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il dibattito

Schifani bis, l'avvertimento di Mulè: «Decida la coalizione, ma facciamo in fretta»

Il vicepresidente della Camera blinda l'azione del governatore ma frena sui tempi ed esclude una sua corsa personale: «Il giudizio su Renato è buono, ora però servono programmi e chiarezza sulle alleanze»

05 Settembre 2026, 18:36

18:40

Schifani bis, l'avvertimento di Mulè: «Decida la coalizione, ma facciamo in fretta»

Il confronto sulla possibile ricandidatura di Renato Schifani alla presidenza della Regione Siciliana entra in una fase decisiva e si arricchisce del contributo dei vertici nazionali del centrodestra.

Ad Agrigento, a margine degli Stati generali dei Civici “Controcorrente”, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè ha indicato la rotta: superare i tatticismi e definire al più presto il quadro delle candidature.

«Schifani bis? Le cose stanno come è nella normalità delle cose», ha esordito Mulè, chiarendo che l’eventuale conferma del governatore non è una scelta isolata, ma parte di una trattativa complessiva che riguarda anche i principali capoluoghi al voto, da Milano a Roma, passando per Napoli e Palermo.

«Ci sarà un momento in cui la coalizione si ritrova per definire quali sono i migliori candidati in queste città, qual è il miglior candidato anche per la Regione Siciliana, e quello sarà il momento in cui si capirà definitivamente e si metterà fine al gioco dello Schifani bis».

L’urgenza, per l’esponente di Forza Italia, è una questione di efficacia politica e amministrativa: «Prima arriva questa decisione e meglio è».

E ancora: «L’esperienza ci insegna che i candidati devono avere il tempo di presentarsi, di preparare il programma, di confrontarsi».

Un principio che vale pure per chi è già in carica: un presidente uscente deve progettare un intero quinquennio, misurarsi con gli elettori ed eventualmente «rivedere qualcosa che non andava, anche nelle alleanze, anche nella coalizione».

Del resto, sottolinea, «in Sicilia in questi cinque anni tante cose sono successe», ed è fisiologico un momento di verifica. Mulè ha inoltre sgombrato il campo da ipotesi su una sua corsa a Palazzo d’Orléans: «Io non sono interessato a correre per la presidenza della Regione Siciliana».

Ha aggiunto di aver dato la propria disponibilità al partito, che valuterà, «spero presto», la rosa dei nomi.

Sul bilancio dell’attività del governo regionale, il vicepresidente della Camera respinge letture pregiudiziali: «Guardare Schifani per criticare e dire che ha fatto male o ha fatto bene è sbagliato. Dobbiamo prendere i dati di fatto, prendere i dati della Sicilia e riconoscere che è stata un’azione di governo che ha fatto ripartire questa regione».

Pur riconoscendo che «c’è tanto da fare», definisce il giudizio sul governatore «certamente buono».

Un’impostazione in linea con quanto affermato nei giorni scorsi a Ragalna (Catania) dal presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha definito Schifani «un ottimo presidente della Regione», sostenendo che la ricandidatura dell’uscente rappresenti la normale prassi democratica. Sulla stessa posizione si sono attestati anche i leader regionali della coalizione, dalla Dc all’Udc fino alla Lega.

Dal palco agrigentino, Mulè ha affrontato anche l’ipotesi di un voto politico anticipato tra aprile e maggio 2027: sul piano strettamente politico, tre mesi di anticipo rispetto alla naturale scadenza di settembre non muterebbero la sostanza per un esecutivo forte di 1.413 giorni di stabilità, «il più longevo della Repubblica».

La differenza, ha spiegato, è soprattutto operativa: un governo che si insedia a giugno dispone di mesi utili per predisporre con cura la Legge di Stabilità, evitando la corsa di un avvio autunnale.

Ragionamento analogo per la Sicilia: «Una giunta regionale che si insedia a giugno, prima della pausa estiva, ha più tempo per definire una legge Finanziaria che per quanto riguarda la Regione Siciliana sarà ancora più impegnativa».

Infine, una replica secca al coordinatore nazionale di Progetto civico Italia, Alessandro Onorato, sul tema delle preferenze nella legge elettorale: «Non sono una presa in giro», ha scandito Mulè, «perché quando chiami gli elettori a scegliere qualcuno all'interno di una lista è un atto di rispetto nei confronti degli elettori stessi».