la contestazione
Fischi all'Agnata per Matteo Salvini: la serata per De André diventa un caso politico nazionale
Una spettatrice contesta il leader della Lega seduto in prima fila accanto a Dori Ghezzi, che difende il valore del dialogo
Quello che doveva essere un omaggio raccolto in musica si è trasformato, nel giro di poche ore, in un caso politico nazionale. La sera del 9 agosto, nella suggestiva tenuta de L’Agnata, a Tempio Pausania (Gallura), un’inedita contestazione, improvvisa e isolata, ha avuto come bersaglio il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini.
Diodato all'Agnata di De Andrè: "Speriamo che la musica di De Andrè illumini un po' di più anche la nostra classe politica". Davanti a lui un poco illuminato Salvini applaude pic.twitter.com/AfLKP7GGvN
— Il Grande Flagello (@grande_flagello) August 10, 2026
L’episodio, avvenuto durante il tradizionale “Concerto per Fabrizio De André” eseguito da Diodato, ha riacceso un dibattito profondo sul senso dell’eredità civile e culturale di uno dei cantautori più amati d’Italia. Il live, parte del prestigioso cartellone di Time in Jazz 2026 — la rassegna ideata da Paolo Fresu in sinergia con la Fondazione De André — procedeva senza intoppi. Salvini assisteva in prima fila, seduto accanto a Dori Ghezzi, vedova del cantautore genovese.
La tensione è salita quando una giovane spettatrice ha preso la parola. Secondo la ricostruzione diffusa sui social dall’ex senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Cotti, la ragazza si è rivolta al pubblico: dopo aver rivolto sentiti complimenti a Diodato per l’esibizione, ha annunciato di non voler proseguire l’ascolto a causa della presenza del leader leghista. La contestazione si è poi allargata alla stessa Ghezzi, ritenuta responsabile di aver accolto l’esponente politico. Quindi, la spettatrice ha lasciato definitivamente l’area del concerto.
Il gesto, pacifico ma di forte impatto simbolico, ha subito acceso il confronto in platea. Dori Ghezzi è intervenuta invitando alla riflessione sull’importanza di ascoltare anche posizioni lontane dalle proprie, rivendicando il valore del dialogo democratico e sostenendo che il dissenso non debba mai sfociare nell’esclusione o nella negazione dell’altro.
La polemica ha oltrepassato in breve i confini della Gallura per infiammarsi sui social, trovando una sponda critica anche all’interno della famiglia dell’artista. Alice De André, nipote di Fabrizio, su Instagram ha assunto una posizione nettamente diversa da quella di Ghezzi: a suo giudizio, non era la protesta della ragazza l’elemento “scandaloso” della serata, bensì la presenza in prima fila di Salvini, le cui scelte politiche vengono percepite in radicale contrasto con i valori di solidarietà ed empatia verso gli ultimi che il nonno ha cantato.
La risonanza nazionale del caso — amplificata dal racconto originario di Cotti — ha messo a nudo un nodo simbolico irrisolto. L’Agnata non è un semplice scenario per eventi estivi, ma un luogo-memoria dell’esperienza umana e artistica di Fabrizio De André. Per molti ascoltatori e cultori di “Faber”, accogliere un leader associato a posizioni rigoriste su confini, sicurezza e immigrazione in uno spazio consacrato al cantore degli emarginati rappresenta una contraddizione difficilmente componibile. La serata, da un lato, ha confermato la tendenza della politica a cercare legittimazione nei luoghi della cultura; dall’altro, ha ribadito come la figura di De André, a decenni di distanza, resti una viva linea di frattura ideologica e morale nel panorama civile italiano.