l'inchiesta
Cosa rischia Vannacci? La Procura militare stringe il cerchio su Futuro Nazionale
Mentre la Procura militare di Roma accende i fari sui soldati in servizio, l'esposto ordinario evoca lo spettro della legge Scelba per il movimento Futuro Nazionale
La parabola politica di Roberto Vannacci e del suo movimento, Futuro Nazionale, ha oltrepassato i confini della semplice disputa d’opinione ed è approdata su un terreno giudiziario articolato. L’avvio degli accertamenti preliminari da parte della Procura militare di Roma e gli esposti depositati presso la Procura ordinaria delineano infatti un doppio binario investigativo.
Al centro dell’attenzione dei magistrati con le stellette non c’è un giudizio sulle idee dell’eurodeputato, bensì la ricognizione di condotte concrete, con particolare riferimento all’eventuale coinvolgimento di militari in servizio attivo nell’organizzazione del nuovo soggetto politico.
Parallelamente, sul versante dell’autorità giudiziaria ordinaria, si profila una verifica della compatibilità del programma di Futuro Nazionale con l’ordinamento costituzionale.
Il fascicolo aperto dalla Procura militare di Roma nasce da un esposto del Sindacato dei Militari, che chiede di accertare la presenza di personale in servizio nella macchina organizzativa del movimento. Secondo ricostruzioni giornalistiche, sarebbero stati segnalati almeno due casi: un militare dell’Aeronautica in servizio, indicato come referente di un comitato locale a Villafranca di Verona, e un carabiniere, anch’egli in attività, collegato a un comitato romano.
La magistratura militare dovrà stabilire se tali soggetti abbiano assunto ruoli operativi di propaganda o incarichi territoriali in contrasto con i rigorosi obblighi previsti dallo status di militare. Il Codice dell’ordinamento militare, all’articolo 1483, impone infatti la rigorosa estraneità delle Forze armate alle competizioni politiche. Inoltre l’articolo 1350, comma 2, vieta ai militari in servizio, in uniforme o che spendano la propria qualifica, di partecipare a manifestazioni politiche o svolgere attività di propaganda a favore o contro partiti o candidati.
Sul punto, la giurisprudenza amministrativa – in particolare una sentenza del Consiglio di Stato del 2016 – ha chiarito che non esiste un divieto assoluto di iscrizione a un partito o di assunzione di incarichi esterni, ma restano tassativamente vietate le attività politiche “attive” che compromettano l’immagine di terzietà delle Forze armate o che si svolgano in concomitanza con il servizio. La violazione di tali regole può comportare pesanti sanzioni disciplinari e, laddove emergano fattispecie previste dal codice penale militare, responsabilità penale davanti al tribunale militare.
Diversa la posizione di Roberto Vannacci dinanzi ai giudici militari. In virtù della sentenza n. 429 del 1992 della Corte costituzionale, in tempo di pace i tribunali militari hanno giurisdizione solo sui reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate in servizio attivo. Poiché Vannacci è in congedo ed è stato eletto eurodeputato, la sua condizione non coincide con quella dei militari ancora in attività e non ricade, per fatti extra-professionali, nell’alveo pieno della giurisdizione militare. Ne deriva che, sul fronte con le stellette, l’eventuale rischio per il generale appare indiretto e legato a possibili profili di responsabilità concorrente nella filiera organizzativa del movimento.
Ben più impegnativo potrebbe rivelarsi il capitolo aperto presso la Procura ordinaria di Roma. Un esposto depositato il 28 agosto 2026 ipotizza che il programma e il manifesto di Futuro Nazionale violino la legge Scelba (legge 20 giugno 1952, n. 645), attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, che vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista. La legge punisce con la reclusione da tre a dieci anni chi promuove, organizza o dirige tale ricostituzione.
La sua applicazione, tuttavia, richiede presupposti stringenti: non basta una retorica radicale o un impianto identitario marcato; occorre dimostrare che il movimento persegua finalità antidemocratiche proprie del fascismo storico, avvalendosi di metodi violenti, propaganda razzista, denigrazione dei valori costituzionali democratici o esaltazione del regime. Sotto il profilo politico, il manifesto diffuso ad agosto 2026 contiene proposte di forte rottura, come l’abrogazione della legge Mancino, e insiste su un impianto ideologico alternativo al modello liberal-democratico.
Spetterà ai pubblici ministeri stabilire se tali opzioni rientrino nel perimetro, seppur estremo, del pluralismo politico tutelato dall’ordinamento, oppure se integrino gli estremi di condotte penalmente rilevanti alla luce della legge Scelba.
Nel complesso, il caso Vannacci–Futuro Nazionale attraversa una linea di faglia tra diritto e politica, dove si confrontano la libertà di iniziativa e la salvaguardia dei principi fondanti della democrazia costituzionale. L’esito delle indagini contribuirà a definire con maggiore precisione il confine tra legittimo esercizio della critica e violazione del dovere di fedeltà e neutralità per chi indossa l’uniforme dello Stato.