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Attualità

Travaglio su Falcone, Pld Sicilia: "Parole vergognose"

Il segretario regionale Salvo Liuzzo dice la sua su una delle polemiche del momento

18 Agosto 2026, 20:45

20:57

Liuzzo (Partito Liberaldemocratico): "La manovra quater testimonia il fallimento del governo Schifani, la Sicilia merita di più"

Il segretario regionale Pld Salvo Liuzzo

"Esprimo la mia piena solidarietà a Maria Falcone e a tutta la famiglia per le parole pubblicate da Marco Travaglio nella sua rubrica sul Fatto Quotidiano. Definisco miserabile il modo in cui Travaglio ha scelto di utilizzare la figura del dottor Falcone. E lo dico proprio perché quella frase non compare in un commento generico su Falcone, ma viene utilizzata nel contesto della polemica sulla difesa di Sigfrido Ranucci e dei rapporti tra giornalismo, politica e frequentazioni personali". Lo dice il segretario regionale del Partito Liberaldemocratico, Salvo Liuzzo, consigliere comunale a Comiso.

Il riferimento è alla frase con cui Travaglio, commentando l'articolo del Foglio nel quale Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala sostengono che “Falcone non avrebbe cenato con Lavitola”, scrive: “Lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti”. "Il dottor Falcone - spiega Liuzzo - non lavorava per il governo di Giulio Andreotti. Il dottor Falcone lavorava per lo Stato italiano. Nel 1991 fu il ministro della Giustizia Claudio Martelli a proporgli l'incarico di direttore generale degli Affari penali. Martelli fu certamente tra gli uomini delle istituzioni più determinati nella guerra alla mafia e comprese, insieme a Falcone, che la lotta a Cosa nostra non poteva essere affidata soltanto al coraggio dei singoli magistrati, ma richiedeva una profonda trasformazione degli strumenti dello Stato".

"Falcone - ancora Liuzzo - non andò a Roma per avvicinarsi alla politica. Ci andò per continuare la sua battaglia in un'altra posizione istituzionale, portando dentro il Ministero l'enorme esperienza maturata a Palermo. E proprio in quei quindici mesi contribuì in maniera determinante alla costruzione della nuova architettura dell'antimafia italiana: dalla Direzione nazionale antimafia alle Direzioni distrettuali antimafia, dalla Direzione investigativa antimafia al rafforzamento del coordinamento delle indagini e degli strumenti legislativi contro la criminalità organizzata".

"Per questo trovo intellettualmente disonesto e storicamente miserevole ridurre quell'esperienza alla frase ‘lavorava nel governo di Giulio Andreotti’. Si può discutere per ore di Andreotti, dei governi della Prima Repubblica, di Martelli, della magistratura e dei rapporti tra politica e informazione. Ma non si può prendere il dottor Falcone e trasformarlo in una pedina di una polemica che riguarda altri. Falcone non apparteneva ad Andreotti, non apparteneva a Martelli, non apparteneva a un partito e non apparteneva a una corrente politica. Il dottor Falcone apparteneva allo Stato, alla Repubblica e a tutti gli italiani. Liuzzo considera particolarmente grave anche il fatto che il riferimento a Falcone sia utilizzato per sostenere una tesi riguardante i rapporti personali e professionali di Ranucci. Si può difendere Ranucci senza tirare in ballo Falcone. Si può discutere dei rapporti tra giornalisti e politici senza utilizzare la memoria di un magistrato assassinato dalla mafia. E soprattutto si può fare tutto questo senza deformare la storia. Qui non è in discussione la libertà di Travaglio di esprimere la propria opinione: è in discussione il rispetto dei fatti e, soprattutto, il rispetto dovuto alla memoria del dottor Falcone".

"Dopo trentaquattro anni dalla strage di Capaci - conclude il segretario regionale Pld - credo che tutti dovremmo avere il buon senso di sottrarre Falcone alle nostre piccole battaglie politiche e giornalistiche. Il dottor Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte sono tra i morti che più hanno onorato la Repubblica. A Maria Falcone rinnovo tutta la mia solidarietà e la mia vicinanza. E a chi continua a utilizzare il nome di suo fratello per giustificare o difendere l'indifendibile rivolgo una considerazione molto semplice: davanti a uomini così, la storia merita rispetto. E quando non si riesce ad averlo, qualche volta il silenzio sarebbe davvero la soluzione più dignitosa".