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la legge elettorale

Centrodestra spaccato sul ballottaggio: lo Stabilicum rischia di arenarsi al Senato

Le preferenze uniscono la coalizione ma il secondo turno apre una faglia profonda tra gli alleati

31 Agosto 2026, 18:53

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Centrodestra spaccato sul ballottaggio: lo Stabilicum rischia di arenarsi al Senato

C’è una sottile ironia nel modo in cui la politica italiana affronta le sue scadenze cruciali. Nelle ultime ore, mentre i leader del centrodestra ostentano una perfetta sintonia sul futuro della riforma elettorale, dietro le quinte di Palazzo Madama va in scena uno scontro tutt’altro che pacifico.

La verità è che lo “Stabilicum”, la riforma nata con l’obiettivo dichiarato di garantire governi stabili, sta mettendo a nudo la fragilità dei rapporti nella maggioranza proprio sul suo perno più delicato: il ballottaggio.

Per comprendere cosa stia accadendo al Senato occorre andare oltre la facciata delle intese. Sulla carta, la coalizione ha trovato una convergenza significativa sul tema delle preferenze: è pronto un emendamento unitario che consente agli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti. Un risultato spendibile pubblicamente per smentire le voci di crisi.

Ma basta scalfire la superficie per capire che quell’accordo è un anestetico: la frattura vera si consuma sul secondo turno.

A poche ore dalla scadenza per la presentazione delle proposte — martedì 1° settembre alle 12:00 in Commissione Affari costituzionali — il centrodestra si muove in ordine sparso sul nodo del ballottaggio. Non esiste una proposta condivisa. Forza Italia depositerà un proprio testo, mentre il senatore Marcello Pera, esponente di spicco dell’area di Fratelli d’Italia, presenterà un emendamento personale che sta alimentando un acceso dibattito nella maggioranza.

La proposta Pera ridisegna radicalmente il quadro: premio di maggioranza automatico al raggiungimento del 48% al primo turno; in caso contrario, ballottaggio secco tra i due poli principali. Con due paletti stringenti: accedono al secondo turno solo le coalizioni che abbiano ottenuto almeno il 38% al primo, e sono vietati gli apparentamenti successivi. Un impianto che punta a una netta polarizzazione e che non piace a tutti.

La Lega, in particolare, guarda con diffidenza. Lo “Stabilicum”, così come uscito dalla Camera il 16 luglio, era concepito come un proporzionale corretto da un premio di governabilità. Trasformarlo in un doppio turno nazionale significa cambiare la filosofia del voto, spingendo verso un bipolarismo che non tutti nella maggioranza sembrano pronti ad abbracciare.

Sul quadro politico incombe poi l’ombra della Corte costituzionale. I tecnici della maggioranza sanno che con le leggi elettorali non si scherza: i precedenti del “Porcellum” e del ballottaggio dell’“Italicum” sono moniti ancora vivi. Il rischio, evocato da osservatori e dossier parlamentari, è che un ballottaggio innestato in un sistema bicamerale produca un esito paradossale: una maggioranza alla Camera e un’altra al Senato, minando proprio quella governabilità che la riforma intende assicurare.