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verso le politiche

«Sbrigateve!»: il campo largo si scalda a Testaccio ma il programma è ancora da scrivere

A Roma i quattro leader si ritrovano sul palco di Avs tra la fretta della piazza e il convitato di pietra Matteo Renzi

09 Settembre 2026, 00:00

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«Sbrigateve!»: il campo largo si scalda a Testaccio ma il programma è ancora da scrivere

A Testaccio, dagli altoparlanti risuonano prima “La crisi” di Morgan, poi “Quello che non c’è” degli Afterhours. Una scaletta dal tono quasi premonitore introduce, alla Città dell’Altraeconomia di Roma, il ritorno sul medesimo palco dei quattro leader delle opposizioni: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.

L’occasione è la festa nazionale di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), davanti a una platea dichiaratamente favorevole. Un appuntamento che segue il debutto poco felice di Napoli, il mancato bis di Padova e il forum di Cernobbio, dove il pubblico degli imprenditori è parso molto più benevolo verso la premier Giorgia Meloni.

Stavolta, tra gli stand romani, l’obiettivo è dimostrare che dietro la foto di rito ci sono anche i contenuti. Quello che ancora difetta è però una piattaforma condivisa. I leader tengono a sottolineare che non si riparte dal nulla: i primi pilastri dell’alternativa ci sono già — salario minimo, congedo paritario, riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione — e, novità della serata, una proposta di legge comune Pd-M5S-Avs per abbattere di almeno il 30% il costo dell’energia per famiglie e imprese.

La missione delle prossime settimane sarà comporre questi elementi in un manifesto coerente, cercando al contempo di tenere lontano il tema, divisivo, delle primarie. A incalzare il quartetto provvede la sala.

Mentre campeggia lo slogan “Decidiamo, partecipiamo, cambiamo” dell’associazione Terra!, dal pubblico si alza un grido in romanesco che riassume l’impazienza dell’elettorato: “Sbrigateve!”. Un invito che Angelo Bonelli raccoglie al volo (“Sono d’accordo, sbrigamose”), rimarcando come ai cittadini non interessi “una disputa personalistica” sulla leadership, bensì risposte concrete da offrire al Paese.

Dal confronto emerge anche un calendario. Nicola Fratoianni annuncia che il 20 settembre si chiuderà il percorso interno del Movimento 5 Stelle e “dal giorno dopo si parte”, confermando la scansione di inizio ottobre indicata anche da Giuseppe Conte. Ottobre sarà quindi dedicato a consultazioni allargate con le forze sociali.

Sulla guida della coalizione, invece, la casella resta in bianco: se ci saranno le primarie lo si deciderà insieme. Per Fratoianni la priorità è il programma; chi guiderà l’alleanza dovrà esserne il “garante”, non il “capo”. Prima di scegliere il “macchinista”, però, occorre chiarire chi salirà sul treno. Il nome che agita il retropalco è quello di Matteo Renzi.

Conte ribadisce la propria freddezza verso l’ex premier nel campo largo, pur prendendo atto che Schlein “ormai lo ha coinvolto” e assicurando di non voler lavorare contro nessuno. Fratoianni non pone veti espliciti, ma presenta un conto salato: ricorda come le riforme della stagione renziana abbiano indebolito fasce importanti della società. “Questo è qualcosa che pesa molto”, osserva il leader di Sinistra Italiana, indicando come criterio che al centro debbano esserci le idee politiche, non i volti.

Sul versante economico-sociale il perimetro appare delineato: Schlein insiste su salari e precarietà; Bonelli rilancia sul taglio delle bollette; Fratoianni difende la tassa sui grandi patrimoni, definendola “una cosa di buon senso e necessaria”.

C’è consonanza anche sulle questioni internazionali. I quattro condannano compatti l’avanzata dell’AfD in Germania, accusando i Popolari europei di spianare la strada all’estrema destra nel tentativo di rincorrerla. Sul Medio Oriente si registra una doppia richiesta al governo: fermare il trattato di associazione UE-Israele e vietare l’importazione di prodotti provenienti dalle colonie israeliane illegali in Cisgiordania.

Il terreno si fa invece più scivoloso sull’Ucraina. Fratoianni assicura che esistono le condizioni per una sintesi, muovendo dal presupposto condiviso che Kyiv sia l’aggredito e Mosca l’aggressore. Tuttavia, sull’invio delle armi, il leader di Sinistra Italiana invoca “elementi di discontinuità” e ammette che una formula comune è ancora da trovare. “Se avessi già la risposta direi che l’abbiamo già trovata. Siccome non ce l’ho dico che la troveremo”, conclude con realismo, chiudendo il dibattito.