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La kermesse

Bari, la prima zampata di Giorgia nella lunga campagna elettorale: "Niente ribaltoni, governo scelto dai cittadini e Zes a tutta Italia"

La premier rilancia il centrodestra in occasione della celebrazione della longevità del suo governo tra passato e futuro

04 Settembre 2026, 21:51

Bari, la prima zampata di Giorgia nella lunga campagna elettorale: "Niente ribaltoni, governo scelto dai cittadini e Zes a tutta Italia"

Un pò bilancio del passato, un pò programma per il futuro, ma senza annunci clamorosi a parte la conferma dell’estensione della Zes a tutta Italia. Il comizio con cui Giorgia Meloni celebra il record di longevità del suo governo è di fatto la prima zampata nella lunga campagna elettorale.

«Ci sono stati giorni in cui mi è sembrato di nuotare dentro la colla ma non ho mollato mai e non intendo farlo adesso», l’avvertimento della premier, che per un’ora sul palco lancia affondi alla «sinistra che usa l’antifascismo come arma di distrazione massa» e uno ai magistrati che come il gip di Torino del caso di violenza contro una 13enne «spezza la catena del lavoro» per la sicurezza.

Chi si aspettava una sfida a distanza con Roberto Vannacci resta parzialmente deluso. Nessun riferimento esplicito, ma Meloni risponde implicitamente a lui quando dedica un ricordo a Lorena Isceri, rimarcando che «nel femminicidio c'è un'aggravante: si uccide una donna perché osa essere libera, non è cristiano». Sui dossier su cui il generale batte di più tante rivendicazioni, a partire dai migrantiPrima in Ue ci chiamavano estremisti, ora ci copiano») e impegni, anche contro la «propaganda fondamentalista».

«Io c'ero», si legge sul pass dei militanti (circa 10mila secondo gli organizzatori) arrivati un pò da tutta Italia. Se sarà un comizio storico si vedrà, intanto segna il primo vero rilancio di Meloni a poco meno di sei mesi dalla sconfitta al referendum e a un anno, poco più o poco meno si vedrà, dalle prossime elezioni. Sul palco Maurizio Lupi rivendica la «vittoria di democrazia» sulle preferenze, in videocollegamento Matteo Salvini ricorda Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, «due giganti del centrodestra che festeggiano da lassù il record del governo», e Antonio Tajani assicura che «non esiste un'alternativa al governo di centrodestra».

Poi, mentre sul porto di Bari cala il tramonto, ecco Meloni. Il piglio si fa in fretta combattivo. «Alla nostra classe dirigente dico che dobbiamo fare più e meglio, ma a chi intende ostacolarci dico "mettetevi comodi, non avete capito con chi avete a che fare"»». Ancora una volta marca la distanza tra il centrodestra «insieme per costruire idee» e gli avversari «uniti solo per battere noi». Il traguardo «è un’Italia che non chiede più il permesso a nessuno». E difende la riforma elettorale: «Chiunque vince ha i numeri per governare 5 anni, niente ribaltoni o governi di palazzo come vorrebbe il Pd anche questa volta, niente compromessi ma governi scelti dai cittadini».

L’elenco delle rivendicazioni è lungo, a partire dai conti tenuti in ordine perché siamo patrioti, interrotto solo per rispondere a una telefonata: «Scusate, era mia figlia, ha chiamato tre volte». Il suo è un elogio della stabilità, che «non è stata un vezzo ma uno scudo» in quasi quattro anni ricchi di crisi internazionali ed emergenze interne. La stabilità «è la prima grande riforma», sottolinea. Di quelle previste nel programma resiste solo l’Autonomia differenziata, e nel discorso

non ci sono riferimenti al referendum sulla giustizia perso né al premierato. Mai citata anche l’Ucraina. E pure il passaggio sulle spese per la difesa è ben calibrato.

«So che ha un costo dirlo ma sono un politico serio, non possiamo permetterci di lasciare la nostra nazione esposta: la sicurezza è la precondizione perché la libertà esista», la linea della premier, che riceve le congratulazioni da vari leader internazionali, dall’indiano Narendra Modi al segretario generale della Nato Mark Rutte. Non vengono comunicati messaggi da Washington, mentre Meloni ha deciso di non partecipare all’Assemblea generale dell'Onu a New York fra un paio di settimane, dove come sempre ci sarà il ministro degli Esteri Tajani. Il focus è da tempo sui dossier interni e le visite in Italia (venerdì 11 settembre sarà a Vercelli per il Festival internazionale del Riso).

Il tema più impellente è il caro carburanti, e la premier conferma che il tempo dei tagli alle accise è finito: «Altri provvedimenti sono in arrivo, ma questa volta mirati: non possiamo permetterci di spendere soldi per darli a chi non ne ha bisogno o viene a fare benzina dalla Francia». «Intendiamo aumentare la quota di petrolio che si può estrarre nei nostri mari, perché non ha senso andare a comprare il petrolio in Qatar se ce lo abbiamo in Basilicata», annuncia poi la premier.

C'è anche l’ex Ilva, tema caldo in Puglia: «Tuteliamo la salute ma anche il patrimonio industriale». E poi il capitolo sicurezza. «So che da noi ci si aspetta di più ma ripeto che tutta la catena deve funzionare».