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Scontro tra istituzioni

Il governo nazionale impugna una legge siciliana su personale ed enti locali

Roma contesta eccesso di competenza, violazioni costituzionali e carenze di copertura finanziaria introdotte da emendamenti parlamentari

05 Agosto 2026, 14:59

15:42

Ars

Scontro governo nazionale e Regione. Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, ha deliberato di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale la legge della Regione Siciliana n. 13 del 28 maggio 2026, recante «Norme in materia di personale ed enti locali. Disposizioni varie». La decisione dell'esecutivo centrale, ufficializzata nel comunicato finale della seduta di Palazzo Chigi, mette nel mirino un impianto normativo che avrebbe travalicato i confini fissati dallo Statuto speciale e dalle norme della Carta fondamentale. Una legge non varata dal governo Schifani, ma di iniziativa parlamentare.

Secondo il governo nazionale, talune disposizioni eccedono le competenze regionali, ponendosi in aperto contrasto con la legislazione statale in ambiti strategici e riservati allo Stato, quali l'ordinamento civile e la previdenza sociale, disciplinati dall'articolo 117, secondo comma, lettere l) e o) della Costituzione, oltre che con il coordinamento della finanza pubblica richiamato dallo stesso articolo al terzo comma. Le contestazioni di Roma non si fermano agli aspetti di riparto delle competenze, ma toccano principi cardine dell'architettura democratica: la legge regionale violerebbe infatti i principi di uguaglianza, imparzialità e buon andamento dell’amministrazione presidiati dagli articoli 3 e 97 della Costituzione, senza tralasciare i rilievi di natura contabile legati all'articolo 81 sulla necessaria e rigorosa copertura finanziaria dei provvedimenti.

A rendere il caso politicamente spinoso è la genesi stessa delle norme finite sotto accusa. I rilievi sollevati dal governo nazionale non riguardano infatti l'impianto originario del disegno di legge predisposto e approvato dalla giunta regionale presieduta da Renato Schifani, bensì disposizioni di natura prettamente parlamentare. Il testo è stato infatti modificato e appesantito durante il passaggio a Sala d'Ercole, dove il dibattito dell'Assemblea Regionale Siciliana ha visto l'inserimento di numerosi emendamenti di iniziativa dei deputati.