colleghi: da oggi ne raccoglierò le adesioni, e sono certo che saranno decine, da ogni parte della Sicilia. Le regole, in democrazia, si cambiano insieme, nelle aule; non si violano da soli, nei municipi. La legge è uguale per tutti, o non è.