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19 agosto 2026 - Aggiornato alle 13:48
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la lettera

«San Paolo camerata?», undici sacerdoti di Sicilia e Basilicata scrivono a Vannacci: «Sconcertati»

Nei giorni scorsi il leader di Futuro Nazionale aveva citato l'apostolo - "chi non vuol lavorare neppure mangi" - per giustificare la sua battaglia contro i sussidi. La durissima replica di un gruppo di preti

19 Agosto 2026, 12:44

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Vannacci on femicides: "They are crimes like all others"

«Le Sacre Scritture non si prestano a essere ridotte a un manifesto politico», per questo manifestano «profondo dissenso e sconcerto». Mittente: undici sacerdoti di Sicilia e Basilicata che fanno parte della Fondazione Interesse Uomo, che opera per il contrasto all'usura e al sovraindebitamento. Destinatario Roberto Vannacci, a cui i prelati hanno inviato una lettera.

La reazione dei preti è scattata dopo le recenti parole dell'ex generale su San Paolo. Il leader di Futuro Nazionale, nei giorni scorsi, aveva definito «l'apostolo Paolo come un camerata, richiamando un fantomatico principio economico paolino che troverebbe fondamento sulle parole dell'apostolo delle genti: "chi non vuol lavorare neppure mangi"», per giustificare l'abolizione o il forte ridimensionamento dei sussidi sociali.

«Associare la figura di San Paolo a un termine storicamente legato a ideologie totalitarie e di parte, per di più all'interno del programma di una fazione politica - hanno scritto - rappresenta una grave e inaccettabile strumentalizzazione della fede. La citazione da Lei utilizzata viene completamente decontestualizzata e trasformata in uno slogan economico per un manifesto d'esclusione sociale».

Ricordano che «San Paolo non stava dettando regole di economia politica per uno Stato, né invocava punizioni contro i poveri, si rivolgeva a una comunità cristiana primitiva esortandola alla responsabilità fraterna e al dovere morale di non essere di peso agli altri, non è stato l'esponente di un pensiero politico, né il militante di una fazione contrapposta a qualsivoglia nemico umano».

Quindi i sacerdoti concludono: «Non possiamo assistere in silenzio al tentativo di arruolare i santi della Chiesa sotto le bandiere del dibattito elettorale, né di vederli accostati a slogan di partito pronunciati nelle aule delle istituzioni. La invitiamo, pertanto, a rispettare la sacralità delle Scritture e la storia della Chiesa, ricordando le parole stesse dell'apostolo: "nessuno cerchi il proprio interesse, ma ciascuno quello degli altri"».