Il grido d’allarme
Ospedale Papardo, la Uil: «Reparti sguarniti e tagli per 6 milioni»
Il sindacato denuncia declassamenti e carenza di personale: richiesta urgente di riclassificazione a Dea di II livello
Un grido d'allarme corale per salvare l'ospedale Papardo dallo smantellamento e restituire alla provincia il peso sanitario che merita. È quello lanciato dalla Uil e dalla Uil Funzione Pubblica di Messina, che hanno richiesto un incontro urgente all’assessore regionale della Salute, Marcello Caruso. La richiesta, inoltrata anche al Governatore Schifani, punta a ridisegnare il futuro del presidio nella nuova Rete ospedaliera, chiedendone la riclassificazione a Dea di II livello.
«Il Papardo è stato mortificato negli anni da scelte politiche incomprensibili che ne hanno determinato il declassamento di reparti strategici come Malattie Infettive, Neurochirurgia e Chirurgia Vascolare - denunciano i segretari Ivan Tripodi e Livio Andronico - è inaccettabile che alla provincia di Messina sia riconosciuto un solo Dea di II livello, a fronte dei tre assegnati al Catanese». Un ridimensionamento che stride con il ruolo chiave svolto dall'ospedale durante l'emergenza Covid.
A gravare sulla struttura è una drammatica carenza di organico. Mancano medici in quasi tutti i settori - dal Pronto Soccorso all'Oncologia - oltre a decine di infermieri, tecnici e ben 40 Oss. Una situazione che costringe il personale a turni stremanti e che nasce da un collo di bottiglia finanziario: il tetto di spesa attuale, fissato a circa 73,8 milioni di euro per 398 posti letto, è inferiore a quello del 2017 (79,9 milioni per 324 posti). «Meno risorse economiche a fronte di una richiesta assistenziale maggiore: una contraddizione assurda» incalza la Uil. Il sindacato chiede un aumento del tetto di spesa ad almeno 84 milioni, un piano di assunzioni e il ripristino delle unità operative ridimensionate.