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il caso

Bot russi e profili fake, così l'ex generale Vannacci vola sui social

Il confronto a colpi di clip generate da IA e account artificiali dimostra come la manipolazione informativa sia ormai strutturale nel nostro sistema

14 Agosto 2026, 18:16

18:20

Bot russi e profili fake, così l'ex generale Vannacci vola sui social

Il braccio di ferro politico di agosto 2026 non si consuma né nelle aule parlamentari né nelle piazze, ma scorre sul terreno instabile e vorticoso dei social network. La contrapposizione tra Carlo Calenda e Roberto Vannacci riaccende con forza il dibattito sulla propaganda digitale, sull’impiego delle intelligenze artificiali e sull’ombra, sempre evocata, dell’influenza russa nel discorso pubblico italiano. Una contesa che conferma come l’estate non rappresenti più una tregua per la politica, bensì l’estensione a pieno regime di una campagna elettorale permanente.

A innescare la polemica è stato il leader di Azione, Carlo Calenda, che ha sferrato un attacco frontale all’ex generale Roberto Vannacci. Calenda lo accusa di gonfiare il consenso con “like da bot russi” e di ricorrere in modo massiccio all’intelligenza artificiale per alimentare la propria macchina propagandistica. Una critica in linea con posizioni già espresse nei mesi scorsi, quando il leader centrista aveva definito il capo di Futuro Nazionale un fattore di rischio per la democrazia, attribuendogli vicinanze agli interessi di Mosca.

I numeri raccontano un’estate tutt’altro che sonnacchiosa. Secondo un’analisi pubblicata da il Giornale, Vannacci mantiene una media di 2,8 post al giorno; Calenda rilancia con un ritmo ancora più serrato, attestandosi su circa 4,1. Cifre che certificano l’obbligo, per gli attori politici contemporanei, di presidiare in modo continuo i feed per non arretrare nel gioco degli algoritmi e non lasciare campo agli avversari.

La disputa riporta al centro una terminologia spesso usata con disinvoltura. Parlare di “bot russi” finisce per mescolare realtà differenti: account automatizzati, profili falsi e reti coordinate di disinformazione. Le evidenze tecniche, tuttavia, non mancano. Report internazionali di Meta documentano attività di coordinated inauthentic behavior (comportamento inautentico coordinato), mentre la Relazione annuale 2025 dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale avverte del rischio di contaminazione del dibattito democratico tramite reti artificiali. Tra le minacce più persistenti compare il network di matrice russa noto come Doppelganger, specializzato in manipolazioni transnazionali.

In questo contesto si colloca il “caso Vannacci”. Un’analisi di Cyabra per Arcadia ha rilevato, su X e Instagram, una quota di profili che amplificano i messaggi del leader di Futuro Nazionale con caratteristiche riconducibili all’inautenticità. Gli esperti, però, invitano a evitare scorciatoie interpretative. La presenza di bot russi è un fatto documentato, ma viene considerata un sintomo più che la causa del successo digitale dell’ex generale. L’amplificazione artificiale, da sola, non spiega l’elevato livello di interazioni che circonda i post di Vannacci. La chiave va cercata nelle dinamiche algoritmiche delle piattaforme, che premiano linguaggi polarizzanti, identitari, conflittuali e un’estetica semplificata.

Vannacci, oggi alla guida di Futuro Nazionale — formazione nata dopo la rottura con la Lega e che ha accolto anche la deputata Laura Ravetto — adotta una comunicazione fortemente divisiva. Un approccio capace di innescare reazioni emotive immediate e di generare un flusso costante di commenti, condivisioni e dibattiti che gli algoritmi tendono a valorizzare e diffondere.

Accanto al capitolo bot, avanza quello della “slopaganda” prodotta con strumenti di intelligenza artificiale. Un’inchiesta de Il Fatto Quotidiano del 23 luglio 2026 ha documentato la circolazione di video a sostegno di Vannacci realizzati con Grok AI. Diffusi da un account di fan su Instagram e riconducibili alla galassia comunicativa di Futuro Nazionale, questi filmati adottano codici epici, richiami all’antica Roma e pose guerriere per veicolare messaggi diretti e ad alto impatto. L’uso di tali strumenti non è illecito, ma rivoluziona i costi e i tempi della propaganda: oggi chiunque, con un prompt mirato e un software accessibile, può inondare la rete di contenuti multimediali a basso costo.

La partita estiva tra Calenda e Vannacci mette così a fuoco le due anime della politica nell’era delle piattaforme. Da un lato, la denuncia del degrado del discorso pubblico mossa da Calenda, che tuttavia, per farsi strada nell’arena digitale, ricorre a sua volta a toni taglienti ed efficaci sul piano retorico. Dall’altro, la leadership di Vannacci, che fa della rottura e del posizionamento anti-sistema il proprio acceleratore di consenso, cavalcando il malcontento e la crisi di fiducia verso le istituzioni. Mentre Meta segnala uno spostamento delle operazioni di influenza verso canali meno controllati, la lezione più scomoda per la politica nazionale è che la disinformazione attecchisce dove trova un terreno sociale ed emotivo già predisposto.