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il caso

Blocco di Dublino al capolinea: l'Italia accetta di nuovo i migranti respinti da Berna

Il Viminale riapre i canali di accoglienza dopo il congelamento iniziato nel dicembre duemilaventidue a causa del sovraccarico nei centri di prima accoglienza

18 Agosto 2026, 20:52

21:00

Blocco di Dublino al capolinea: l'Italia accetta di nuovo i migranti respinti da Berna

Dalle mura accoglienti di una parrocchia bavarese, la scintilla che riaccende il confronto europeo su flussi migratori e regolamento di Dublino. A Norimberga, una somala di 22 anni ha trovato protezione presso una comunità ecclesiale, bloccando – almeno per ora – il trasferimento coattivo in Italia.

Un episodio singolo che riporta al centro la domanda che da anni divide le capitali dell’Unione: chi debba davvero assumersi la responsabilità dei richiedenti asilo che attraversano le frontiere interne del continente.

La storia si inserisce in un intreccio diplomatico e procedurale che coinvolge Germania, Italia e Svizzera. La Chiesa evangelica tedesca (EKD) difende l’asilo ecclesiale come strumento d’emergenza per scongiurare espulsioni ritenute sproporzionate e sollecitare un riesame dei casi.

Dall’altra parte, l’Ufficio federale tedesco per la migrazione e i rifugiati (BAMF) valuta queste situazioni alla luce di una “particolare durezza”. Se il ricorso è giudicato fondato, Berlino può esercitare l’autotutela e prendersi carico dell’esame della domanda; in caso contrario, il rinvio resta solo temporaneamente sospeso.

Intanto, sul fronte elvetico si profila la novità più concreta: Berna ha annunciato che dalla fine di agosto 2026 riprenderà gradualmente i trasferimenti verso l’Italia, concentrandosi inizialmente su pratiche selezionate. La decisione della Segreteria di Stato della migrazione svizzera (SEM) pone termine a una lunga fase di impasse.

Nel dicembre 2022, l’aveva infatti smesso di accogliere i richiedenti asilo rinviati dagli altri Stati Dublino, motivando la scelta con l’elevato numero di arrivi sulle coste e il conseguente sovraccarico del sistema nazionale. Uno stop che ha inciso soprattutto sulla Svizzera, che storicamente registra un saldo molto favorevole nell’applicazione dell’accordo: dal 2008 ha trasferito all’estero 3,3 persone per ogni singola ammissione.

Con oltre 1.200 persone potenzialmente trasferibili presenti nei centri federali, la riapertura annunciata a metà giugno – e resa operativa a fine agosto rappresenta un passaggio estremamente delicato. Le autorità elvetiche procedono con cautela: la ripartenza sarà progressiva e limitata, sia per esigenze amministrative dopo anni di inattività, sia per evitare nuove frizioni con Roma.

Nel frattempo, al confine tra Chiasso e l’Italia, la macchina delle riammissioni non si è mai arrestata. La SEM richiama una distinzione giuridica essenziale: i trasferimenti formali di Dublino riguardano persone che hanno presentato domanda d’asilo in Svizzera, ma per le quali si contesta la competenza; le riammissioni bilaterali, invece, si applicano a chi viene fermato subito dopo un ingresso irregolare senza richiesta di protezione.

Lungo la frontiera di Chiasso, le riammissioni semplificate continuano a oscillare tra 10 e 30 persone al giorno, riconsegnate alle autorità italiane secondo gli accordi tra i due Paesi.

L’evoluzione si inserisce nel nuovo regolamento UE 2024/1351 sulla gestione dell’asilo e della migrazione, che riforma l’architettura di Dublino. Il pacchetto introduce un correttivo di solidarietà basato su ricollocazioni – con una soglia proposta di almeno 30.000 unità annue a livello europeo – e contributi finanziari per non meno di 600 milioni di euro complessivi, così da alleggerire la pressione sui Paesi di primo ingresso come l’Italia.

Per accompagnare la transizione ed evitare attriti politici, si sono intensificati i contatti bilaterali. Il 23 gennaio 2026, a Roma, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha incontrato il collega tedesco Alexander Dobrindt per delineare una strategia comune verso Paesi d’origine e di transito. Poi, il 18 aprile 2026, un vertice trilaterale con la Francia ha ribadito l’obiettivo di accelerare i rimpatri e dare piena attuazione al Patto.

Come mostra il caso di Norimberga, però, la tenuta delle regole europee dipende dalla reale capacità dei territori di assorbire i flussi. Senza strutture adeguate, mediazione sociale e servizi per le persone più vulnerabili, l’ingranaggio normativo rischia di incepparsi di fronte all’obiezione etica delle comunità locali e ai ricorsi individuali.

La ripresa dei rientri dalla Svizzera segnala un disgelo politico; la sfida decisiva resta costruire una governance condivisa che non scarichi interamente sui Paesi di frontiera il peso dell’accoglienza.