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il dibattito

Premierato, spunta l'ipotesi ballottaggio: il centrodestra studia la svolta sulla legge elettorale (anche in funzione anti Vannacci)

Gli sherpa della maggioranza si riuniscono lunedì per sciogliere i nodi tecnici prima degli emendamenti al Senato

30 Agosto 2026, 00:01

Premierato, spunta l'ipotesi ballottaggio: il centrodestra studia la svolta sulla legge elettorale  (anche in funzione anti Vannacci)

Premierato, settimana cruciale: nella maggioranza cresce l’ipotesi di un ballottaggio. La riforma sul premierato entra in una fase decisiva, accompagnata da fitte valutazioni tecniche e politiche all’interno della coalizione di centrodestra. Al centro del confronto spicca la crescente inclinazione a introdurre un meccanismo di ballottaggio nella nuova legge elettorale. Nessuna decisione definitiva è stata ancora assunta, ma le verifiche su fattibilità e profili di costituzionalità sono in corso e, secondo fonti vicine ai dossier, le chance di inserire il doppio turno appaiono in sensibile aumento. Il nodo sarà affrontato lunedì, in una riunione dei coordinatori e degli esperti della maggioranza (i cosiddetti “sherpa”), convocata alla vigilia della scadenza per la presentazione degli emendamenti in commissione Affari costituzionali al Senato, fissata per martedì alle 12. In quell’appuntamento si tenterà di sciogliere le ultime riserve su un’opzione particolarmente sostenuta dal senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera, che insiste sulla necessità del secondo turno anche alla luce del costante avanzamento nei sondaggi del partito guidato dal generale Roberto Vannacci.

L’ipotesi del ballottaggio non dispiace al presidente del Senato Ignazio La Russa e incontra un’apertura di massima in Forza Italia. Più prudente, e in diversi passaggi scettica, la Lega, che resta l’alleato più dubbioso rispetto alla svolta. Al di là delle sensibilità politiche, gli sherpa del centrodestra devono risolvere un delicato rebus ingegneristico-costituzionale: come disegnare il doppio turno evitando il rischio di maggioranze differenti e incoerenti tra la Camera dei deputati e il Senato. L’attuale bozza prevede che, se nessuna coalizione raggiungesse la soglia del 42%, i seggi vengano ripartiti con un proporzionale puro. Il ballottaggio punta a rafforzare la governabilità, ma esiti divergenti nei due rami del Parlamento paralizzerebbero il sistema.

Le critiche dal fronte liberale non mancano. Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Luigi Einaudi, esprime una netta contrarietà politica: «Il più grosso favore che si possa fare alle ‘estreme’ è il ballottaggio. Servirebbe solo a ‘uccidere’ il centro dello schieramento politico».

Il vertice di lunedì non si limiterà al secondo turno. La maggioranza tornerà a esaminare la rappresentanza di genere, in particolare l’opportunità di mantenere l’obbligo di alternanza anche per i capilista, ricalcando l’impianto del Rosatellum. Sul fronte delle modalità di voto, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha confermato che a Palazzo Madama verrà ripresentato l’emendamento per il ripristino delle preferenze. Una battaglia storica sostenuta con determinazione dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella convinzione che la legge elettorale debba restituire ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti. Sembra inoltre destinata a essere accantonata la norma introdotta alla Camera che escludeva, dal calcolo della cifra elettorale nazionale ai fini del premio di maggioranza, i voti delle liste sotto il 3% (salvo il cosiddetto “miglior perdente”). Diversi tecnici della maggioranza hanno rilevato un serio profilo di incostituzionalità: il rischio, infatti, sarebbe quello di attribuire il premio a una coalizione che, nei voti reali, non risultasse la più suffragata nel Paese.

Mentre il centrodestra cerca una sintesi interna, le forze di centrosinistra si coordinano per una controffensiva comune. I partiti di minoranza stanno mettendo a punto un pacchetto unitario di emendamenti, stimato in circa un migliaio di proposte da presentare in commissione. Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, ha annunciato una mobilitazione totale nelle aule e nelle piazze: «Torneremo a dare battaglia dentro e fuori dal Parlamento contro una legge antidemocratica e plebiscitaria che toglie potere al voto dei cittadini mentre la propaganda del governo racconta l’opposto».