Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
3 settembre 2026 - Aggiornato alle 22:17
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

Governo

Preferenze fino a tre: la maggioranza ricuce lo strappo e avvia la legge elettorale tra proteste

Scontro in commissione al Senato: il centrodestra compatto approva preferenze e blocca il capolista, mentre restano aperti premio di maggioranza, ballottaggio e la questione della rappresentanza femminile

03 Settembre 2026, 20:37

21:20

Preferenze fino a tre: la maggioranza ricuce lo strappo e avvia la legge elettorale tra proteste

Le opposizioni provano ad allungare i tempi, la maggioranza non lascia sul campo neppure un giorno. Per oltre un’ora la commissione Affari costituzionali del Senato resta impigliata sull'ordine degli emendamenti, tra richieste di stop e accuse di forzatura. Ma il braccio di ferro non ferma l'iter. E questa volta, per la maggioranza, senza sorprese e defezioni. A due mesi dallo schiaffo di Montecitorio, dove un emendamento quasi gemello era stato affondato per un solo voto e a scrutinio segreto, il centrodestra ricuce lo strappo e porta a casa le preferenze, in attesa dell’Aula. Restano aperti i nodi più sensibili, dal premio di maggioranza al possibile ballottaggio. Ma Giorgia Meloni può arrivare in Puglia, alle celebrazioni per il record di durata del suo governo, con un nodo sciolto.

La legge elettorale cambia ancora volto. Il compromesso di maggioranza - a prima firma di Marco Lisei (FdI) ricalca il testo di luglio, con qualche ritocco. Il capolista resta bloccato, mentre sugli altri candidati l’elettore potrà esprimere fino a tre preferenze con una croce sulla scheda. L'alternanza di genere scatta dal nome successivo al primo; per i capilista non viene dunque riproposta la regola del 60%-40% presente nel Rosatellum. Un impianto che vede FdI, Lega, Forza Italia e alleati schierarsi compatti a favore, mentre Pd, M5s, Avs e Iv fanno fronte comune contro. Unica astensione, quella dell’esponente Svp Meinhard Durnwalder.

Si tratta di un "passaggio storico" che restituisce ai cittadini «la scelta dei parlamentari», esulta il presidente della commissione Andrea De Priamo (FdI), evidenziando il dato politico di una maggioranza "compatta" e guardando con fiducia ai prossimi passaggi della riforma.

Le scintille sono tutte con le opposizioni. La miccia è nell’ordine del fascicolo: l'emendamento Lisei apre la fila sulle preferenze e il suo via libera mette - da prassi - fuori gioco una serie di proposte successive, comprese quelle unitarie di Pd, M5s, Avs e Iv che disegnano un sistema alternativo. Una "forzatura" e un «colpo di mano», denunciano le opposizioni, tornando a bollare quelle del centrodestra come «finte preferenze». La battaglia si allarga alla rappresentanza femminile, mentre la senatrice di Italia Viva Dafne Musolino restituisce le accuse evocate a luglio da Meloni: «La palude siete voi». Un punto, però, le opposizioni lo strappano: dal cantiere appare destinata a uscire la norma 'anti-cespuglì', lasciando all’1% la soglia sotto la quale i voti delle liste più piccole non pesano sulla coalizione.

Ma il volto definitivo della nuova legge è ancora da definire. A cominciare dalla rappresentanza femminile, terreno sensibile soprattutto in casa Forza Italia. La ministra Elisabetta Casellati rimette la palla nel campo dei partiti: garantire la presenza delle donne è «una grande responsabilità della politica» e Fi, assicura richiamando l’impegno di Antonio Tajani, lo farà «al di là» della possibile nuova legge. Le incognite maggiori restano su premio di governabilità e ballottaggio. Sul primo fronte rimane per ora nel cassetto l'emendamento FdI che abbassa dal 42% al 41% la soglia per farlo scattare. Sul secondo, Marcello Pera tiene aperta la partita, senza promettere battaglie solitarie. «Deciderò avendo sentito la maggioranza», spiega il senatore di FdI, che non intende "mettere in testa lo scolapasta per fare l’eroe». E sui dubbi di Palazzo Chigi concede: «Meloni la capisco, è titubante storicamente».

A non avere dubbi sono le opposizioni, ferme sulle barricate. Senza ballottaggio, nella visione di Matteo Renzi, Meloni «è spacciata», mentre il governatore dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, bolla l’ipotesi come "eversiva». Un coro a cui si aggiunge la voce di Maurizio Landini: la legge, avverte il leader della Cgil, deve mettere i cittadini nelle condizioni di decidere e non servire al governo di turno per capire «come può vincere meglio le elezioni».

Il prossimo test è mercoledì 9 in Aula al Senato. Ma l’esame è ancora ai primi emendamenti e, se la commissione non chiuderà entro martedì, il ddl arriverà senza mandato al relatore, lasciando all’Assemblea il lavoro incompiuto. E l’onere di un secondo voto sulle preferenze.