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Il caso Futuro Nazionale

Vannacci, dopo l'Esercito anche la polizia: l'esposto porta la firma di un legale catanese

Il Fronte antifascista guidato dall'avvocato Antonio Fiumefreddo chiede alla Procura di Roma di verificare la presenza di agenti in servizio tra iscritti e dirigenti del partito

04 Settembre 2026, 12:40

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Vannacci, dopo l'Esercito nel mirino anche la polizia: l'esposto porta la firma di un legale catanese

Dopo l'Esercito, ora tocca alla Polizia di Stato. Il Fronte antifascista, guidato dal coordinatore nazionale Antonio Fiumefreddo, avvocato del foro di Catania, ha depositato un'integrazione alla denuncia già presentata alla Procura di Roma, chiedendo di verificare se tra iscritti, dirigenti, coordinatori territoriali e attivisti di Futuro Nazionale - il partito fondato dal generale Roberto Vannacci - vi siano anche appartenenti in servizio alla Polizia di Stato o ad altri corpi di polizia a ordinamento civile.

L'iniziativa segue di pochi giorni quella del Sindacato dei Militari, da cui erano scaturiti gli accertamenti preliminari avviati dalla Procura militare di Roma, coordinata dal procuratore Marco De Paolis, sulla presenza di appartenenti alle Forze Armate nella struttura organizzativa del partito. Una procura, quella militare, che ha precisato come al momento non sia stata disposta «alcuna formale iscrizione nel registro delle notizie di reato», né risulti avviata un'indagine penale nei confronti di Vannacci. Parallelamente, un secondo esposto — depositato dal Sindacato dei Militari il 28 agosto, due giorni prima di quello inviato alla procura militare - è finito anche alla Procura ordinaria di piazzale Clodio, con l'accusa, tutta da verificare, di ricostituzione del partito fascista e violazione della legge Scelba nei confronti di Vannacci, del coordinatore nazionale e del responsabile del programma di Futuro Nazionale.

A differenza del fascicolo militare, quello promosso da Fiumefreddo punta i riflettori sulla Polizia di Stato, i cui appartenenti, sottolinea il legale catanese, «esercitano funzioni direttamente collegate alla tutela della sicurezza pubblica, alla prevenzione dei reati e alla gestione delle manifestazioni politiche nelle piazze». Il Fronte antifascista chiede alla Procura di acquisire gli elenchi di iscritti, dirigenti, coordinatori e responsabili nazionali e territoriali del partito, «limitatamente a quanto necessario» per individuare eventuali agenti in servizio, e di esaminare siti internet, pagine social, comunicati, fotografie, video, interviste e manifestazioni pubbliche per identificare chi si sia esposto pubblicamente qualificandosi come poliziotto o utilizzando grado, uniforme, sede di servizio o esperienza professionale per sostenere politicamente Futuro Nazionale.

«Non intendiamo mettere in discussione la libertà di pensiero e le opinioni politiche individuali degli appartenenti alle Forze dell'ordine», precisa Fiumefreddo, che chiarisce l'oggetto della richiesta: verificare se vi siano poliziotti in servizio che abbiano assunto incarichi politici o organizzativi, o svolto attività partitica in forme incompatibili con i doveri di imparzialità, correttezza e neutralità.

Sul fronte militare, intanto, prosegue il botta e risposta. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha difeso la natura ancora preliminare degli accertamenti, ribadendo di essere «garantista» e di trovare «profondamente sbagliato trasformare un accertamento preliminare in una indagine». L'avvocato di Vannacci, Giorgio Carta, si dice «assolutamente sereno», escludendo che nei fatti descritti sia ravvisabile «alcuna fattispecie di reato, né comune né militare». Sui social, lo stesso Vannacci ha replicato con toni polemici alla nota della procura militare. Tra i militari citati nell'esposto anche due sindacalisti di categoria, Luigi Avveduto (Sim-Carabinieri) e Antonsergio Belfiori (sindacato aeronautica militare), che rivendicano di aver sempre agito «privatamente» e senza mischiare il proprio ruolo istituzionale con l'impegno politico.